La forma del Rinascimento

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 21 Giugno, 2010

Il Quattrocento si apre a Roma con l’arrivo in città Donatello e Filippo Brunelleschi, che partono da Firenze desiderosi di “andare veggendo dove le scolture sono buone”. In realtà non esistono molte informazioni su questo viaggio che, ignorato dai contemporanei, viene descritto per la prima volta soltanto alla fine del secolo, ma il solo fatto che due dei massimi artisti dell’epoca abbiano scelto di visitare Roma per dedicarsi alla copia ed allo studio dei monumenti antichi, dimenticandosi persino di mangiare e di vestirsi decentemente, la dice lunga su quanto fosse considerato fondamentale il patrimonio di cultura classica che la città poteva offrire.
Tuttavia, nonostante questa prima, ma significativa, dimostrazione di interesse, è addirittura possibile affermare che il Quattrocento (inteso come secolo dell’Umanesimo e del Rinascimento) inizia a Roma con venti anni di ritardo: nel 1420 arriva infatti in città papa Martino V Colonna, eletto tre anni prima, e si trova di fronte ad una situazione di estrema decadenza: il secolo precedente, che aveva visto la sede papale trasferirsi da Roma ad Avignone, non fa infatti registrare praticamente nessuna nuova commissione o restauro di antichi edifici e porterà in pratica, per la mancanza di nuove commissioni, alla perdita di una generazione di artisti.

Non potendo contare quindi su personalità locali il nuovo pontefice si affida ad artisti provenienti da altre città: su tutti Gentile da Fabriano e Pisanello, ai quali verrà commissionata la decorazione della basilica di San Giovanni in Laterano. Alla metà del secolo Niccolò V Parentucelli prosegue l’opera di rinnovamento intrapresa dal papa Colonna: il pontefice appronta infatti un vasto progetto di risistemazione urbanistica che prevede diversi tipi di intervento: il ripristino delle mura, degli acquedotti e dei ponti; il restauro o la costruzione di nuove chiese; il riassetto della zona di Borgo; ristrutturazione del palazzo pontificio del Vaticano; l’ampliamento della basilica di San Pietro. Il progetto, ideato da Bernardo Rossellino e Leon Battista Alberti, non viene portato a termine ma getterà un seme fondamentale che darà i suoi frutti nei decenni a seguire.

Elemento imprescindibile di ogni nuovo intervento, lo si è già detto, sarà il rapporto con l’antico: il panorama cittadino era stato sempre caratterizzato dai resti di templi, monumenti ed edifici antichi: dall’area del Foro Romano, con i suoi archi di trionfo, ai Dioscuri del Quirinale (la loro presenza farà sì che il colle sia chiamato anche Monte Cavallo), alle statue antiche nei pressi della basilica di San Giovanni (in particolare, la Lupa, lo Spinario ed il monumento equestre di Marco Aurelio). Ammirati nel corso di tutto il Medioevo, le antiche vestigia delle città sono solamente adesso considerate come oggetti di studio e di profonda riflessione sulla grandezza della cultura classica: oltre a Donatello e Brunelleschi, arrivano infatti in città, attratti dal suo immenso patrimonio, anche Lorenzo Ghiberti, Benozzo Gozzoli e il Filarete; gli umanisti cominciano a studiare i testi classici alla ricerca di concrete testimonianze della vita nella Roma antica; gli appassionati cominciano invece a collezionare piccoli oggetti (come monete, gemme, epigrafi) che spesso tornano alla luce in maniera del tutto fortuita durante scavi casuali.
Tra i grandi collezionisti del tempo si segnala soprattutto il cardinale veneziano Paolo Barbo, il futuro Paolo II, che accumulerà un gran numero di opere antiche. Proprio nel corso del suo pontificato arrivano a Roma un gran numero di scultori e scalpellini, chiamati a lavorare soprattutto nel cantiere di Palazzo Venezia; tra i nomi più celebri, quelli di Giovanni Dalmata e Mino da Fiesole, che realizzeranno il sepolcro del pontefice, in origine collocato all’interno della basilica di San Pietro ma poi smantellato al momento della costruzione della nuova basilica, all’inizio del Cinquecento.

