La vittoria è passeggera. La sconfitta è per sempre

di Jacopo Mamberti // pubblicato il 05 Agosto, 2012

È la compagna di viaggio degli ultimi, spesso incrocia la sua strada anche con i campioni, i fuoriclasse la temono e la rispettano, è sempre presente ad ogni evento sportivo.

È riuscita a sorprendere con la guardia abbassata Edoardo Mangiarotti, ha fatto un tunnel ai danni di Pelé, ha murato Leandro Vissotto da “zona 2”, ha stoppato Doctor J mentre schiacciava a canestro, si è incarnata nel refolo di vento che sposta la pallina al tennista,  nella buca che rende vano il migliore dei putt e nel pugno dello spettatore che negò a Merckx il sesto Tour de France.

È la sconfitta.

È la grande protagonista nelle domande dei giornalisti al favorito giunto secondo, il timore del prediletto dei tifosi, la presenza costante in ogni manifestazione sportiva.
Per alcuni è motivo di riflessione, uno stimolo per ripartire e tentare di superare i propri limiti, per altri è una battuta di arresto negativa perché solo vincendo si impara a vincere.
Atleta sconfitta
Per gli sponsor lo sportivo è il vincente, è il trionfatore da associare alla merendina, al gel dopo barba o alla macchina sportiva: non perde mai, sul campo e nella vita, non è insicuro, non conosce la paura di perdere, non è mai attonito e deluso alla fine della corsa, non resta mai annichilito ed incapace, sul momento, di comprendere le mancanze avute e di reagire.

Il vincente “assoluto” è anche il modello di sportivo al quale dobbiamo guardare oltre che il testimonial del prodotto che si vuole far comprare?
Sarebbe un punto di riferimento effimero e un delirio di onnipotenza perenne come quello del sarto capace di filare la seta dalla sabbia, ma anche una immagine perfetta alla quale mancherebbe qualcosa.
La persona e lo sportivo mai sconfitto non saprebbero cosa sia il dolore di aver visto sfumare il risultato, non comprenderebbero perché il migliorare una determinata azione o compiere un movimento diverso possa portare giovamento al proprio bagaglio, non riconoscerebbero nei meriti dell'avversario una opportunità di progredire o un segreto da carpire. Sarebbero un moloch inavvicinabile, che tutti venerano, ma che nessuno comprende e che non riesce a comprendere gli altri. Sarebbero simili a Baal, che, costretto per secoli ad una dieta a base di infanti, magari avrebbe preferito mangiare meloni.
 

 

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  1. Atleta sconfitta (foto)

In copertina:
Atleta sconfitta, particolare (foto)

 
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