La collezione Farnese: antichità a misura di Papa

di Amici in Visita // pubblicato il 29 Novembre, 2009

di Elisa Mazzagardi

A fare da scia alla straordinaria mostra romana sulla pittura dell’Impero dell’antica Roma i riflettori si accendono nuovamente sul nostro prezioso patrimonio archeologico. Il soggetto, o meglio, i soggetti d’inestimabile valore, che tornano a far palare di loro, questa volta, però, non sono protagonisti di una mostra temporanea, ma di un’incredibile collezione permanente, che grazie a un meticoloso lavoro di ricerca sulle fonti ha potuto restituire immutato il fascino di un’antica collezione, riaperta al pubblico al Museo Nazionale Archeologico di Napoli.

Una riflessione amara ci porta a costatare quanto siano dimenticate le vestigia del passato, questa volta non è una polemica alle istituzioni, ma a noi stessi: tristemente il solo gesto di attraversare l’ingresso di un museo diventa un fatto eccezionale nell’epoca dei grandi magazzini. Si fa gran parlare di paradisi perduti, di stress da vita quotidiana, si commercializza tutto, immolandolo ai fini della ricerca di tranquillità, e ci si dimentica di quanto sia semplice fare un viaggio nella storia, di quanto sia emozionante. Così l’aura magica, che nella nostra immaginazione di bambini, avevamo costruito intorno all’edificio del museo, al santuario della cultura, deve rimanere inalterata nella maturità, sapendo che un tesoro di pace esiste a due passi dal nostro divano.

La storia di oggi è quella di un papa, cui è stato restituito l’onore di un impegno che l’ha reso famoso.

Da appassionati d’arte non parleremo di missioni evangeliche né tanto meno di lotte di potere, ma della storia del Cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III (1543-1549), e della sua Collezione - composta da oltre 300 reperti – che è una delle più grandi, se non addirittura la maggiore raccolta storica di sculture antiche formatasi nel Rinascimento che sia rimasta sostanzialmente intatta.

Il ritratto di Alessandro Farnese si traccia proprio sul suo straordinario interesse per le antichità, viste non tanto con volontà di ricostruzione storiografica, quanto più come straordinari oggetti d’arredo per le sue ville, in sintonia con quell’ideale di autenticazione di valore che il passato garantiva agli occhi di un uomo rinascimentale. Così, tra 1545 e 1546, fu lui a dare impulso alla prima campagna di scavi delle Terme di Caraccalla, e poi, ancora, dei Fori Romani, tra 1547 e il 1549, e dal tempio di Adriano, e nell’arco di un cinquantennio, grazie a confische, donazioni, acquisti sul mercato antiquario, ma soprattutto ai tanti rinvenimenti venuti alla luce nel corso degli scavi effettuati per la risistemazione urbanistica di Roma, la più straordinaria collezione d’arte antica del rinascimento prese forma.

Appassionata testimonianza della magnifica collezione ci giunge dalle pagine di Ulisse Aldrovandi, erudito naturalista bolognese, che nel 1550, nel visitare la residenza papale a un anno dalla scomparsa del pontefice la descrive come uno scrigno di tesori inestimabili, che prefigurano la moda che sarà del secolo successivo dei preziosi gabinetti di mirabilia.

La smania collezionistica del cardinale Farnese non conosceva limiti geografici e le sue raccolte vantavano reperti provenienti da tutta Italia, come una testa di Antinoo, appartenuta al cadinal Bembo di Padova, o il patrimonio dei Medici lasciato da Margherita d’Austria, figlia di Carlo V e Alessandro de Medici, alla loro morte.

Dapprima destinata ad abbellire il nascente Palazzo Farnese, la Collezione, estintosi il casato farnesiano, passò ai Borbone di Napoli, attraverso una complessa vicenda di trasmissioni ereditarie. Fu quindi trasferita nel capoluogo campano, diventando parte del patrimonio artistico della famiglia regnante.

Il viaggio verso Napoli dei marmi farnesiani, sottratti ai loro originari contesti espositivi, significò, però, la fine della Collezione così com’era stata concepita e organizzata tra Cinquecento e Seicento. Nella città partenopea i marmi venuti da Roma, esposti nel nascente Museo napoletano divisi per materia e dimensioni, criteri storico-artistici dominanti all’epoca, vennero uniti ai rinvenimenti degli scavi vesuviani e flegrei.