Lo scultore che però caratterizza in maniera più costante il panorama artistico cittadino della seconda metà del XV secolo è Andrea Bregno. Nato a Righeggia, una piccola frazione di Osteno tra il lago di Como e quello di Lugano, Andrea fa parte di una delle famiglie più attive sulla scena artistica veneto-lombarda del tempo. Sarà tuttavia Roma, e non il nord Italia, il punto di arrivo di questo scultore, la città che gli porterà un gran numero di commissioni ed una grande fama, testimoniata dal fatto che Perugino collocherà il suo ritratto in uno degli affreschi della Cappella Sistina, La consegna delle chiavi.
Dagli anni Sessanta del Quattrocento, e fino agli inizi del secolo successivo, Bregno e la sua bottega domineranno gli innumerevoli cantieri romani: Santa Maria del Popolo, San Pietro in Vincoli, Santa Maria in Aracoeli, San Clemente, Santa Prassede…l’elenco potrebbe essere molto più lungo, e comprende soprattutto i monumenti funebri di alcuni delle più influenti personalità del tempo.

Le sue opere nascono a stretto contatto con la cultura classica: Bregno possiede infatti, nella sua bottega di Monte Cavallo, una vasta collezione di sculture, rilievi, gemme e cammei antichi. Tra questi spicca il celebre Torso del Belvedere (dal nome del cortile omonimo nel quale sarà collocato all’epoca di Giulio II), tornato alla luce negli anni Trenta del secolo e da allora punto di riferimento imprescindibile per chiunque volesse accostarsi all’arte antica. Per riuscire a comprendere quanto questa scultura fosse considerata tra le più importanti della città, basti pensare ad un aneddoto curioso, che racconta di come un giorno un cardinale abbia sorpreso il grande Michelangelo inginocchiato davanti alla statua. Sebbene lo scultore avesse probabilmente soltanto voluto studiare da vicino i particolari del torso, il suo atteggiamento verrà interpretato come gesto di profonda deferenza ed ammirazione per quel grosso frammento di statua che, seppur mancante di volto, braccia e gambe, conserva tuttavia intatta tutta la sua forza ed il suo dinamismo. Proprio Michelangelo conclude, idealmente, il percorso della scultura del XV secolo. Come appena visto, anche il Buonarroti considera l’arte classica come fondamenta sulla quali costruire la propria arte: già a Firenze, alla corte del Magnifico, studia e copia i modelli antichi, che sa riproporre con grande maestria: esemplare a questo proposito è una statua di cupido addormentato, venduta come originale antico. Michelangelo prende il testimone dalle mani di Bregno, concludendo l’Altare Piccolomini nel Duomo di Siena che proprio l’artista lombardo aveva cominciato quasi venti anni prima. Siamo all’inizio del XVI secolo, ed è già evidente il fatto che Michelangelo cambierà il modo di intendere la scultura.

 

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Donatello
    Protome equina (Testa Carafa)
    Napoli, Museo Archeologico
  • A. Bregno (attr. a.)
    Testa muliebre
    Roma, Collezione Santarelli
  • A. Bregno
    Salvator Mundi
    Bracciano, Museo Civico
  • A. Bregno
    Putto reggistemma
    Roma, ospedale di Santo Spirito,
    Biblioteca Lancisiana In copertina
  • Michelangelo (attr.)
    Vento marino o Eolo
    Palestrina (RM) - Museo
    Diocesano Prenestino di Arte Sacra

IN COPERTINA
un particolare di
Michelangelo (attr.)
Vento marino o Eolo

Mappa

Dove e quando

La Forma del Rinascimento

  • Date : 16 Giugno, 2010 - 05 Settembre, 2010
  • Indirizzo: Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, via del Plebiscito 118, Roma

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