La fanciulla del West
di // pubblicato il 25 Luglio, 2010
Il lago di Massacciuccoli è lo scenario naturale del cinquantaseiesimo Festival Puccini, che caratterizzerà l’estate musicale versiliese fino a domenica 22 agosto ed alla chiusura con la Madame Butterfly firmata da Kan Yasuda.
La protagonista indiscussa della kermesse è “La Fanciulla del West”, alla quale, a cento anni dalla prima rappresentazione, viene dedicata una nuova produzione con il reinserimento di una ventina di battute del primo atto che il compositore lucchese aveva tolto; in particolare gli spettatori assisteranno ad “un dialogo che – come ha dichiarato il direttore Alberto Veronesi – fa emergere con forza i temi della nostalgia e dell’integrazione del diverso che caratterizzano quest’opera poco conosciuta”.
In scena per la prima volta al Metropolitan il 10 dicembre 1910, la “Fanciulla” segna una svolta: dopo le lacrime della Butterfly, un amore a lieto fine ed una eroina, la cui cifra è la fiera purezza e che è così distante da quelle già immortalate dall’artista toscano. La Prima fu un successo strepitoso e rappresenta, forse meglio di tante pubblicità moderne, il battage pubblicitario all’americana. Dell’opera e del suo autore i giornali si occuparono per oltre sei mesi prima del battesimo, i prezzi dei biglietti andarono alle stelle, le prove fuorono di una precisione quasi maniacale ed attese come l’evento, i cantanti di primissimo ordine: Caruso fu, a detta di Puccini medesimo, “magnifico Dick Johnson”, Emmy Destinn era la migliore Minnie possibile; il tutto sotto la direzione di un Toscanini – sono sempre parole di Puccini – “sommo, gentile, buono ed adorabile”.
A metà del XIX Secolo una donna, Minnie, regge un saloon nel quale vengono a rinfrancarsi con un liquore i cercatori d’oro, nel quale alla dura vita della miniera fa quasi da contraltare la delicatezza di una figura femminile e dei cuori semplici dei minatori. E nel cuore e nella vita di Minnie irrompe Ramerrez, alias Dick Johnson, che, venuto per sottrarre il soldo ed il frutto della fatica di mesi di lavoro, finisce per dimenticare il furto per rubare il cuore di Minnie. Anche in questa impresa il suo “avversario” sarà la sceriffo Jack Rance, che guarda con sospetto lo straniero e che da tempo ammira da lontano, corteggiandola senza successo, la Girl.
Ammaliata ed innamorata, dopo essersi concessa a Dick, Minnie viene informata dallo sceriffo e dai minatori della vera identità e degli scopi del medesimo. Non può che cacciarlo, delusa e tradita, così come non può che salvarlo dalla pistola di Rance e dalla furia dei minatori. Ed allora prima Minnie “vince” la vita del suo amore al termine di una allucinante partita di poker, poi in sella ed armi in pugno lo sottrae all’inevitabile linciaggio, dopo una certosina opera di convincimento nei confronti dei cercatori, dopo una “animata” conversazione nella quale affiorano e tornano i tre temi centrali dell’opera, la Nostalgia (“E voi tutti, fratelli del mio cuore”), il West e l’Amore.
Diversa nel finale dalla Butterfly, la “Fanciulla” anticipa l’ambiente di aperta barbarie della Turandot ed è di questa l’esperimento per quanto attiene il ruolo preponderante affidato all’orchestra. L’Orchestra della Girl è una orchestra viva, di una “ricchezza – secondo Claudio Sartori - assolutamente sconosciuta al teatro lirico italiano” , è una orchestra che racconta, commenta, spiega, addirittura canta mentre i personaggi recitano solamente. L’orchestra, il saloon, l’ambiente è diventato un vero personaggio, staccato dai protagonisti principali dell’opera ed ad essi funzionale.