La civetta

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 31 Marzo, 2010

"Essa è il simbolo della conoscenza razionale (perchè uccello notturno in rapporto con la Luna) percezione della luce riflessa (lunare); in opposizione alla conoscenza intuitiva, percezione della luce diretta (solare, il cui simbolo è rappresentato dall'aquila)".
René Guénon

Quando stavo in Francia, sentivo spesso l'espressione C'est chouette! in alternativa a C'est jolie/ mignonne o altri aggettivi utilizzati per indicare qualcosa/ qualcuno di carino ma al tempo stesso accattivante e divertente. Uscendo dalla dimensione traslata di questo vocabolo, la traduzione letterale è civetta. La differenza in questo caso sta nel fatto che sostantivando l'aggettivo, in italiano, il senso del termine viene modificato indicando una donna leggera e vanitosa. Questo appellativo ricorda i tempi in cu l'animale veniva usato dai cacciatori come richiamo per ingannare i piccoli passeriformi, attraendoli con un atteggiamento "ammiccante".
Il nome stesso ne preannuncia dunque la storia e la simbologia, leggendo i manuali, salta all'occhio di nuovo la dicotomia, nome scientifico: Athene noctua, rapace notturno della famiglia degli Strigidae.
Viene naturale collegare queste parole direttamente alla divinità greca Atena e alla parola "strega" di origine latina. 
Anche in questo caso, questo animale si vede al centro di una simbologia duplice e contrapposta. 

Con i suoi grandi occhi, infatti, la civetta è legata alla preveggenza, all'illuminazione e alla sublimazione della conoscenza legata alla dea Atena/ Minerva, portatrice di saggezza, arte e sapienza. 
Certamente, in quanto volatile, questo rapace mantiene tutte le caratteristiche simboliche attribuite agli uccelli: la capacità di volare al di sopra di tutto e di vedere tutto "dall'alto"; al contempo, trattasi di una creatura notturna, e da qui la connotazione simbolica negativa e nefasta, da cui deriva Strigidae, che fa riferimento alla parola strega.
Da qui la sua presenza in molte raffigurazioni e racconti tetri e ambientati nel mondo delle tenebre e della magia, come emissaria di maghi e streghe. La superstizione ha spinto alcune popolazioni montane ad inchiodare l'animale morto alla porta di casa per allontanare il malocchio.
Un'immagine decisamente interessante quella di questo animale, che si riflette nella letteratura, nell'arte e nella tradizione di molti popoli che la vedono, a seconda della cultura, come un simbolo dell'oscurità o del suo esatto contraro.

Sta di fatto che la civetta, grazie alle sue caratteristiche, riesce a muoversi con eleganza malgrado la mancanza di luce e quindi, simbolicamente, ad attraversare il buio rappresentando, forse, l'emergere dell'inconscio.

L'AMBIVALENZA TRA MITO E STORIA

Una delle prime testimonianze iconografiche che abbiamo di questo animale sembra risalire al sito francese di Trois Frères (Arièges), un'incisione rupestre del Paleolitico raffigurante una nidiata di civette.
Il fatto che questi animali vengano raffigurati con grandi occhi tondi conferisce loro una ambivalenza legata da un lato alla capacità di "vedere" attraverso le tenebre, ma anche un legame con il non- conosciuto, l'oscuro, la morte. La "Galleria delle Civette" in Francia è solo uno dei tanti luoghi in cui questo animale fa la sua apparizione.
Restando nel vecchio continente, i siti megalitici della Bretagna e dell'Irlanda ne fanno spesso un animale totemico a tal punto da darle un corpo di donna che richiama direttamente quella che sarebbe poi divenuta l'immagine della divinità antropomorfa.
La stessa simbologia appare in diverse tombe in Spagna, Portogallo e Italia (Sardegna, Puglia e Lunigiana, III millennio) a confermare l'importanza del momento in cui l'essere umano passava da un mondo all'altro "accompagnato" da divinità legate a simboli dell'oscuro.
Allo stesso modo, in Bulgaria, sono stati rinvenuti simboli simili in tombe: idoli neri alati a forma di civetta appartenenti al V e IV millennio.
Questo impressionante continuum storico non si limita all'Europa ma si ripropone anche nella cultura Egizia dominata dalle immagini e dalle simbologie.
Nell'alfabeto degli ideogrammi la civetta rappresenta la lettera "M", era associata alla morte o per definire l'interiorità, tutto ciò che sta all'interno e che non rientra nel campo del visibile.
E' forse questo il motivo per cui si dice che sognare una civetta rappresenti la volontà di relazionarci con il proprio inconscio.

