La Galleria dell’Accademia ospita Mapplethorpe

di Cinzia Colzi // pubblicato il 26 Maggio, 2009

PROROGATA AL 10 GENNAIO 2010


La Galleria dell’Accademia propone una mostra di alto profilo scientifico dedicata a Robert Mapplethorpe.
In quel contesto famoso nel mondo per la straordinaria serie di sculture di Michelangelo, fra cui il David, e la ricchissima collezione di dipinti del Rinascimento fiorentino, l'attenzione non solo all’antico, ma anche all’arte contemporanea, fra cui la fotografia.
I fiorentini hanno quindi una buona ragione per tornare alla Galleria dell'Accademia e per i turisti, che affolleranno le sale, una grande sorpresa.

Avvicinare Michelangelo e l’arte del Rinascimento a Mapplethorpe non è una novità.
In passato, anche in modo poco brillante, sono stati accesi i riflettori sulla somiglianza occasionale ed esteriore di posizioni o forme e "lasciandosi trascinare nell’errore di vedere come riferimento specifico quello che in realtà era solo un attingere, più o meno consapevolmente, a immagini presenti nel comune repertorio mnemonico di chi si occupa di arte, siano essi artisti, storici dell’arte o collezionisti e mercanti".
Anche lo stesso Mapplethorpe più volte rilevò come la sua produzione fotografica fosse dominata da un procedimento costruttivo dell'immagine di tipo scultoreo che si applica in prevalenza al corpo umano e, in questa dimensione, le sue foto esposte accanto a Michelangelo, consentono di approfondirne la lettura e dove ogni paragone con il passato trova un giusto valore "di assonanza nel campo degli interessi inerenti la ricerca artistica, ma non di identità del percorso né delle soluzioni raggiunte, che sono sempre assolutamente personali e in quanto inserite in un contesto diverso, richiedono una diversa lettura."

Se il rigore della prospettiva di Mapplethorpe richiama quello rinascimentale e magari l’ossessione prospettica di Paolo Uccello o di Piero della Francesca o la struttura geometrica del progettare un corpo umano o un complesso architettonico di Michelangelo, "l'istanza profonda che spinge all’atto creativo è connessa al bisogno di dominare la natura attraverso una regola imposta, svincolata dal punto di vista emotivo o ottico dell’artista".

La direttrice dell'Accademia e curatrice della mostra, Franca Falletti, fa notare anche "ogni tentativo di ulteriori paragoni rischia di divenire ingiustificato. Il concetto che guida le scelte delle opere presenti in questa mostra è quello di enucleare alcuni principi fondamentali riguardo alla teoria della forma, che sottendono a tutte le opere di Mapplethorpe, indipendentemente dal loro contenuto e in buona parte anche indipendentemente dal suo breve percorso artistico e di vita, cioè dalla cronologia, mettendo in luce le costanti che legano in stretta coerenza la sua intera produzione e rendono nello stesso tempo più significativo il confronto con l’arte e il pensiero rinascimentale. L’assunto da cui si parte è che non esista una vera e propria rottura fra arte classica e arte contemporanea, quanto piuttosto fasi storiche (e indubbiamente il Novecento è una di queste) in cui i cambiamenti nel modo di concepire la creazione artistica sono più veloci e radicali, ma mai tali da non poter individuare delle linee di continuità in relazione alle quali i grandi artisti del passato e quelli dell’oggi (che già diventa il passato di domani) sono sempre in grado di trovare un terreno di linguaggio comune. Il taglio della mostra è quindi, come si comprende, del tutto particolare e ristretto".
Infatti, la grande mostra monografica di Torino, conclusa nel gennaio 2006, aveva permesso di rileggere in chiave iconografica e storica l'opera di Mapplethorpe evidenziando radici e relazioni con l'arte antica e con la fotografia moderna.

Il problema della forma è alla radice della scultura e la Galleria dell’Accademia e anche la precedente mostra di arte contemporanea (Forme per il David, 2004) ruotava intorno allo stesso grande tema. Tracciati diversi, ma convergenti, indagano a distanza di anni e con nuovi strumenti, non allontanandosi da Michelangelo, che con la forma ebbe a lottare tutta la vita per farne uscire a furia di scalpello l’Idea, quel fuoco che gli ardeva dentro "e che lo costrinse in vecchiaia a bruciare parte dei suoi preziosissimi fogli, sempre inadeguati a ciò che voleva la sua mente e il suo animo, fino a ridurre la perfezione della forma imponente e aggressiva del David  a uno scarno segno, la Pietà Rondanini".

