La colonna sonora di Michelangelo
di // pubblicato il 08 Aprile, 2009
La scoperta è di una equipe dell'Università di Firenze: le misure della colonna Traiana di Roma sono uguali all'interno del campanile cinquecentesco del Duomo di Pietrasanta il cui progetto, per la complessità, potrebbe essere attribuito al genio di Michelangelo Buonarroti.
Alto oltre trenta metri, il parallelepipedo di solido laterizio, ha una canna interna di forma insolitamente cilindrica e fu creato per produrre, attraverso le campane, un'incredibile colonna sonora, il suono autentico di un'antica ed epica colonna di marmo.
La nuova ipotesi appartiene a Gabriele Morolli, ordinario di Storia dell'Architettura dell'ateneo fiorentino e specialista di Michelangelo che nella mostra allestita all'Impruneta (di cui vi abbiamo documentato e aggiornato), con una serie di pannelli rivelatori anticipa una ricerca sul campanile che Pietrasanta allestirà nel 2010.
Per eseguire opere ciclopiche e costose (come la nuova basilica di S. Pietro a Roma o a Firenze la facciata marmorea della chiesa di S. Lorenzo il cui progetto fu affidato al Buonarroti, ma non fu mai realizzata) il Papa (secondogenito di Lorenzo de' Medici e Clarice Orsini) aveva acquisito la Versilia allo Stato Fiorentino per affrancarsi dal monopolio straniero delle millenarie cave di Carrara.
Commissionato dalla Collegiata di San Martino, l'edificio di Pietrasanta fu realizzato intorno al 1520 da Donato Benti, collaboratore di Michelangelo che, tra il 1516 e il 1520, vi aveva soggiornato per seguire un nuovo bacino marmifero su incarico di Papa Leone X.
Il prof. Morolli spiega che il campanile ha base quadrata (lato di otto metri) e sale in quota con le facciate leggermente inclinate all'indietro e rigate da aggetti e rientranze dei mattoni destinati ad accogliere il rivestimento in lastre di marmo, idea poi inattuata, e come la struttura interna del campanile sia scavata da una grandiosa scala a chiocciola autoportante, sempre in mattoni, che sale alla cella campanaria con tre avvitamenti e un centinaio di gradini.

La sorpresa è, appunto, nelle misure della canna interna, anch'essa rastremata. Infatti, i rilievi di Enrico Venturini, collaboratore di Morolli, non mentono: stessa base, altezza e dimensioni della colonna Traiana a partire dal modulo-diametro (18 palmi romani, circa 4 metri) scelto da Apollodoro di Damasco per tramandare nel marmo le imprese dell'imperatore Traiano con il primo monumento coclide della storia (all'esterno rilievi a spirale continua, all'interno, fino in vetta, una scala a chiocciola).
Tema estremamente appassionante quello della scala coclearia che, in quell'inizio di Cinquecento, coinvolgeva Bramante (la scala a vite nel Cortile del Belvedere in Vaticano), Leonardo (lo scalone a chiocciola al centro del Castello di Chambord), Antonio da Sangallo il Giovane (la doppia rampa del Pozzo di S. Patrizio a Orvieto).
Anche il computer confermerebbe l'ipotesi che il nucleo poetico dell'invenzione della vite di Pietrasanta sia l'idea di riprodurre fedelmente, ma in inquietante negativo, le forme della colonna Traiana.
Invenzione architettonica di straordinaria complessità geometrica e geniale sapienza tecnologico-costruttiva. Morolli sottolinea: "Difficile attribuire un capolavoro del genere al modesto Benti. Più facile immaginare il genio divino e capriccioso di Michelangelo che, per gioco o sfida, ha usato quel suo collaboratore per realizzare un manufatto capace di ricreare l'armonia della celebre colonna non attraverso forme visibili, percepibili dall'occhio, ma tramite la propagazione e l'amplificazione del suono delle campane: una grandiosa, cava, eterea colonna sonora".
Dunque un esperimento, fra le ipotesi del Prof. Morolli, che Michelangelo pensasse di applicare l'idea a progetti più emblematici come, apunto, San Pietro Vaticano o San Lorenzo fiorentino.