La Pietra e il Leone. San Pietro e san Marco nell’Oriente cristiano
di // pubblicato il 04 Luglio, 2010
Due personaggi cardini della diffusione della fede, due monumenti della cristianità: San Pietro e San Marco; il primo, apostolo, è colui che Cristo designa a fondatore della Chiesa Cristiana, il secondo uno dei primi battezzati da San Pietro è il suo discepolo, colui che venne inviato ad evangelizzare l’Italia Settentrionale.
I due santi sono protagonisti della mostra allestita, presso Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, dal 1999 sede museale di Intesa Sanpaolo. L’allestimento è connesso alle celebrazioni per il cinquecentenario della costruzione della Basilica di San Pietro in Vaticano e sfociata nella pubblicazione, curata da Caselli, del volume "San Pietro e San Marco. Arte e iconografia in area adriatica”; proponendo un percorso attraverso l’iconografia russa, rappresentato nelle opere della collezione Intesa Sanpaolo.
Proprio Sanpaolo nell’ambito dei propri progetti per la Cultura propone la mostra. Dodici preziose tavole raffiguranti Pietro e Marco che, nella tradizione figurativa bizantina e russa sono rarissime contrariamente alla Cristianità occidentale. Questa carenza può storicamente essere ricondotta ad un distacco verso la chiesa di Roma, il mondo ortodosso non ne condivide il concetto latino di “Primato di Pietro” ma, ne riconosce il valore solo in associazione a San Paolo, una complementarità che trova espressione nella “ Deesis” o nel “ Giudizio Universale”.
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San Marco è frequentemente raffigurato sulle porte regali delle iconostasi assieme agli altri evangelisti, una figura di primo piano che gli è attribuita in soggetti di più denso contenuto teologico come “Madre di Dio del Roveto ardente” o nei “Frutti della passione di Cristo” . Pietro è una presenza imprescindibile in tutta una serie di rappresentazioni di eventi evangelici e svolge un ruolo preminente nella scena della “Trasfigurazione”, appare come spettatore alla rivelazione della divinità di Cristo “Lavanda dei piedi” , occupa il centro in “Pietro al Sepolcro vuoto”, è stato primo testimone della Resurrezione nonché nell’ "Apparizione sul lago di Tiberiade” dove ha il ruolo di principale destinatario dell’evento sovrannaturale.
Una presenza discreta sulla quale lo spettatore può riflettere lungo un percorso di conoscenza attraverso l’iconografia russa che vede esposte nella mostra dossier , curata da Michele Bacci, provenienti dalla collezione di icone che Intesa Sanpaolo custodisce nel Palazzo Leoni Montanari, dove abitualmente sono esposte 130 delle quasi 500 icone patrimonio della raccolta. Pezzi unici al mondo, molti di grandi dimensioni, altre impreziosite da rize in argento capolavori dell’oreficeria russa. Una collezione che si è andata formando da metà anni ’90 quando il Banco Ambrosiano Veneto, confluito successivamente in Intesa, ha iniziato le acquisizioni da una collezione privata italiana, in seguito incrementata da aste internazionali. Opere che coprono un percorso cronologico che spazia dal Duecento al Novecento.

Un comitato scientifico composto da Engelina Smirnova, John Lindsay Opie, Eva Haustein-Bartsch, tutela l’intera collezione con il coordinamento di Carlo Pirovano curatore della catalogazione e studioso dell’intero corpus.
Le tavole esposte sono in primis oggetto di fede e meravigliose opere d’arte. Immagini oggetto di devozione in monasteri e chiese. Una mostra allestita in un’ ambiente dalla magnifica eleganza, molto più che un “museo”: Palazzo Leoni Montanari. In contemporanea le Gallerie di Palazzo propongono un’altra importante collezione di Intesa Sanpaolo, quella della pittura veneta del ‘700 con dipinti di Longhi, Cataletto e Guardi.
Nell deposito del palazzo sono conservate icone non esposte al pubblico e le ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo, entrambi visitabili su richiesta.