La sinfonia della natura

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 12 Marzo, 2010

Una mostra sull’impressionismo mobilita sempre l’attenzione di molti e si rivela molto spesso un grande successo dal punto di vista degli incassi. Al tempo stesso però i critici e gli addetti ai lavori diffidano di questo tipo di esposizioni, considerate come mere operazioni di marketing. In effetti il fenomeno impressionista sembra essere stato sviscerato da ogni punto di vista ma in realtà, a ben guardare, rimangono ancora alcuni aspetti poco studiati.
Il rapporto con la natura, ad esempio. Un rapporto che si propone di analizzare la mostra Da Corot a Monet. La sinfonia della natura che ha da poco aperto a Roma, nelle sale del Complesso del Vittoriano.
Un evento, visto che sono presentate al pubblico ben 170 opere tra dipinti, incisioni, lettere, libri e fotografie (queste esposte in Italia per la prima volta) che vogliono ripercorrere il modo in cui gli artisti francesi della seconda metà dell’Ottocento si accostano alla natura ed alla pittura di paesaggio.

Per tutta la prima metà del XIX secolo un dipinto di soggetto paesaggistico era tenuto a soddisfare alcuni requisiti, a cominciare dalla scelta del soggetto, che doveva essere significativo e quindi costruito in maniera coerente ed ordinata, senza distribuire a caso sulla tela i diversi elementi costruttivi: un paesaggio classico, vicino alle convenzioni della pittura del Seicento di Poussin e Lorrain. Contemporaneamente però qualcosa comincia a cambiare; alcuni pittori cominciano a subire il fascino di luoghi incontaminati e solitari, pur se vicini alla capitale.
È il caso della foresta di Fontainebleu, che diventa soggetto prediletto per gli artisti della scuola di Barbizon, dal nome di uno dei villaggi nei pressi della foresta. I loro dipinti rivelano un approccio nuovo: i luoghi scelti sono meno rappresentativi e spettacolari e, soprattutto, vengono trattati in maniera più realistica, con un’attenzione particolare agli effetti della luce e dell’atmosfera, alle “voci degli alberi, le sorprese dei loro movimenti, la varietà delle loro forme, perfino la singolarità dei modi con cui sono attratti dalla luce”.
Sono parole di Théodore Rousseau, forse il maggior esponente della scuola di Barbizon, che rendono bene la novità di questa pittura che, anche per il fatto di prediligere l’esecuzione en plein air, anticipa alcune soluzioni impressioniste.
L’amore per Fontainebleu porta Rousseau a chiedere a Napoleone 1852 di istituire addirittura una riserva naturale per preservare al meglio il territorio della foresta dalle frotte dei turisti che cominciavano ad affollarla, minacciandone il delicato equilibrio: è questo infatti il periodo in cui si manifesta un interesse sempre più forte per il turismo naturalistico, anche grazie allo sviluppo del trasporto su rotaia e delle prime guide turistiche, come quella i C.F. Denecourt, che descrive la foresta ed “i suoi splendidi orizzonti, le superbe masse di rocce antidiluviane, le valli ombreggiate, gli spazi vuoti e gli alberi secolari…questa foresta è stata regalata da Dio alla Francia come modello di paesaggio terreno”.

Qualche hanno dopo l’esperienza della scuola di Barbizon si impone sulla scena artistica francese la pittura impressionista, che prosegue nella strada tracciata da Rousseau, amplificandone al massimo l’attenzione per la luce e per il colore che, steso a piccoli e rapidi tratti, rendeva l’opera più simile a schizzi che a tele perfettamente compiute.
Monet, Renoir, Sisley, Pissarro, Morisot e gli altri non badano infatti alla composizione, alla prospettiva, all’equilibrio nella gradazione dei colori o alla correttezza nel descrivere alberi e figure umane, ma riescono, forse proprio per questo, a rendere in maniera immediata e dinamica il rapporto tra natura e uomo contemporaneo.
La modernità è infatti tra i soggetti preferiti degli impressionisti, che hanno saputo lasciare immagini vivide dei caffè e delle strade di Parigi, brulicanti di vita. Ma, considerando i dipinti con soggetti paesaggistici c’è invece da registrare un atteggiamento diverso: nel momento in cui infatti l’uomo comincia a prevalere sulla natura, con la costruzione di impianti industriali, questi artisti tendono a rivolgersi verso quei luoghi ancora incontaminati che sembrano conservare intatte le caratteristiche di quiete ed armonia della prima metà del secolo.
L’abbandono dei soggetti moderni coinvolge anche Monet che crea una sorta di piccolo regno personale, i giardini di Giverny, nel quale ritirarsi per immergersi completamente nei colori della natura e delle sue amate ninfee..

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Gustave Courbet
    La Mosa a Freyr, ca. 1856
    Olio su tela
    58,5 x 82 cm
    Lille, Palais des Beaux-Arts
    ©RMN/Jacques Quecq d’Henripret
  • alfred Sisley
    La Senna a Saint-Mammès, ca. 1881
    Olio su tela
    50,2 x 65,4 cm
    Collezione Muskegon Museum of Art
    Dono di Martin A. Ryerson nel 20°
    anniversario della Hackley Art Gallery
  • Claude Monet
    Ninfee, armonia in blu, ca. 1914
    Olio su tela
    200 x 200 cm
    Parigi, Musée Marmottan Monet
    ©Musée Marmottan, Paris / Giraudon /
    The Bridgeman Art Library


IN COPERTINA
un particolare di
Claude Monet
Ninfee, armonia in blu

 

Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

Da Corot a Monet. La sinfonia della natura

  • Date : 05 Marzo, 2010 - 28 Giugno, 2010
  • Indirizzo: Complesso del Vittoriano, Roma, via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)

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