La collezione Patavina di Antonveneta
di // pubblicato il 14 Settembre, 2009
Da sabato 12 settembre per la prima volta in mostra ai Musei Civici agli Eremitani la collezione patavina di Antonveneta, opere dal XVI al XX secolo, per la maggior parte mai esposte al pubblico, con grandi interpreti dell’arte veneta e del paesaggismo settecentesco, tra questi possiamo ricordare Luca Giordano, Antonio Carneo, Marco Ricci, Francesco Guardi, Emma Ciardi, Cesare Laurenti e molti altri ancora.
La mostra “Un patrimonio per la città. La collezione Antonveneta” rappresenta la naturale prosecuzione di un percorso, voluto congiuntamente da Banca e Fondazione Antonveneta, iniziato nel 2006 con un indispensabile e accurato progetto di ricerca e catalogazione delle opere d’arte conservate presso le sedi centrali padovane, finanziato da Fondazione Antonveneta e conclusosi con la pubblicazione scientifica di un catalogo che, in occasione di questa mostra, viene riedito, arricchito e approfondito nei contenuti.

Il percorso espositivo si sviluppa in sezioni, Natura morta, Pittura di figura, Ritratto, Paesaggio, Albergo Storione, un importante nucleo è dedicato alla pittura di paesaggio dell’Italia Settentrionale del primo Settecento, con capi d’opera dei suoi esponenti più significativi e originali: Magnasco, Marini, Ricci, Peruzzini e Zais; Il corpus centrale della mostra è caratterizzato e composto da tele di ambito veneto dei secoli XVII e XVIII e da pregevoli dipinti fiamminghi, fra i quali una bella Allegoria dell’Autunno di Pauwels Franck, artista giunto a Venezia alla fine del Cinquecento, e una sfarzosa Natura morta con selvaggina dell’olandese Adriaen van Utrecht.

All’interno dell’esposizione sono esposti due interessanti dipinti appartenuti alla prestigiosa collezione fiorentina di Charles Fairfax Murray – un pendant con paesaggi rocciosi – attribuiti da Longhi e Pallucchini a Marco Ricci, ma ora collocabili, dopo la riscoperta dell’artista, fra le prove più alte di Antonio Marini.
Del paesaggista bellunese prima volta per la sarà visibile un’opera di grande formato, che presenta i tratti fondamentali della sua poetica giovanile, e un bellissimo Capriccio con rovine e figure collocabile nell’ultimo decennio della vita del pittore.

Figurano in mostra tre paesaggi del genovese Magnasco ritenuti tra gli esiti più felici della sua produzione: vi si ammirano la verve arguta nel delineare le figure, l’abile pennellata e la tecnica pittorica originale e di grande suggestione, elementi che confermano la sua proficua collaborazione con Antonio Francesco Peruzzini.
Tra i dipinti veneti del XVIII secolo, spiccano per singolarità e originalità le due raffinate scene di carnevale del veronese Marco Marcola e, per l’assoluto rilievo formale, le tele di Francesco Guardi, indiscussi capolavori del celebre veneziano e tra le opere di maggior prestigio dell’intera collezione Antonveneta.
Dei secoli XIX e XX vi sono preziosi dipinti della veneziana Emma Ciardi e numerosi frammenti della decorazione ideata da Cesare Laurenti all’inizio del Novecento per l’Albergo Storione di Padova, raffiguranti ognuno una testa femminile e che per questa occasione espositiva vengono accostati ai trenta frammenti oggi ai Musei Civici-Museo d’Arte, che facevano parte del soffitto riproducente un arioso e lussurreggiante pergolato di melograni, e a due pastelli con figure di danzatrici gentilmente concesse in prestito dalla Galleria Nuova Arcadia di Padova.
Per concludere il percorso della mostra I maestri veneziani di Ettore Tito, un’opera affascinante e imponente per dimensioni e struttura compositiva; realizzata nel 1937, essa costituisce il testamento spirituale dell’artista che nel ’40, la tela offre una scena da remake cinematografico fuori dal tempo, così spregiudicata da raccogliere lo sguardo meditativo e perplesso di un sagace Goldoni, posto ai margini del gruppo.
La rassegna - curata da Davide Banzato e Franca Pellegrini e accompagnata dal catalogo edito da Skira a cura di Eleonora De Filippis - vuol rendere omaggio alla città di Padova, sede storica di Banca Antonveneta, istituto che, insieme alla sua Fondazione, è da sempre impegnato nella conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico.