La guerra in città

di Elisabetta Morici // pubblicato il 24 Dicembre, 2010

Tanta edilizia era stata creata, ma molti erano ancora i problemi urbanistici di Firenze che dovevano essere affrontati.
Per questo, un nuovo piano regolatore era l’obiettivo che, sin dal 1930, si era proposto il comune ed il podestà di Firenze; nel 1934 la locale confederazione dei sindacati fascisti elabora in uno scritto intitolato “Per la Firenze futura” , le idee ed i suggerimenti per la risoluzione dei problemi più scottanti.
Gli interventi più importanti sono concentrati nei popolosi quartieri di Santa Croce e nei quartieri d’Oltrarno, per i quali viene richiesto l’intervento del cosiddetto “piccone risanatore”, ovvero demolizioni per poter rendere più fruibili alcuni spazi.
Nel 1936 viene quindi iniziato lo sventramento di alcuni isolati del quartiere di Santa Croce, secondo le direttive del progetto elaborato nel 1934 dall’ufficio tecnico del comune.

La “bonifica integrale” liberò lo spazio fra via Pietrapiana, via dell’Agnolo, via Verdi e borgo Allegri, ma nessun progetto o iniziativa era stato pensato per l’area, anche a causa dei prezzi troppo elevati dei lotti di terra. Il quartiere non ebbe nessuna nuova e più funzionale costruzione e rimase fortemente affollato, perché le famiglie sfrattate dalle case demolite restarono, giustamente, ad abitare nella loro zona; per far questo, spesso si unirono ad altri nuclei familiari vivendo in pochi metri quadri; le condizioni igieniche e ambientali non furono assolutamente risolte, anzi, peggiorarono.
Constatando ciò che era successo in Santa Croce, si decise di rinunciare agli sventramenti previsti per il quartiere d’Oltrarno, come suggeriva invece un progetto comunale del 1935.
Solo intorno alla chiesa di San Lorenzo si abbatterono della casupole addossate ad un fianco della basilica, per poterla isolare architettonicamente e rendere più ampia la via che le gira, a tutt’oggi, intorno.
Ma la guerra incalzava.
Il 10 giugno 1940 l’Italia dichiarava ostilità alla Francia e alla Gran Bretagna; a partire da questo momento l’attività edilizia subisce un forte rallentamento che diverrà una completa paralisi nel giro di due anni.

Nel giro di pochi giorni le opere d’arte fiorentine vengono protette in modo eccezionale: impalcature ignifughe e sacchetti di sabbia intorno alle parti vitali dei monumenti, muri di rinforzo e di protezione a sostegno dei centri statici delle costruzioni antiche, rimozione di sculture e vetrate, blindatura delle cappelle dipinte da Giotto in Santa Croce, e così via.
Il tutto reso possibile grazie ad una pianificazione preventiva che era stata pensata sin dal settembre 1939, e dall’apporto prezioso e altamente qualificato dei tecnici dell’allora Regio Opificio delle pietre dure di Firenze, che opereranno per la salvaguardia del patrimonio.
Le protezioni e gli spostamenti doneranno a Firenze un aspetto inedito ma indubbiamente angosciante.

Poi cominceranno le distruzioni, che diverranno sempre più numerose, causate dalle incursioni aeree degli anglo-americani.
Per danneggiare il nodo ferroviario di Campo di Marte, molte abitazioni vengono distrutte il 25 settembre del 1943; dopo poco sarà la volta del quartiere di San Gervasio e della zona di Poggio Imperiale.
Nel Marzo del 1944 viene attaccato lo scalo ferroviario di Rifredi, quello di Campo di Marte e la zona del Romito, distruggendo e danneggiando più di 180 costruzioni civili; a maggio è la volta di Porta al Prato, dove era il deposito e l’officina dei treni; una bomba incendiaria colpisce in pieno il tetto ed esplode sul palcoscenico del teatro comunale, causando un incendio, che non si propagherà al resto dell’edificio solo grazie al sipario di ferro.
Le manifestazioni del IX Maggio Musicale fiorentino si fermeranno per un anno e poi proseguiranno al teatro della Pergola fino al 1947.
Con l’avvicinarsi degli alleati, Firenze viene occupata dai soldati tedeschi l’11 Settembre 1943; i soldati del terzo Reich,in ritirata, decidono di minare i ponti sull’Arno, per rallentare l’avanzata degli anglo-americani.

Il 29 Luglio i quartieri prospicienti l’Arno vengono fatti evacuare; le persone si affollarono in Palazzo Pitti o nei conventi dell’Oltrarno per trovare rifugio.
Nonostante l’interessamento di importanti personaggi, fra cui il cardinale Elia Della Costa e il soprintendente Poggi, la notte fra il 3 e il 4 di Agosto 1944 tutti i ponti furono minati e vennero fatti saltare, ad eccezione di ponte Vecchio, salvataggio deciso autonomamente dal feldmaresciallo tedesco Kesselring; ciò però comportò la distruzione dei palazzi e delle case-torri adiacenti all'area per poter ostruire il passaggio ed impedire quindi l’avanzata dei soldati da sud.
Por Santa Maria viene quasi completamente rasa al suolo, così come ampi tratti di via de’ Bardi, via Guicciardini, borgo San Jacopo e lungarno Acciaiuoli. Viene annientata quella ricca trama di viuzze e cortili che caratterizzavano il tessuto urbano medievale fiorentino. “Alle prime luci dell’alba del 4, Firenze appariva squarciata e inanime come una bellissima martire violata e sventrata dai suoi aguzzini”.(Branca)

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Il lungarno prima del minamento
    tedesco dell'Agosto 1944
  • Le distruzioni del centro di Firenze:
    Ponte alle Grazie
  • Le distruzioni del centro di Firenze:
    Ponte Vecchio e la torre dei Mannelli
  • Le distruzioni del centro di Firenze:
    veduta aerea