La Persia Qajar. Fotografi italiani in Iran 1848 – 1864
di // pubblicato il 14 Febbraio, 2010
Roma e una mostra di fotografia.
L’Istituto Nazionale per la Grafica, nell’ambito della celebrazione del 35º anniversario della sua fondazione dedica all’attività di un gruppo di fotografi italiani che operarono in Persia tra il 1848 e il 1864 un’esposizione di opere ancora oggi poco conosciute.
Il periodo in questione mette in evidenza l’importante contributo in ambito fotografico dell’Italia alla corte del sovrano Nâseroddin Shah, della dinastia qajar (1831-1896), fornendo nuovi elementi per arricchire il capitolo della storia della fotografia ottocentesca riguardante il rapporto con l’Oriente e la costruzione della sua immagine nella cultura dell’epoca.

La produzione fotografica italiana in Persia costituisce, peraltro, una precoce ma dettagliata documentazione di molti aspetti della cultura e del mondo cagiaro, ponendosi anche come testimonianza visiva dei tanti avvenimenti che hanno caratterizzato gli anni di permanenza su suolo iraniano dei nostri connazionali.
L’attestazione più precoce della ripresa di questi elementi concerne l’opera di Luigi Pesce (1827-1864) e di Antonio Giannuzzi (1819-1876), entrambi emigrati in seguito ai moti risorgimentali del 1848 e attivi come istruttori militari al servizio dello Shah. I loro scatti ben si inseriscono in una dimensione documentativa riguardante le città, i siti archeologici, i luoghi sacri e non solo, permettendo agli osservatori un istantaneo viaggio nel tempo.
Luigi Montabone testimonia, invece, gli intenti scientifici, narrativi e celebrativi insiti nella ripresa della missione italiana del 1862, palesando l’importanza ormai attestata del medium fotografico, come strumento di registrazione istantanea di attimi ed avvenimenti; vedute ed edifici si inseguono nella bidimensionalità della superficie sensibile, suggestivi scorci di un tempo che fu.
L’obbiettivo degli artisti non catturava però soltanto scenari ed architetture, ma diventava anche il mezzo con cui realizzare bellissimi ritratti umani, di gente comune così come dello Shah in persona, permettendo quindi la raccolta di particolari riguardanti l’abbigliamento, i gesti e le espressioni.
L’esposizione è frutto di un esemplare ricerca condotta presso collezioni pubbliche e private, sia italiane che straniere (Biblioteca marciana di Venezia, Museo preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma; Musée Guimet di Parigi, Middle East Centre Archivi di Oxford, solo per citarne lacuni) e si compone di immagini in gran parte inedite.
In mostra, accanto alle fotografie troviamo poi alcuni disegni, litografie e dipinti coevi, realizzati da illustratori nelle medesime situazioni degli scatti fotografici; un’ulteriore prova della variegata capacità espressiva e di testimonianza degli italiani all’estero.
Per completare il già ricco percorso visivo ritroviamo, poi, alcuni importanti documenti e affascinanti reperti relativi alla fortunata missione in Persia del 1862.
Per tutte le coppie, poi, in occasione dell’iniziativa “San Valentino, innamorati dell’Arte” la mostra sarà aperta qualche ora in più rispetto all’orario normale.