Infine la scelta di una indagine come quella proposta, sembra colmare una mancanza dell'universo degli studi su Mapplethorpe molti dei quali, concentrati su aspetti spettacolari, ostacolano l'approfondimento della comprensione anche in rapporto con il mondo artistico a lui contemporaneo e dove lo sbilanciamento verso l'indagine psicoanalitica e sociologica allontana da quello storico artistico.
"Non è possibile invece comprendere Mapplethorpe, neppure come persona, ma tanto meno come artista, se non si usano anche per lui gli strumenti peculiari della critica d’arte e quindi, in primo luogo, l’analisi della forma".

Allestita negli abienti recentemente rinnovati, la mostra, organizzata a venti anni dalla morte di Mapplethorpe con il sostegno della Fondazione da lui creata, ruota dunque intorno al concetto più volte ribadito: "I am looking for perfection in form".
La selezione delle opere esposte è stata finalizzata a indivuduare le fotografie dove meglio si esprime la sua sensibilità "classica" nella costruzione di una forma astratta e sintetica, espressione in sé di perfezione.
L'opportunità per una seria riflessione sulla luce in un tema fondamentale per gli artisti di tutti i tempi: la forma e la sua relazione con l'idea in essa contenuta anche attraverso i saggi del bellissimo catalogo edito da teNeues
Alle opere di Mapplethorpe si affiancano quelle di Michelangelo (quattro disegni e un bozzetto) e alcune di confronto di autori che furono vicini al fotografo nel clima artistico degli anni Settanta e Ottanta (Andy Warhol, Man Ray e Ettore Spalletti).


AGGIORNAMENTO DEL 14 SETTEMBRE 2009

A complemento della mostra la Galleria dell'Accademia presenterà un ciclo di incontri dedicati all’arte della fotografia proponendo riflessioni sull’uso della geometria come struttura formale nel linguaggio fotografico e artistico, sul corpo idealizzato e chiuso in relazioni corrispondenti dentro l’immagine e sul corpo non geometrico e informale, che espande al di fuori del linguaggio specifico la sua volontà di esistenza.
Gli incontri si terranno nell’autunno 2009, da settembre a novembre, il lunedì alle ore 19 nella tribuna del David di Michelangelo.
Le conferenze in lingua inglese saranno tradotte in simultanea.

Calendario:

21 SETTEMBRE 2009 ORE 19.00
Diana Edkins, Mapplethorpe and His Contemporaries

Storica dell’arte e della fotografia, direttrice della sezione mostre e edizioni limitate di “Aperture” a New York, consulente di enti pubblici e privati e supervisore del dipartimento di fotografia del Museum of Modern Art (MOMA), New York. Il lavoro di Diana Edkins si è sviluppato attraverso la produzione teorica – numerosi libri – e espositiva del panorama fotografico internazionale. La sua esperienza diretta nel settore la caratterizza come memoria attiva di una entusiasmante stagione culturale americana e internazionale. Fra i libri più significativi: The Power of Style, 1994; Vanities, 1994; Portraits of an Age: Photographs from Vanity Fair,1981; The Power of Pride. Stilemakers and Rulebrakers of the Harlem Renaissance, 1999

12 OTTOBRE 2009 ORE 19.00
William Ewing, The Body Electric (Walt Whitman)
William Ewing è curatore e autore di lunga esperienza. Nel 1972 ha fondato Optica Centre for Contemporary Art a Montreal; dal 1977 al 1984 è stato il direttore del settore mostre all'International Center of Photography a NewYork; dal 1996 al 2008 è stato direttore del Musée de L’Elisée a Losanna, Svizzera e dal 1998 insegna Storia e Analisi della Fotografia all’Università di Ginevra, Svizzera. Ha curato mostre nelle maggiori istituzioni di arte contemporanea quali il Museum of Modern Art (MOMA) di New York; l’International Center of Photography di New York; il Walker Art Center di Minneapolis; il Centre Pompidou di Parigi; il Museo Nacional Reina Sofia di Madrid; la Barbican Art Gallery, la Serpentine Gallery e la Hayward Gallery di Londra. Ha pubblicato più di venti titoli fra i quali: The Body (1994); The Face: The New Photographic Portrait (2006); Ray K. Metzker: Light Lines (2008) e ha collaborato alla stesura dei libri Edward Steichen; Lives in Photography (2007) e Edward Steichen: In High Fashion, 1923-1937 (2008-9).