Il 2009 lascerà nell’archeologico di Napoli il segno del recupero di un tesoro: la ricostruzione della fisionomia autentica della collezione Farnese come specchio della volontà di un collezionista ante litteram, testimonianza non solo dell’archeologia romana, ma anche del gusto intellettuale del pieno Rinascimento, e impronta del faticoso lavoro di decodificazione del messaggio antico che era in atto all’epoca, sacrificando, per questo ideale, la più comune forma di organizzazione per sequenza cronologica e per approccio storico-artistico.

Il progetto ha, tuttavia, comportato il problema di impostare un programma espositivo per un complesso di materiali ormai rimosso dalla sua sede originaria e ridotto nel chiuso di una successione di spazi museali uniformi, ben lontani dagli ambienti delle varie residenze romane della famiglia, spesso in un’aperta cornice naturale. Questo complesso, per il suo carattere eterogeneo e per i motivi stessi che ne erano all’origine, non poteva d’altro canto essere organizzato secondo le più aggiornate categorie interpretative in modo tale da fornire un quadro coerente e significativo del fenomeno artistico antico in quanto tale, nel suo svolgersi attraverso il tempo, così come hanno inteso fare i grandi musei nazionali europei a partire dal XIX secolo.

Si è, così, optato per una ricomposizione dei singoli complessi di marmi antichi così come erano stati distribuiti nel grande palazzo a Campo dei Fiori e nelle diverse ville – quella della Farnesina, al di là del Tevere; quella sulle pendici del Monte Mario, detta di Madama; gli Orti sul Palatino – in modo da evidenziare i momenti salienti della vicenda formativa della collezione (ad esempio lo scavo nelle Terme di Caracalla), come anche gli intenti programmatici che determinavano l’arredo di singoli ambienti (la Galleria affrescata dai Carracci e la Galleria dei ritratti imperiali nel Palazzo Farnese) o gli interessi antiquari che governavano gli acquisti (la serie dei ritratti dei Filosofi e degli uomini illustri).

L’imponente e muscoloso Ercole Farnese proveniente dalle terme di Caracalla e dai Giardini di Paolo III, nella sua voluminosa fisionomia, che aveva affascinato a tal punto Michelangelo da indurlo a ritrarlo nelle vesti di Giovanni Battista nel Giudizio Universale, sarà guardia e monito dell’autenticità di una passione orgogliosamente salvata, non solo dai danni materiali del tempo, ma anche dalla damnatio memoriae.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  1. STATUA DI ATLANTE
    Età imperiale
    copia romana da originale greco Marmo bianco a grana fine
    asiatico
    Alt. m 1,91
    Napoli, Museo Archeologico Nazionale di Napoli
    Foto di Luigi Spina
  2. STATUA DI AFRODITE, CD. CALLIPIGE
    Metà del II sec. d.C.
    copia romana da originale greco Marmo bianco a cristalli medi
    insulare
    Alt. m 1,52
    Napoli, Museo Archeologico Nazionale di Napoli
    Foto di Luigi Spina
  3. GRUPPO CON LA PUNIZIONE DI DIRCE, CD. TORO FARNESE
    I sec. d.C.
    copia romana da originale greco
    Marmo bianco giallastro a grana fine
    Alt. m 3,70
    Napoli, Museo Archeologico Nazionale
    Foto di Luigi Spina
  4. STATUA COLOSSALE DI ERCOLE TIPO FARNESE PITTI
    Tra il II e il III sec. d.C.
    Marmo bianco
    Alt. m 2,92
    Napoli, Museo Archeologico
    Nazionale Foto di Luigi Spina
  5. BUSTO DI OMERO TIPO ELLENISTICO
    II sec. d.C.
    copia romana da originale greco
    Marmo bianco a grana media (pentelico?)
    Alt. tot. m 0,72; alt. testa m 0,34
    Napoli, Museo Archeologico Nazionale di Napoli
    Foto di Luigi Spina


IN COPERTINA
un particolare del "Toro Farnese"

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Museo Archeologico Nazionale, Napoli, Piazza Museo Nazionale 19
  • Sito web