La Bohème ha inaugurato il cartellone del Festival Puccini
di // pubblicato il 24 Luglio, 2011
"gaudio supremo... paradiso... eden..."
Quando Giacomo Puccini vi si trasferì nel 1891, Torre del Lago era una minuscola località con centoventi abitanti e dodici case affacciate sul lago di Massaciuccoli, nel terzo millennio, ogni anno è diventata destinazione ambita per gli appassionati di musica lirica e chi desidera visitare la Villa Mausoleo, dove il Maestro visse e lavorò e dove, in una piccola sala trasformata in cappella, sono custodite le sue spoglie.
Se il Gran Teatro all'aperto con lo sfondo del lago è lo scenario naturale degli allestimenti delle opere pucciniane, il Festival nato nel 1930, unico al mondo che celebra il grande compositore, nei suoi oltre 80 anni di storia ha ospitato i nomi più illustri della lirica mondiale.
L'altro ieri si è inaugurata la stagione 2011 con un colorato e suggestivo nuovo allestimento de La Bohème, coproduzione con Hong Kong Opera House, per la regia di Maurizio Di Mattia.

La Parigi raccontata nel romanzo di Henry Murger “Scenes de la vie de Bohème” a cui Puccini e i librettisti dell’opera si ispirarono per la scrittura di uno dei capolavori assoluti del melodramma italiano è simboleggiata da una gigantesca Tour Eiffel che domina la scena di Maurizio Varamo.
Quella stessa Tour Eiffel che nel luglio del 1900 aveva stupito il maestro Puccini "Ti scrivo – che mi par di toccare il cielo con un dito! – dall’alto della Torre Eiffel. La quale, cospetto!!, ha un solo mancamento...quello di non essere a Torre del Lago!!!” e contagiato dal mythe de Paris scriveva “ci si vive splendidamente... ho una voglia matta di trattenermici”.
La geniale intuizione del Maestro Puccini e Madama Butterfly consentono alla Fondazione Festival Pucciniano di mantenere sempre vivo lo scambio culturale e artistico con il Giappone, a cui il Festival dedica uno speciale omaggio durante la Stagione 2011 anche in segno di amicizia e solidarietà per gli effetti del tragico sisma dello scorso inverno.
L’allestimento proposto quest'anno è interamente realizzato in Giappone, con scene di Naoji Kawaguci, e si caratterizza per la “rilettura del libretto” in chiave filologica. Il regista Takao Okamura pone un’attenzione meticolosa ai dettagli legati alla tradizione e al costume del Giappone (fedeltà alla tradizione giapponese custodita nel Museo di Kyoto con i costumi dello stilista Yasuhiro CIJI, il più famoso creatore contemporaneo di kimono, di cui sarà allestita una mostra dal 6 al 27 agosto negli spazi del Teatro).
Novità assoluta, a fianco della versione in musica di Giacomo Puccini, è la proposta in prosa della Madame Butterfly di David Belasco molto fedele a quella originale presentata a Londra nella primavera-estate del 1900 grazie alla lunga ricerca fatta da Vania Bonetti che ne firma la regia e rappresenta il dramma in maniera il più conforme possibile a quello che così tanto sedusse Puccini. "Leggila e fammi sapere che ne pensi. Io sono completamente incantato dalla storia" scriveva il Maestro al suo librettista Luigi Illica nel trasmettergli la traduzione del racconto di John Luter Long.
A Londra per le prove di Tosca al Covent Garden, su consiglio dell'impresario Francis Nielsen, Puccini assistette al Duke's of York Theatre (per ben tre volte) alla messa in scena di Madame Butterfly di David Belasco, successo già consacrato dalle precedenti 24 repliche all'Herald Square Theatre di New York.
Nonostante l'incapacità, per la scarsa conoscenza dell'inglese, di seguirne appieno il testo, ne rimase profondamente impressionato, lo “capì” e se ne entusiasmò, tanto da chiederne - quasi implorando - i diritti per farne il soggetto per il suo nuovo melodramma.
Ad emozionarlo furomo la drammatizzazione, indubbiamente melodrammatica, a cui Belasco ricorse e la sua concezione di teatralità che poi il Maestro cercò di trasferire ai suoi librettisti nel lungo lavoro di scrittura del suo capolavoro. Puccini rimase molto colpito anche dalle suggestioni musicali di carattere giapponese utilizzate da William Furst (compositore della musica di accompagnamento della Madame Butterfly di Belasco) per scandire i climax drammaturgici presenti nel dramma, come l'overture a commento dei paesaggi dipinti su tela (paint drops), fatti scorrere sul proscenio a suggerire l'atmosfera giapponese, nonché la preparazione di Butterfly e Suzuki per il ritorno imminente di Pinkerton, o la melodia marziale pentatonica a commento dei preparativi al suicidio di Butterfly. E fu la scena della veglia, col passaggio dal tramonto all'alba, che Belasco risolse senza interruzione, a sedurrlo definitivamente: le luci filtrate attraverso la stoffa, quel tramonto e quell'alba di seta, quelle note precise e sfumate come i colori della sera. L'assenza di parole inaspettata, prolungata, persino sfacciata, quattordici minuti di sfida tra il pubblico e il regista. E il pubblico, inchiodato alle sedie, stupito e coinvolto. Belasco riuscì a sviluppare proprio nell'assenza di parola tutto il potenziale tragico della protagonista.
Adesso Vania Bonetti pur cercando tecniche di recitazione più vicine al gusto del pubblico contemporaneo, ma lasciando tutti quegli elementi che, disseminati nel testo e nelle indicazioni di regia, contribuivano a rendere il personaggio di Butterfly così accattivante e ricco di fascino.
E' stata mantenuta la presentazione, prima dell'inizio del dramma, dei paint drops belaschiani, in una forma certamente più moderna, ma con lo stesso intento di aprire uno squarcio nel mondo idilliaco giapponese. Inoltre, viene presentata l'intera scena della veglia, che tanto sedusse il pubblico dell'epoca e soprattutto Puccini, senza spezzare la continuità dell'azione e risolvendo il passaggio dal tramonto all'alba attraverso un gioco di luci, per mettere in risalto quanto la condizione di estraneità della protagonista sia legata alla dimensione della comunicazione assolutamente non verbale.
Programma completo della stagione 2011