La Grande Muraglia: resti di un’autentica meraviglia (2/2)
di // pubblicato il 06 Ottobre, 2010
Non tutte le speranze sono perdute: esistono ancora zone, al di fuori dei tradizionali circuiti turistici, in cui è possibile respirare a pieni polmoni tutta la storicità senza tempo della Grande Muraglia.
Il sito di Huánghuā, a 60 km da Pechino, è la prova di quanto sia ancora possibile rintracciare qualcosa di genuino, senza scorgere in ogni angolo falsi scenari costruiti ad arte per attirare visitatori.
Inerpicandosi sui fianchi delle colline attorno ad un bacino idrico, Huánghuā rappresenta la classica fortificazione Ming, con bastioni alti e ampi, parapetti intatti e massicce torri di segnalazione.

Si dice che questo tratto sia stato progettato da un nobiluomo di nome Cai, estremamente meticoloso sia nella vita che nel lavoro; sotto il suo rigido controllo ogni operaio, in un’intera giornata, realizzava appena 3 cm della muratura: quando ne venne al corrente, il ministro della guerra fece decapitare Cai, il cui corpo restò in piedi per tre giorni prima di cadere a terra. Alcuni anni più tardi, un generale giudicò tanto ammirevole la perizia con cui era stata realizzata l’opera che riabilitò a posteriori il nobiluomo.
Nonostante siano presenti un po’ ovunque cartelli che a chiare lettere invitano i visitatori a non entrare, sono sempre di più gli intrepidi che, attirati dall’assenza di orde di visitatori rumorosi e dal sovraffollamento del sito, tentano di avvicinarsi ai primi bastioni disponibili.
Di certo il raggiungimento di una zona così isolata dev’essere accompagnata da una forte voglia di scoperta, dal momento che il solo capire quali e quanti mezzi di trasporto bisogna prendere è un’impresa difficilissima, e in questo me lo si conceda, le guide non sono un granché d’aiuto. Una volta conquistata la meta, non resta che scrutare la natura attorno cercando di identificare il sentiero per raggiungere, finalmente, il motivo di tanto cammino.
In principio è d’obbligo scegliere se prendere la diramazione est oppure quella ovest e in entrambi i casi è d’uopo prepararsi ad affrontare un’escursione più “selvaggia” del solito. La diramazione diretta ad ovest presuppone inizialmente il superamento di una diga; ciò mette già a dura prova anche i più convinti e coraggiosi, perché la totale assenza di barriere laterali (se si esclude la doppia fila di tubi di metallo arruginiti mossi dal vento) scuote indubbiamente gli animi e costringe ad un veloce attraversamento per evitare qualsiasi tipo di incidente o mancamento.

Successivamente, inerpicandosi su sentieri scoscesi e ghiaiosi, dove le rocce e la terra fanno da padrone, non è raro trovare sul proprio cammino alcune donne anziane che chiedono il pagamento di una sorta di “tassa di passaggio” di 2 yuan per proseguire (lungi dall’essere funzionarie ufficiali, esse testimoniano quanto ancora questa zona "sfugga" parzialmente al controllo del Governo); a questo punto è d’obbligo tenere, come dolce ricordo, il biglietto consegnato perché rudimentale ricevuta dell’avventura affrontata.
Laddove si pensa che ormai le sorprese siano terminate ecco che, come capita sempre in Cina, ci si ritrova davanti a qualcosa di inaspettato: l’unico punto di accesso, così come di uscita, è una lunga e ripida scala a pioli di metallo fissata parzialmente al muro e priva di qualsiasi protezione ai lati. Armandosi di una buona dose di incoscienza, una volta superato l’ostacolo lo spettacolo che si apre davanti è qualcosa di indescrivibile…la natura incontaminata che tutto avvolge, la placida tranquillità dei bastioni che si perdono sui pendii collinari e che trasmettono intatto il loro fascino imperituro, esplodono in tutta la loro eterea bellezza.

Qualora si avesse voglia di proseguire la scalata e raggiungere i bastioni che qua e là sembrano pronti ad accogliere gli escursionisti più temerari, qualcuno potrebbe anche decidere di fermarsi a dormire con il proprio sacco a pelo in uno di essi, laddove c’è comunque la possibilità di trovare qualche sporadica camera in affitto a valle, per chi non si sentisse abbastanza sicuro nel fermarsi a dormire sotto le stelle e in una zona così isolata.
Immancabili anche qui, le anziane signore che spuntano dal nulla chiedendo denaro agli avventori. Niente di nuovo, certo, ma è assolutamente incredibile pensare che ogni giorno queste arzille vecchiette fanno la stessa strada così faticosamente percorsa da baldi giovani e accoccolate o sdraiate per terra attendono l’arrivo di qualcuno, per poter portare a casa la sera qualche yuan in più.
Di certo un’immagine un po’ triste, che però continua ad alimentare quella genuina semplicità che ancora caratterizza il Paese, e che lo fa apparire in certe zone tanto al di fuori del tempo da intimorire.

A ragione si potrebbe definire una delle poche occasioni di testare la Cina più autentica, avulsa da qualsiasi circuito turistico, da qualsiasi velleità di guadagno e sfruttamento. Un’avventura che al di là delle modalità di accesso fa un po’ ricredere sulla Cina odierna, facendo pensare che non tutto è miseramente perduto e che, forse, qualcosa del Regno di Mezzo descritto dai libri c’è ancora.
Non si vede dalla Luna, non è stata costruita per difendere il territorio dall’arrivo di orde di gatti pronti a diffondere qualche strana malattia…è semplicemente la Grande Muraglia, un impasto di pietra, mattoni e meraviglia.
