La Madonna di Fiesole
di // pubblicato il 14 Dicembre, 2008
Al Museo Opificio delle Pietre Dure di Firenze, da lunedì 15 dicembre a tutto febbraio 2009, un restauro rivelazione consentirà al pubblico di godere la straordinaria bellezza de La Madonna di Fiesole, scultura inedita degli inizi del Quattrocento, attribuita nell’occasione al giovane Filippo Brunelleschi.
Una terracotta di “prima mano”, dipinta a freddo, cava sul retro (60 cm di larghezza, 17 cm di profondità x 88,5 cm di altezza compresa la base di 20,5 cm), di qualità altissima sia nel modellato che nella policromia e, seppur consunta nei carnati, è risultata quella originale, caso rarissimo per opere di questo tipo, solitamente ridipinte nel corso dei secoli.
Madonna giovanissima della tenerezza bizantina (dalla tradizione orientale i due volti che si accostano) nel periodo di trapasso dall’ultimo gotico al primo rinascimento, il volto assorto e un po’ triste, lo sguardo perso nel vuoto, mentre sorregge delicatamente, ma con sicurezza il Figlio che si stringe teneramente alla Madre cercando protezione. Un dolcissimo gioco di gesti di forte umanità fra la mano della Vergine e le gambette, una stesa leggermente in tensione e l’altra piegata a mostrare il piede, riproposto nelle numerose repliche senza mai raggiungere questo livello di qualità (come hanno dimostrato le indagini condotte dall’Opificio, si tratta di un prototipo originale, modellato direttamente in creta, da cui è stata tratta una matrice per realizzare le repliche in terracotta e in stucco).

Scoperta casualmente dai restauratori dell’Opificio durante un sopralluogo per un’altra opera nel Vescovado di Fiesole, la scultura pur ben conservata presentava fratture su cui era necessario intervenire tempestivamente per evitare il rischio di rottura.
Ancora un magistrale restauro dell’Opificio con il sostegno dell’A.R.P.A.I. (Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano), oggi ci consegna un capolavoro sconosciuto agli studiosi, un ritrovamento eccezionale perché l’opera è divenuta fondamentale per far luce su una serie di Madonne, circa una ventina, che la critica ha ricondotto fino ad oggi soprattutto alla scuola del Ghiberti (esemplari conservati all’Ermitage, ai Musei di Berlino, al Museo di San Marco a Firenze, nella collezione Chigi-Saracini a Siena e, recentemente segnalato alla Certosa del Galluzzo).
Il capolavoro poggia su una base rettangolare con la scritta “O MATER DEI MEMENTO MEI” (Madre di Dio ricordati di me) e l'uso di materiali preziosi come l’oro nel manto, l’azzurrite e la lacca rossa nella veste, lo splendido abitino del Bambino a bolli d’oro punzonati, rivelano una committenza molto elevata, resa esplicita dagli stemmi alla base della scultura e oggi non più leggibili.
Stemmi scalpellati, sembra proprio volontariamente, ad accrescere il mistero!
Ma si tratta davvero di un giovane Brunelleschi? Laura Speranza, storica dell’arte e direttore del settore Materiali Ceramici Plastici e Vitrei dell’Opificio, che ha diretto l’intervento, ci spiega: ”Mentre alcuni studiosi attribuiscono questo tipo di Madonna alla scuola del Ghiberti perchè in una di queste copie è presente la figura di Eva sdraiata, ricavata da un calco dalla porta del Paradiso, lo studioso Luciano Bellosi riferisce questa tipologia di Madonne al Maestro del San Pietro di Orsanmichele che individua nel giovane Filippo Brunelleschi, nella fase poco nota della sua attività che si colloca dopo il concorso del 1401 per le porte del Battistero e prima delle grandi opere architettoniche”.
E aggiunge: “Credo che le intuizioni e le considerazioni convincenti del Bellos siano estremamente calzanti per quest’opera, veramente superba, che rappresenta il prototipo per tante altre repliche”.
