La maiolica dei “bianchi” ad Ascoli Piceno
di // pubblicato il 23 Febbraio, 2010
L’arte ceramica approda con successo nel territorio marchigiano. Dopo aver ottenuto, insieme ad altre trentasei località, il marchio “Città di antica tradizione maiolica” e dopo la fondazione, nel 2007, del Museo dell’Arte Ceramica, Ascoli Piceno ospita nel Chiostro di San Tommaso, sino all’11 aprile, un’intera esposizione dedicata ai “bianchi”, ovvero alla Maiolica Italiana di Stile Compendiario. La mostra, che mira a promuovere al di fuori dei confini locali l’immagine e l’identità del Piceno come territorio artistico, si sposterà prima al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza dal 23 aprile al 22 agosto 2010, poi ai Musei Capitolini di Roma tra il 16 settembre e il 28 novembre 2010.

La produzione – ampia ed eterogenea – di questo tipo di ceramiche è rappresentata da una rassegna di ben 130 esemplari, provenienti da diverse regioni italiane. Si va da una parte introduttiva sul Compendiario e sui bianchi, a successive sezioni divise per aree geografiche. Prime tra tutte Faenza e l’Emilia Romagna, riconosciute come il più antico centro di produzione, a seguire il Trentino, la Lombardia, il Veneto, la Liguria, le Marche, la Toscana, l’Umbria, il Lazio, l’Abruzzo, la Puglia, la Campania, il Molise e le Isole.

Ma che cosa si intende esattamente per “bianchi”? Si tratta di quell’innovativa produzione di maioliche bianche e polite – secondo una definizione del Garzoni del 1588 – che fiorì a Faenza negli anni quaranta del Cinquecento, per poi svilupparsi sia nel territorio nazionale sia all’estero. Il periodo del loro maggior successo si ebbe tra la seconda metà del XVI e la prima del XVII, con un proliferare di centri di produzione soprattutto nell’Italia centrale.

I “bianchi” devono la loro caratteristica superficie corposa e coprente all’utilizzo di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, che conferisce alla maiolica sia brillantezza e luminosità sia un maggior senso di pulizia e di igiene. Forme opulente e dinamiche, fortemente influenzate dal Manierismo, si accostano a modelli più tradizionali derivati direttamente dal tornio. Le decorazioni, al contrario, sono sobrie e stilizzate, e legate a una tavolozza piuttosto limitata che oscilla tra il giallo, l’ocra e il blu.

Di qui probabilmente il termine “compendiario”, impiegato dallo studioso Gaetano Ballardini per definire questo particolare stile di maioliche. Se in archeologia il vocabolo indica uno stile pittorico della Roma imperiale, riassuntivo ed eseguito con rapide pennellate, le raffigurazioni dei “bianchi” in questione, così essenziali e semplificate, non potevano sottrarsi a un simile accostamento.
Alla luce di queste considerazioni non è difficile credere che, fuori dai confini nazionali, la notorietà dei bianchi faentini abbia raggiunto un livello tale da dar luogo al famoso neologismo faience per maiolica e che sia quasi insufficiente documentare in modo esaustivo il loro successo in un’unica mostra.