19 OTTOBRE 2009 ORE 19.00
Arno Minkkinen, Art is Risk Made Visibile
Nato in Finlandia e residente quasi da sempre negli USA, Minkkinen fonde due grandi soggetti fotografici come il corpo e il paesaggio. Le sue immagini in bianco e nero dalle inquadrature insolite cercano la relazione fra il paesaggio naturale e il paesaggio umano mantenendo però un’intenzione documentaria. Minkkinen usa la fotografia allo stesso modo di uno street photographer, non stravolge la realtà del dato inquadrato, non manipola l’immagine guardando al mondo comunque con l’occhio della mente. Fra i riconoscimenti ricevuti: la Silver key per il lavoro Still not there, Trebianka Solvice Film Festival, 1998; Grand Prix du Livre, 25th Rencontres d'Arles, Francia, 1994.

26 OTTOBRE 2009 ORE 19.00
Elio Grazioli, Umano troppo umano. Il corpo dell’immagine

Critico d’arte contemporanea, cura mostre e scrive per cataloghi e riviste di settore. Insegna Storia dell’arte moderna e contemporanea all’Istituto Europeo di Design e dirige con Marco Belpoliti il semestrale monografico “Riga”. Ha curato per la Bruno Mondadori i volumi di Rosalind Krauss: Teoria e storia della fotografia (1996); Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art (1998), L’informe. Istruzioni per l’uso (2003), L’inconscio ottico (2008). Presso lo stesso editore ha pubblicato Corpo e figura umana nella fotografia (1998), Arte e pubblicità (2001) e La polvere nell’arte (2004). Dal 2007 è il direttore artistico di Fotografia Europea Reggio Emilia (edizioni 2007, 2008 e 2009)

9 NOVEMBRE 2009 ORE 19.00
Elinor Carucci, Elinor Carucci's Family

Nata in Israele vive a New York dove insegna alla School of Visual Art. Il lavoro di Elinor Carucci è incentrato sullo svelamento della dimensione intima, sul corpo come protagonista delle relazioni. La sua ricerca si concentra sull’osservazione del nucleo familiare come luogo che stabilisce le modalità di relazione con il mondo. La particolare qualità di intimità e vicinanza emotiva con cui guarda i corpi è la cifra che contraddistingue il lavoro della Carucci, sempre alla ricerca di una condizione esistenziale della fotografia. Fra i riconoscimenti ricevuti: ICP Infinity Award (2001), Guggenheim Fellowship (2002).

23 NOVEMBRE 2009 ORE 19.00
Rineke Dijkstra, Rineke Dijkstra will talk about her work

Nata in Olanda dove vive, Dijkstra usa la fotografia per documentare una condizione di passaggio, un momento di transizione. Fra le serie più note quelle riguardanti l’adolescenza, l’avvenuta maternità, i soldati. I ritratti, pur nella loro apparente uniformità rivelano un’individualità fisica ed emotiva fortissima. Il suo sguardo è frontale, fisso. I soggetti sono in posa. La sensazione dell’osservatore è di un soggetto in bilico, che guarda a un futuro incerto. Fra i riconoscimenti ricevuti: The Citibank Private Bank Photography Prize, Villa Arson, Nizza, Francia, 1998; Werner Mantz Award, 1994.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Robert Mapplethorpe
    Lisa Lyon, 1982
    stampa in gelatina d’argento/ gelatin silver print
    40.6 x 50.8 cm, 16 x 20 in
    New York, Robert Mapplethorpe Foundation
  • Michelangelo
    Studio per Cristo Risorto nell’Ultimo Giudizio/ Study for Risen Christ in “Last Judgment”, 1534 ca,
    matita nera/ black chalk
    42 x 29,7 cm, 16 ½ x 11 ½ in
    Firenze, Fondazione Casa Buonarroti
  • Robert Mapplethorpe
    Derrick Cross, 1985
    stampa in gelatina d’argento/ gelatin silver print
     40.6 x 50.8 cm, 16 x 20 in
     New York, Robert Mapplethorpe Foundation
  • Robert Mapplethorpe
    Patti Smith, 1975
    stampa in gelatina d’argento/ gelatin silver print
    40.6 x 50.8 cm, 16 x 20 in
    New York, Robert Mapplethorpe Foundation

Mappa

Dove e quando

Robert Mapplethorpe: la ‘perfezione nella forma’

  • Date : 26 Maggio, 2009 - 10 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Galleria dell'Accademia, Via Ricasoli 58-60,Firenze
  • Sito web

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