Sono infatti già presenti quei caratteri che saranno peculiari dell’arte scultorea brunelleschiana, così come ci sono giunti nel crocefisso di Santa Maria Novella.
Anche i caratteri fisionomici sono indagati con fedeltà naturalistica, ma sono in qualche modo trasfigurati oltre ogni contingenza terrena. La Vergine, con grandi occhi distanti fra loro, assomiglia al piccolo Gesù, con la stessa bocca quasi imbronciata, la fronte ampia e squadrata, zigomi larghi e alti che il Brunelleschi aveva già realizzato nell’angelo che ferma Abramo, nella formella bronzea del concorso perduto nel 1401.
A questo punto vi starete domandando chi commissionò questa stupenda scultura e com’è arrivata all’Arcivescovado di Fiesole?
E se si trattasse proprio della Madonna in terracotta, ricordata nel 1418, nella camera da letto di Giovanni di Bicci de’ Medici, capostipite della famiglia di banchieri fiorentini, uno dei maggiori committenti del Brunelleschi?

A sostegno della tesi il particolare estremamente significativo, l’abitino a bolli d’oro di Gesù Bambino, sembrerebbe derivare proprio dallo stemma dell’Arte del Cambio, di cui Giovanni era stato più volte priore (Giovanni di Bicci de’ Medici aveva fatto parte della commissione per il concorso della seconda porta del Battistero e a Filippo il mecenate affiderà il progetto e la realizzazione della Sagrestia Vecchia in San Lorenzo e la ristrutturazione della Basilica Laurenziana, oltre a partecipare, in veste di gonfaloniere, alla decisione del governo comunale per finanziare la costruzione dello Spedale degli Innocenti su progetto del Brunelleschi).
“Sarebbe interessante poter ricostruire le vicende che hanno portato questa bellissima Madonna a Fiesole – continua Laura Speranza - non escluderei che possa essere giunta nell’Episcopio fiesolano dopo la Cacciata di Piero de’ Medici e della sua famiglia, avvenuta il 9 novembre 1494, a cui seguì il saccheggio del giardino di San Marco e delle altre proprietà Medicee. Forse recuperata da qualche devoto, la nostra Madonna, prima della confisca del patrimonio del Palazzo di via Larga, potrebbe essere stata affidata agli ambienti della Curia di Fiesole, dopo avere scalpellato gli stemmi Medicei”.
L’analisi del restauro, durato quasi due anni, porterebbe al Brunelleschi per la parte scultorea verificato come nel vasto panorama di opere simili, prodotte serialmente, La Madonna di Fiesole sia un rilievo originale per i notevoli spessori, lo svuotamento del retro eseguito con mirette di varie dimensioni (strumenti usati per asportare la creta prima del totale indurimento), i sottosquadri molto profondi e infine alcune eleganti soluzioni formali, non comprese e modificate negli esemplari successivi.
Il corpo del Bambino, nella versione di Fiesole, è parzialmente avvolto da un velo azzurro che copre anche la testa della Madonna, descrivendo un ampio panneggio sopra il seno. Negli altri esemplari, questo bel motivo non è stato compreso e il Bambino appare coperto solo dal manto della Madonna.
Anche la corona sulla testa della Vergine, oggi senza le sei punte, nelle repliche successive è stata trasformata in uno strano panneggio piegato.
Il restauro è proseguito con la rimozione di una colata di gesso posta sul retro dell’opera per fermare le fratture, probabilmente createsi subito dopo la cottura. Dopo lo smontaggio e il rimontaggio dei vari pezzi si è proceduto al consolidamento di alcuni strati dorati e pittorici che mostravano poca adesione al supporto. Eseguita l’integrazione pittorica sia sulle dorature che sulla pittura.
E' stata poi progettata una struttura di sostegno, non visibile e smontabile in ogni momento, in grado di garantire la futura conservazione dell’opera.
E se la cronaca dei giorni nostri sembra palesare al mondo miserie fiorentine, ancora una volta corre in soccorso il glorioso passato con sempre nuove motivazioni per continuare a tornare a Firenze in un rinnovato, autentico interesse culturale.