La morte di Raffaello di Felice Schiavoni

di Gian Luigi Zucchini // pubblicato il 19 Novembre, 2009

È in visione presso il Palazzo Te di Mantova, fino al 10 gennaio, il grande dipinto di Felice Schiavoni, che rappresenta la morte di Raffaello. Esso proviene dal Museo di Carskoe Selo (l’attuale Puškin), e fu commissionato al pittore Felice Schiavoni (Trieste 1803 – Venezia 1881) dal granduca russo Aleksandr Nikolaevič Romanov, figlio dello zar Alessandro I e futuro imperatore Alessandro II.

Il dipinto, che giunse nel 1859 a San Pietroburgo proveniente da Venezia, fu collocato nel palazzo imperiale di Caterina, residenza estiva degli zar, e precisamente nella sala di Lione, progettata alla fine del Settecento. In seguito all’invasione tedesca della Russia, fu necessario, data anche la rapida avanzata degli invasori, mettere in salvo le opere d’arte. Tra queste, anche la grande tela dello Schiavoni che, avvolta in un cilindro, fu trasportata in località sempre più lontane del fronte, fino a Novosibirsk in Siberia, dove rimase fino alla fine del conflitto.

Nel 1946 le opere d’arte ritornarono dalla Siberia, e furono ricollocate dove si trovavano prima della guerra. Ma non quelle collocate precedentemente nel Palazzo di Caterina, poiché distrutto pressoché totalmente dalla guerra, essendo stata la località di Puškin sotto occupazione nemica per 28 lunghi mesi.
La stessa Sala di Lione, dove precedentemente si trovava il dipinto, era ridotta ad un rudere.
Così infatti la descrive uno storico dell’arte russo, testimone dello scempio: “L’ambiente è tetro, senza il tetto. Pareti annerite….pannelli e sovrapporte di ardesia ricoperti di fiumi di catrame, in cui si è probabilmente convertito il mastice di sostegno all’azzurrite…dei bronzi si è salvata soltanto una piccola ghirlanda sulla cornice di una porta, dimenticata dai razziatori, tutti gli altri sono stati rubati dai ‘fritzi’ (tedeschi)…”.

Nel 1957 iniziarono i lavori di ripristino e restauro del palazzo, vero e proprio gioiello del barocco russo, e gradualmente vennero restaurati anche i dipinti contenuti nelle varie sale. Quando venne la volta della “Morte di Raffaello”, la tela fu srotolata dal cilindro, e si notarono cadute di colore anche notevoli, per cui fu necessario un ampio restauro, compiuto anche grazie ad un finanziamento del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te di Mantova, città gemellata con Puškin.

La mostra ora in corso consente di vedere l’opera, insieme ad un’ampia documentazione che ne ricostruisce le varie vicende, nel vivace fulgore del colore ritrovato.
Essa rientra in quel genere definito “pittura di storia”, tipico della prima metà dell’Ottocento, in cui gli artisti raffiguravano scene di vita di celebri personaggi del passato o comunque di episodi storici, ricostruendone di fantasia l’ambiente e le situazioni, ma restando massimamente fedeli ai costumi, agli arredi e alle suppellettili, ecc.
Vi sono raffigurati vari personaggi dell’arte e della letteratura, come Perin del Vaga, Giulio Romano, Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione, Ludovico Ariosto, Benvenuto Cellini, ecc. e, sullo sfondo, la Fornarina. È un ampio dipinto, soffuso di ombra appena schiarita da luci che entrano da alcune grandi finestre, e lumeggiato al centro dalla vivace porpora del cardinale Pietro Bembo.
Vasari descrive molto dettagliatamente la morte dell’artista, avvenuto a 37 anni nel Venerdì Santo del 1520, sottolineando in particolare la coincidenza della sua nascita, ancora nel Venerdì Santo; e così conclude il suo racconto; “Fu data al corpo suo quella onorata sepoltura che tanto nobile spirito aveva meritato, perché non fu nessuno artefice che dolendosi non piagnesse, et insieme alla sepoltura non l’accompagnasse”.

La mostra, che presenta poi altri documenti relativi al soggetto del dipinto ed al dipinto stesso, è collegata ad un’altra esposizione, denominata “Dagnini architetto. Un ‘mantovano’ alla corte dello zar Nicola II” che presenta 53 progetti elaborati per lo zar dall’architetto mantovano (1867 – 1942). Egli visse uno dei periodi più travagliati e drammatici della Russia, dalla caduta dell’impero all’avvento dei Soviet, alla 2^ guerra mondiale.
Sotto il regno dell’ultimo zar Nicola II Romanov, realizzò costruzioni ed arredi a Carskoe Selo, ultimo dei vari architetti italiani che, dal 1700, lavorarono in quella città.

I cataloghi delle due mostre, editi da Skira, sono documenti preziosi per l’approfondimento di aspetti tra loro interangenti, per lo studio e la conoscenza di momenti importanti non solo dell’arte ma anche della storia del secolo appena trascorso.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Felice Schiavoni
    La morte di Raffaello, 1859
    Olio su tela
    2,56 x 3,25 x m
    Pushkin (San Pietroburgo)
    Museo Carskoe Selo
  • Felice Schiavoni
    La morte di Raffaello
    (Particolare: Giulio Romano, Baldassar Peruzzi, Cardinale Bembo), 1859
  •  Immagine del dipinto prima del lavoro di restauro effettuato da F. Bobrov, S. Taratynova e N. Alekseeva per volontà del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te
    (Felice Schiavoni, La morte di Raffaello, 1859)

Mappa

Dove e quando

SCHIAVONI E DAGNINI UN PITTORE E UN ARCHITETTO ALLA CORTE DEGLI ZAR

  • Fino al: - 09 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Mantova, Palazzo Te

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