La “Perla di Modena” il Raffaello inedito
di // pubblicato il 23 Settembre, 2010
Il sei maggio scorso le Agenzie di stampa avevano battuto la notizia di un'opera raffigurante una testa di donna dimenticata in un deposito nel modenese che, se a prima vista di foggia ottocentesca, guardandola bene era apparsa un po' troppo raffaellesca per non meritare un esame dettagliato e approfondito.
Sono bastati pochi mesi di analisi qui a Firenze e il dipinto è stato attribuito a Raffaello e la notizia, in ambienti artistici, faceva immediatamente il giro del mondo.
Scoperta di Mario Scalini, soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia, titolare della soprintendenza di Siena e Grosseto, che si occupa, tra l'altro, del progetto di allestimento del Palazzo Ducale di Sassuolo e della valorizzazione della Galleria Museo e Medagliere Estense di Modena.
Scalini, osservando il dipinto, ritenne si trattasse di una "copia" molto particolare della "Madonna della Perla". Un primo indizio era proprio "il tratto finissimo del disegno, ma a mettermi sulla strada giusta anche la cornice, una superba cornice 'di galleria' secentesca, inusuale se la 'testa' fosse stata di poco pregio.
Di fatto - sottolinea ancora Scalini - "si tratta del frammento autografo superstite della prima redazione, di mano di Raffaello, della celeberrima 'Perla' del Prado, che, ormai quasi concordemente ritenuta di Romano, mostra alle radiografie una quadrettatura di partenza che rende evidente come questa derivi puntualmente da una composizione del maestro sinora ignota. Una scoperta "di estrema importanza, sia in assoluto che per la valorizzazione del patrimonio culturale estense conservatoci''.
La restauratrice Lisa Venerosi Pesciolini sottolinea che la tavola con il dipinto è stata piu' volte restaurata, nel '600 e '800 e tenuta in grande considerazione. Le analisi effettuate sotto gli strati di restauro, che hanno via via nei secoli addolcito la figura rendendola piu' affine ai gusti successivi, hanno poi potuto svelare il disegno originario.
La 'perla modenese', com'è stata battezzata da Scalini e Venerosi Pesciolini, è ricordata nell'inventario della quadreria Estense del Palazzo Ducale, redatto nel 1663. Figura infatti un 'ritratto di donna' riferito a Raffaello che non risulta tra i dipinti ceduti all'Elettore di Sassonia nel 1746, ne' tra quelli dispersi successivamente.
Le indagini rivelano anche che il dipinto appaia impostato dal maestro e, dopo la sua morte, terminato dall'allievo Giulio Romano esattamente come altre opere estreme fra cui la Trasfigurazione dei Musei Vaticani.

Domani, alle 20.30, alla Pinacoteca Nazionale di Siena, Mario Scalini illustrerà tutti i segreti e i risultati delle indagini della “Perla modenese" di Raffaello, nel primo di una serie di incontri, previsti per ogni ultimo venerdì del mese, volti alla diffusione della conoscenza del nostro patrimonio artistico.