La dinamo futurista a Lugano

di Adele Tacchi // pubblicato il 16 Marzo, 2009

Ci siamo spostati a Lugano, per un ulteriore contributo al Futurismo affidato alla duplice mostra allestita al Museo d'Arte.
Nella prima, l'omaggio a Umberto Boccioni (1882-1916) senza dubbio fra i maggiori esponenti dell'Avanguardia artistica, la seconda è dedicata a una selezione di opere del fiorentino Primo Conti (1900-1988).
Non avendo ancora coperto l'intero territorio nazionale, solitamente evitiamo "uscite" ma era forte la curiosità per questa relazione artistica del giovane Conti con il maestro Boccioni che si evince dalla sua autobiografia La gola del merlo (1983).
Abbiamo apprezzato proprio la scelta di inserire in un unico momento espositivo la presentazione di due artisti che hanno influenzato l’estetica del XX secolo.

La mostra dedicata a Boccioni occupa il primo e il secondo piano del museo e avvicina due importanti nuclei dell’artista: le opere su carta conservate dal 1996 alla Galleria Nazionale di Cosenza (già appartenute a una delle più prestigiose collezioni americane - Lydia e Harry Winston - successivamente acquistate da Carlo F. Bilotti. L'insieme è costituito da sessanta fogli con ottantacinque disegni di periodi diversi, relativi al periodo della formazione, all’esperienza prefuturista e con alcuni significativi fogli del periodo futurista. Il fondo è stato studiato e presentato al pubblico in occasione della mostra Umberto Boccioni. Una raccolta di disegni e incisioni presso il Museo d’Arte dell’Otto e Novecento di Rende dello scorso anno) e quelle prefuturiste presenti nella Collezione della Città di Lugano che ne possiede ventuno, realizzate dall'artista tra il 1903 e il 1909, provenienti dalla raccolta dello stampatore Gabriele Chiattone donata alla Città di Lugano nel 1961.

L'impostazione dell'esposizione, che dopo Lugano proseguirà per la Calabria, è filologica e integrata con una serie di complementi provenienti da altre collezioni pubbliche e private svizzere e italiane.
Di particolare interesse gli accostamenti inediti di alcuni studi preparatori con le relative esecuzioni a olio (Contadini al lavoro e Campagna lombarda).
Ideato da Bruno Corà, a cura di Tonino Sicoli e Cristina Sonderegger, un percorso dal divisionismo di impronta naturalistica, attraverso il simbolismo e il futurismo, fino alle ultime prove di impostazione cézanniana, che evidenzia alcune procedure creative, illustra le tappe più significative e valorizza due collezioni pubbliche accostando anche olii, disegni e grafiche.
Di gran pregio il catalogo edito da Silvana Editoriale con contributi critici dei curatori, di Maurizio Calvesi e l'illustrazione a colori di tutte le opere in mostra.
 

Al terzo piano del museo l'allestimento di Primo Conti, curato da Daniela Palazzoli, ripercorrere in modo sintetico, ma qualitativamente di alto livello, gli esordi dai primi disegni di timbro espressionista alla fase futurista, fino a un breve periodo di ispirazione metafisica che si conclude intorno al 1925 tornando alla costruzione più classica dell'opera.

Selezionando una sessantina di disegni della raccolta del grande amore di gioventù, Harriet Quien, conosciuta nei primi anni Venti sulla spiaggia di Antignano, come racconta anche in un capitolo delle memorie La donna che venne dal mare, l'arte converge con il privato sfatando alcune leggende costruite intorno alla figura di Conti che inizia a disegnare e dipingere in età precocissima. L'amico Giovanni Papini sintetizzò "Primo Conti di Firenze, nato col secolo, fu pittore prima ancora d'essere uomo".
Conti usava la matita come strumento per fissare impressioni, dettagli e concetti base del quotidiano, magari da rielaborare in un secondo momento.

La mostra mette a punto gli stili attraverso le quattro fasi iniziali della sua attività confermando la fama di cartina di tornasole di tutte le avanguardie con il lavoro della curatrice per ricostruire personalità e vita di Harriet Quien (1900- 1981) che, a esempio, pretendeva di essere chiamata ‘Harry’ perché, come sosteneva, non è il sesso a definire la personalità delle persone. Un donna poliglotta e cosmopolita, in anticipo sui tempi, dotata di capacità di valutazione e di movimento che oggi potremmo definire "globalizzazione avanzata.

Anche gli scritti conservati alla Fondazione Primo Conti di Fiesole, dimostrano come egli considerasse eccezionale la sua Musa e l'incontro fra i due coetanei realizzerà proprio l'aspirazione di continuità fra arte e vita scoperta quando, appena quattordicenne, Conti aveva contribuito ad allestire la mostra di Umberto Boccioni a Firenze (ancora prima di conoscerlo e condurlo a visitare su sua richiesta le sculture dei Prigioni di Michelangelo) e a restaurare uno dei suoi gessi da esporre in mostra.
In quella occasione Conti scoprì anche come Boccioni amasse usare materiali deperibili perché "l'opera d'arte per essere viva deve aver la stessa sorte dell'uomo e subire, come l'uomo, la malattia e la morte", incluso l'amore come prevede la coerenza fra arte e vita.

Il catalogo, a cura di Daniela Palazzolin, nella versione italiana è edito da Shin Production, si compone di 184 pagine e corredato da 145 tavole a colori.

 

Dettagli

La dinamo futurista.
Omaggio a Umberto Boccioni
Primo Conti - Disegni per Harriet Quien,
“La donna che venne dal mare”, 1912-1925
Museo d’Arte, Lugano (CH)
fino al 19 aprile 2009

Didascalie immagini

  • Umberto Boccioni
    Studio per Contadini al lavoro, 1908
    matita su carta
    11,8 x 15 cm
    Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza BSAE della Calabria
  • Umberto Boccioni
    Contadini al lavoro, 1908
    olio su tela
    25 x 35 cm
    Collezione Città di Lugano, Donazione Chiattone
  • Primo Conti
    Elasticità Muscolare, 1915
    matita a cera su carta
    32,6 x 21,6 cm
    Collezione privata
  • Harriet Quien e Primo Conti sulla spiagga di Antignano
    dove si incontrarono per la prima volta nel 1923
    fotografia
    Fiesole, Fondazione Primo Conti