La Monaca di Monza
di - pubblicato il 21 Gennaio, 2010 in Riflettori su...
Arti e letteratura sono spesso il punto di partenza e il veicolo con cui vengono trasmessi messaggi, con cui vengono narrate storie e affrontate tematiche che toccano il sociale e il quotidiano attraversando spazio e tempo.
Nel milanese, tra il 1575 e il 1576, nasceva Marianna De Leyva, meglio nota come Suor Virginia o come la manzoniana Gertrude, Monaca Di Monza.
Questo personaggio, che racchiude in se' una femminilità tormentata immune allo scorrere del tempo, è la colonna portante di una riflessione più ampia, che prende in considerazione la donna e la complessa definizione socio-culturale dell'identità sessuale nella prima età moderna.

Compromesso, libertà, sottomissione, autodeterminazione; questi i temi toccati dalla curatrice della mostra, Lorenza Tonani, a cui va riconosciuta la grande capacità di "far parlare le opere" e di dare al pubblico chiavi di lettura profonde e trasversali.
Attraverso l'iconografia legata all'immagine di Gertrude, vengono scardinate problematiche riguardanti il rapporto uomo-donna che trovano le loro radici fin dall'antichità sia nella storia sociale che nella mitologia.
Già nel mito greco, infatti, la donna, creata prima dell'uomo, sarebbe stata una "prima prova" verso il raggiungimento della perfezione.
Il mito non risparmia nulla alla figura femminile se pensiamo a Pandora ed Elena di Troia, anime scatenanti di guerre e disastri.
Dall'altro lato, la religione cristiana, che nei secoli ha giocato un ruolo fondamentale nella storia delle donne, si è dimostrata protagonista nella contrapposizione tra Santa e Peccatrice, tra Virtù e Perdizione.
La stessa contrapposizione si ritrova nella letteratura dal 1300 al 1500, nel binomio tra la donna idealizzata dell'amor cortese e l'adultera o la strega.

Ritornando al valore dell'immagine nella trasposizione di un'ideale sociale, viene in mente, come esempio, l'affresco di Masolino nella Cappella Brancacci di Firenze (sec XV), in cui a fiancheggiare Eva, prossima a indurre Adamo in tentazione, c'è un serpente, raffigurato con la testa di una donna con capelli lunghi e biondi.
Eppure, nonostante tutta questa attenzione alla figura femminile, come sottolinea la curatrice della mostra, bisogna attendere gli anni '80 del XX secolo prima che si costituisca un vero e proprio corpus letterario "di genere" nella storia delle donne.
Questo perchè per molti secoli la donna ha subito, nel bene e nel male, una forte sottomissione al potere patriarcale, maritale, maschile tanto che la letteratura è stata per molti anni nutrita da tematiche riguardanti la condotta ideale della donna ideale, moglie e madre devota e sottomessa, disposta ad assecondare con discrezione le volontà del marito, considerato più come un "secondo padre" piuttosto che il compagno con cui condividere una vita.
Esemplificativo, nel 1523 il testo di Jean Louis Vivès "De institutione feminæ Christianæ", testo didattico sulle qualità spirituali della donna/ moglie perfetta; la cui tripartizione: la fancuilla, la donna sposata, la vedova, riassume la posizione della donna nella società dell'epoca. E' del 1609, di San Francesco de Sales, "Introduction a la vie devote", altro testo di orientamento didattico dedicato in gran parte alle donne.
Testi per le donne, scritti da uomini in un'epoca, il Rinascimento, in cui era l'uomo il centro del mondo e dell'equilibrio universale.

Marianna De Leyva, protagonista di questa mostra rappresenta quindi soltanto uno dei molteplici casi in cui donne, più o meno giovani, provenienti da tutti i ceti, sono state subordinate a decisioni prese da altri, dettate da interessi per lo più materiali ed economici.
Basti dire che all'epoca, a prescindere dall'estrazione sociale, quello che veramente rappresentava fondamentale nel matrimonio era la dote messa a disposizione dalla ragazza, che nel caso non fosse stata abbastanza cospicua, avrebbe dovuto lavorare anni al servizio di famiglie per accumulare una somma soddisfacente per trovare marito; per questo motivo, le bambine lasciavano casa anche all'età di dodici o tredici anni, molto prima rispetto ai figli maschi.
Per entrare in queste dinamiche basta seguire il percorso dell'esposizione al Castello Sforzesco di Milano in cui, attraverso storie di donne, vengono toccate queste tematiche.

Privazione e autoritarismo paterno; vendetta e pentimento sono il fil rouge dell'iter che tocca, attraverso la pittura, le storie di Piccarda Donati, Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Pia De' Tolomei e Isabella Orsini, tra le altre vengono raffigurate in opere di Stefano Ussi, Giuseppe Boschetto, Alessandro Guardassoni, Lorenzo Toncini e Francesco Hayez.
Gli altri temi su cui si sofferma la mostra sono, evidentemente, il tema dei matrimoni forzati e successivamente quello della "malmonacazione" ossia la forzatura ai voti, illustrata da Luigi Busi e Leonardo Bazzaro.
Questo accadeva dal XV al XVII secolo poichè, nata una figlia femmina, la domanda era solo una: marito o convento?
Anche qui era la figura paterna a rispondere, e spesso a indurre la figlia, come nel caso di Gertrude, a prendere i voti per seguire i dettami di una società legata al profitto e alle apparenze quanto quella di cui ci lamentiamo attualmente.
La mostra indaga questo tema attraverso la pittura ottocentesca che si concentra sul personaggio della Monaca di Monza come "nuova Maddalena" nelle opere di Giovanni Migliara, Mosè Bianchi, Francesco Hayez e Giuseppe Molteni; è grazie al romanticismo e alla sensibilità di quegli anni che la figura di Marianna De Leyva, la "grande peccatrice", si riscatta nella sua malinconica complessità.
L'esposizione e la scelta curatoriale, poiché orientate verso la riflessione storico sociale mediata attraverso l'arte, non mancano di materiale letterario necessario a sottolineare la ricerca documentaristica nei confronti della figura della monaca, protagonista immaginario e reale di vicende che hanno spesso legato la letteratura alla quotidianità sociale.
Il percorso espositivo si chiude, coerentemente con la connotazione multimediale e ipertestuale del progetto, con le immagini e i costumi di scena del dramma biografico di Giovanni Testori "I Promessi sposi alla prova. La monaca di Monza" (1967), in cui la storia di Gertrude è narrata passando attraverso i personaggi a lei vicini e che hanno partecipato alla sua contorta vicenda.
E' così che tutta la sua rabbia emerge nel dialogo con il padre e la madre e il suo rancore viene sopito solo dalla costrizione al pentimento costante e all'inesauribile preghiera.
Provando a oltrepassare la contingenza del caso, questa mostra da la possibilità di elaborare riflessioni, raccontando una storia che ne racchiude anche molte altre ed è solo uno dei tanti capitoli di un libro, quello della storia delle donne, in cui tante pagine sono ancora da scrivere.