Al di là di tutto questo è ben chiaro il motivo per cui, se ci spostiamo con lo sguardo verso la mitologia greca, l'animale sembra aver subito una progressiva mutazione di significato: spogliata della sua connotazione nefasta e mortifera la civetta, Athene noctua, è per l'appunto la beniamina di Atene.
Saggezza e conoscenza appartenenti ad una divinità emblematica del sapere femminile e di una sensibilità particolare forse traducibile con la chiaroveggenza. Stando ad alcuni racconti, nel 1950 un episodio grottesco si verificò durante gli scavi a Castellammare di Stabia, località sepolta dall' eruzione del Vesuvio deI 79; d. c. Nel corso di questi fu rinvenuto il frammento di un affresco raffigurante una testina di Minerva, l'affresco venne riposto in un capannone e successivamente, una civetta, per tre notti restò li, volando intorno alla struttura e emettendo il suo verso. La mattina del terzo giorno l'animale fu ritrovato in una cisterna morto nel tentativo di penetrare nell’ abitacolo. 
Come già sottolineato, in contrapposizione alla saggezza illuminata e alla divinità, c'è l'icona negativa di cui parlano Ovidio nelle "Metamorfosi" in cui Ascalafo / Acheronte viene trasformato in civetta da Demetra/ Cerere dopo aver condannato la figlia di questa (Persefone) alla relegazione perenne nel regno dei morti, Plauto, Properzio, e Plinio nella sua storia del mondo della natura definendola come un animale funereo.
Virgilio stesso, nell'"Eneide" parla della morte di Didone come annunciata da un animale simile
Tutte le superstizioni e le credenze su questo rapace vengono accentuate nel Medio Evo, periodo di superstizione per eccellenza, in cui la civetta e la strega si affiancano e l'animale è associato al tranello, all'inganno subdolo. Un animale che approfitta della notte e del fatto che le sue prede sono svantaggiate perchè impossibilitate a vedere nel buio, cosa che lei può fare. 
Da qui la tradizione di inchiodarla alla porta per scacciare il malocchio.
Se da un lato la civetta viene associata all'oscurità e anche alla follia,; dall'altro abbiamo riferimenti ad una vanitas frivola, giullaresca che ci rimanda all'immagine dello specchio e all'attuale appellativo "civetta"/ "civettuola".
Come vedremo più avanti, l'animale, difficilmente si libera della sua cattiva reputazione, che viene spesso reiterata nella pittura da artisti molto diversi tra loro. In alcuni casi è invece recuperato il significato "migliore" legato a conoscenza e sapere illuminato. Detto questo, è plausibile che tale connotazione sia stata logorata da superstizioni legate alla paura dell'inconscio, in un certo senso, e alla paura di inoltrarsi in territori poco conosciuti e quindi "oscuri".
Il sapere di Atena è un sapere, come già detto, prettamente femminile, sensibile e "sensitivo" ma allo stesso tempo profondamente consapevole e razionale che con il tempo è stato congiunto alla simbologia legata al territorio della civetta e additato come "sapere" nefasto e subdolo; quasi con il secondo fine di "tarpare le ali" (visto che di volatili si sta parlando) all'emancipazione della donna grazie alla conoscenza.
Dall'altro lato questa conflitto può essere determinato dal timore di ciò che non si conosce e dalla volontà di allontanarlo, che va ben oltre la mitologia e la superstizione.

SIMBOLOGIA E RAFFIGURAZIONE

Come anticipato, le arti visive hanno inserito spesso la Athene noctua in contesti mutevoli secondo il periodo e la connotazione simbolica del caso. 
La morte, il lutto, ma anche l'oscurità sono rappresentati dalla civetta, raffigurata ai piedi della Croce da Antonello Da Messina nella Crocefissione di Anversa, dipinta nel 1475.
Qui, l'autore raffigura l'animale, appollaiato e in attesa di condurre i defunti nell'oltretomba. Tuttavia, alcuni storici hanno storicizzato il simbolo e segnalato nella simbologia un riferimento alla cecità degli Ebrei verso la Santità di Cristo.
In questo senso vi è un ulteriore "sotto-simbologia" legata a questo animale e alla morte, al buio e alla fuga dalla rivelazione della conoscenza.

In questi termini, per contrapposizione, possiamo citare la famosissima opera di Francisco Goya, "Il sonno della Ragione genera Mostri", acquaforte popolata di civette e gufi e di valore enormemente sibolico. Da un lato il torpore della lucidità fa nascere mostri e creature inquietanti; dall'altro è proprio questa la porta d'entrata nell'inconscio, il portale attraverso cui si accede all'interiorità e a quello che difficilmente è visibile alla luce del sole.
 
La stessa connotazione nefasta è nelle "Tre Età della Vita e La Morte" di Hans Baldung Grien della metà del 1500 in cui la civetta scruta lo spettatore come a volergli ricordare la precarietà della vita e la fugacità del tempo, rappresentato dalla Morte con la clessidra in mano.
All'opposto, Lucas Cranach il Vecchio ritrae nel 1502- 1503 il Dottor Johannes Cuspinian. Il ritratto è evidentemente celebrativo e volto a sottolineare la sua conoscenza profonda e la sua grande cultura. Se il primo elemento di spicco è il libro che il Dottore regge tra le mani, sullo sfondo, non poteva mancare una civetta, che guarda fisso verso lo spettatore a rimarcare l'elogio della saggezza del protagonista.
E' praticamente impossibile enumerare tutte le immagini dall'antichità ad oggi, in cui viene raffigurato questo animale, dai graffiti rupestri ai bestiari; dagli affreschi alla ritrattistica, oltre agli esempi citati, la volta della chiesa di Santa Margherita e Pelagia a Cremona dipinta da Giulio Campi nel '500 o, in contrapposizione, le raffigurazioni della Dea Civetta, la divinità antropomorfa.

Un animale ambivalente ma non ambiguo, sicuramente più misterioso e sottovalutato di tanti altri, che conferma, in questo la sua predilezione per il non- visibile e per certi versi, anche per una sensibilità percettiva più profonda e sottile.

 

Dettagli

didascalie immagini

  • Moneta graca con civetta
  • Geroglifici egizi, Tempio di Komombo
  • La Dea Civetta "Lilith"
  • Antonello Da Messina
    Crocefissione, 1475
    Anversa, Musée des Beaux Art
  • Francisco Goya
    Il sonno della ragione genera mostri, 1797
    Madrid, Biblioteca Nacional de Espana
  • Lucas Cranach il Vecchio
    Ritratto del Dottor johannes Cuspinian, 1502-1503
    Winterthur, collezione Oskar Reinhar


IN COPERTINA
un particolare di
Lucas Cranach il Vecchio
Ritratto del Dottor johannes Cuspinian