La galleria di Alessandro VII al Quirinale
di // pubblicato il 12 Aprile, 2011
Capita a volte che i tesori non vengano cercati ma che, stanchi di stare sepolti per secoli sotto qualche cartsa ingiallita, decidano da soli di presentarsi. È successo in uno dei luoghi più celebri del Paese, in quella che solitamente viene definita "la casa degli italiani": il palazzo del Quirinale.
Costruito durante la prima metà del Cinquecento, il palazzo divenne residenza papale qualche tempo dopo, fino all'acquisto definitivo da parte di Sisto V Peretti Montalto (1585-1590). Divenuto proprietario, lo stesso pontefice si preoccupò delle prime opere di ampliamento, successivamente imitato, ma in maniera certo più grandiosa, da Paolo V Borghese (1605-1621). A lui si deve infatti il nucelo centrale del palazzo e la decorazione, ancora visibile, di gran parte delle sale, opera fra gli altri di Giovanni Lanfranco e Agostino Tassi.

Qualche tempo dopo Alessandro VII Chigi commissiona a Pietro da Cortona la decorazione di una galleria già esistente ma presumibilmente ancora priva di affreschi. Il pittore immagina un lungo ciclo pittorico che avrebbe coperto la parete dal pavimento al soffitto: nella parte bassa avrebbe trovato spazio un finto colonnato aperto su di un verde, lussureggiante, giardino; la parte alta sarebbe stata invece occupata da un vasto ciclo biblico.
A seguito dell'intervento cortonesco la grande galleria viene pesantemente alterata, sia nel'architettura che nella decorazione: i primi cambiamenti si datano all'età napoleonica, quando il palazzo del Quirinale viene destinato a residenza imperiale. L'architetto Raffaele Stern, volendo destinare tale galleria agli appartamenti dell'imperatrice Maria Luigia, crea tre saloni alzando due tramezzi e chiudendo, su di un lato, tutte le finestre in modo da ricavare spazio per gli arredi di quei tre saloni; gli affreschi secenteschi furono quindi coperti da tele dal soggetto classico ed eroico, realizzate anche da Ingres. Napoleone e Maria Luigia non misero tuttavia mai piede nel palazzo che, tornato in pieno possesso del pontefice, subì ulteriori modifiche, interessando prorpio quella galleria già stravolta soltanto qualche anno prima.

L'ala del palazzo, così restaurata, rimase visibile fino al 2001 quando, nel corso di semplice lavori di manutenzione, è riapparsa parte della decorazione secentesca: si è quindi proceduto alla progressiva rimozione della stoffa gialla ottocentesca ed alla spazzolatura dello scialbo che velava gli affreschi, riportandoli alla luce. Si sono quindi rimossi i tramezzi che chiudevano le finestre ritrovando addirittura gli scuri originali, che evidentemente al tempo di Napoleone non erano stati eliminati per completare i lavori nel più breve tempo possibile.
La conclusione dei restauri, che porteranno alla luce uno degli apparati iconografici più imponenti del barocco romano, è prevista per l'agosto di quest'anno e sarà affidata alla Soprintendeza Storico Artistica per il Polo Museale di Roma.