La fotografia è... mia
di // pubblicato il 25 Aprile, 2011
In una Milano gravida di eventi e manifestazioni legati all’arte contemporanea, al design e al gusto della vita si accoccola una manifestazione a metà tra una fiera e una mostra d’arte; 8.000 metri quadrati da cui, dal 13 al 15 maggio 2011, è escluso tutto ciò che non è fotografia o video arte.
“Il nome della fiera Milan Image Art” precisa Fabio Castelli – collezionista d’arte e di fotografia nonché ideatore della rassegna – sostituisce con il termine immagine quello di fotografia, intesa non più solamente come disegno con la luce ma anche utilizzo del digitale”.
Fotografia contemporanea, quindi, che conquista la multi l-location creativa milanese Superstudio Più e che si apre generosamente agli spettatori.

La formula organizzativa scelta è piuttosto particolare e nel contempo foriera della forte novità che distingue MIA dal tradizionale schema delle fiere italiane: a ciascun espositore, infatti, è stato richiesto di proporre le opere di un solo artista per ogni stand, così da offrire al pubblico un percorso il più esaustivo e coinvolgente possibile, sulla ricerca di ciascun fotografo.
In questo modo viene data la possibilità al visitatore e al gallerista, di concentrare l’attenzione esclusivamente su un’artista, seguire la sua parabola creativa, soffermarsi e riflettere sull’evoluzione stilistica di quest’ultimo.
Legata a filo doppio a questa mostra monografica è poi la scelta, da parte degli organizzatori, di concepire il catalogo come un vero e proprio selfbook, un libro che ciascun visitatore potrà comporre e arricchire durante il percorso di visita e che, unico nel suo genere, permetterà ad ognuno di portarsi a casa una piccola collezione bidimensionale.
Un primo passo, forse, verso quel collezionismo consapevole che lo stesso Fabio Castelli tenta di incentivare con questa manifestazione; un collezionismo attento, in grado di restituire valore all’opera d’arte e mirato a creare una sorta di doppia entità sottratta al mero circuito di compravendita, in cui spesso e volentieri è imprigionata.

200 operatori tra gallerie, artisti, fotolaboratori, case editrici, fondazioni, archivi e istituti di formazione concorreranno a sottolineare come la fotografia sia, a ragione, un mix di linguaggi che seleziona, distilla e dà, nel tentativo di lasciare un’impronta non solo su una superficie fotosensibile ma anche e soprattutto nell’anima.
Da molti quest’arte viene definita di facile accesso in virtù di un’immediatezza espressiva senza eguali e nonostante l’intrinseca verità di quest’affermazione, non si può prescindere dal conoscere la sua storia e tutte le sue possibili declinazioni: dal reportage alla fotografia di moda, dalle foto di guerra all’espressione di vera e propria opera d’arte contemporanea.
Tutto ciò e molto altro si è tentato di riunire in questa manifestazione, che lungi dal voler essere un effimera cometa nel panorama artistico, farà di quest’edizione il primo mattone di un solido muro di affissione fotografica.

Condivisibili le parole di Edward Weston , virtuoso della fotografia, che nel 1932 affermò:”… ho dimostrato tramite la fotografia che la Natura ha tutte le forme astratte (semplificate) che qualunque altro artista possa immaginare. Con la macchina fotografica vado direttamente alla fonte… Trovo pronto per l’uso, seleziono e isolo solo ciò che loro devono creare”.