La vittoria di “Caporetto”

di Federica Pera // pubblicato il 24 Settembre, 2012


Il 4 luglio 2012, dopo ben 5 anni di restauri, riaprono i battenti della Villa del Casale di Piazza Armerina (Enna), che nel 2005 Vittorio Sgarbi ha definito “una Caporetto” devastata dall’afa, dall’immondizia e dalle critiche accese dei visitatori di tutto il mondo. Oggi i laboriosi interventi di 50 restauratori provenienti da tutta Europa, coordinati dall’Alto Commissario ai lavori Vittorio Sgarbi, consentono di visitare uno spazio nuovo, le cui impalcature metalliche e coperture in plastica trasparente hanno lasciato spazio quasi del tutto ad ariose volte in legno, passarelle di visita appropriate e chiusure parietali che lasciano filtrare l’aria e consentono la visione dei mosaici restaurati in penombra. I lavori non sono stati ancora terminati ma la struttura è già fruibile in tutte le sue 120 milioni di tessere musive su ben 4.100 metri quadri di pavimentazione.

Quando, agli inizi del IV secolo d.C., la Sicilia diviene crocevia di scambi commerciali tra l’Impero e le province africane, e gli esponenti dei ceti più abbienti si ritirano nelle proprie terre di campagna per sfuggire alle spese pubbliche cittadine, sorgono numerose residenze extraurbane, grazie anche alle ingenti elargizioni volute dall’imperatore Diocleziano. Tra queste vi è la Villa del Casale, realizzata da maestranze africane e appartenuta probabilmente ad un alto membro del rango senatoriale, che a giudicare dalle rappresentazioni musive e dai dipinti murali, amava spassarsela davvero, tra agi e voluttà di ogni sorta. Forse sinuose donzelle in bikini, dopo gli esercizi atletici e i bagni nella grande vasca, allietavano il proprietario durante le serate trascorse con gli amici nella basilica, la sala di udienza pavimentata in opus sectile in marmo e porfido, tra il racconto di un viaggio esotico e la conclusione di un affare, mentre una coppia copulava in una cubicola e gli ospiti accaldati da una lunga giornata di sole sonnecchiavano a mollo nelle terme o bevevano litri di buon vino appoggiati alle colonne ioniche del monumentale cortile d’ingresso.

Nel vestibolo due giovinetti recitavano e cantavano, forse per accogliere un ospite importante, o per celebrare un rito religioso, mentre nel peristilio quadrangolare i dotti conversavano passeggiando come i peripatetici, lungo i mosaici raffiguranti teste di felini, tori, capri selvatici, arieti e altri animali dalle specie più varie. Nel frattempo, negli ambienti sul lato nord del grande peristilio, si svolgevano indisturbate le danze campestri in onore di Cerere, le abbondanti pesche degli Eroti dal segno nordafricano a V sulla fronte e i sacrifici della cacciagione a Diana. Nel corridoio della Grande Caccia, malgrado il nome, le piccole tessere accostate non raccontano una caccia ma una battuta di animali selvatici per i giochi dell’anfiteatro romano. Nell’appartamento padronale settentrionale a un lato della basilica Ulisse trae in inganno Polifemo offrendogli un vino dolcissimo per condurlo tra le braccia di Morfeo e poi trafiggergli l’occhio, mentre nell’appartamento meridionale il poeta Arione incanta le creature marine con musica e poesia e corone di palma e monete attendono di premiare il vincitore dello scontro tra l’astuzia (Eros) e la forza bruta (Pan).

Scommetto che qualcuno se la ride mentre un ragazzo cade dopo il morso di un grosso topo al polpaccio e un altro, spaventato da un gallo, fugge a gambe levate, divenendo persino il simbolo dell’Accidia nell’iconografia medievale. Al proprietario dell’elegante dimora di certo non mancava il senso dell’ humour. E come non udire il chiasso di Ercole che fatica in modo sovrumano per espiare l’uccisione dei familiari nel peristilio ovoidale della trichora (sala con tre absidi), per poi acquietarsi una volta accolto nell’Olimpo?

I mosaici della Villa di Piazza Armerina, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1997, raccontano di un’epoca di tolleranze reciproche, di diletto, pochi tabù e forse anche qualche bagordo in stile signorile. Un’epoca in cui il lato ludico e umano dell’esistenza non era stato ancora annichilito in funzione di una vita pudica finalizzata alla salvezza spirituale e ultraterrena. E in cui storia e mito si intrecciano giungendo a noi come se tanto tempo non fosse mai passato, nonostante i colori un po’ sbiaditi e qualche pezzo mancante. Il sito archeologico ci riserva ancora delle sorprese, che potrebbero riscrivere la sua storia: la recente scoperta (giugno 2012) di nuovi mosaici, tre colonne e un pregiato capitello a pochi metri dall’ingresso della residenza, fa pensare che essa non sia stata una dimora imperiale isolata tra rilievi verdeggianti ma uno degli edifici costituenti un vasto insediamento abitativo.
Il ritrovamento del basamento di una colonna rinvenuta qualche anno addietro rimanda all’antica esistenza di un edificio completo con portico colonnato. E non finisce qui: un’ulteriore zona di scavo ha portato alla luce una vasca absidata rivestita di mosaico che potrebbe essere appartenuta a un complesso termale più ampio. Chissà che l’ex “Caporetto” non abbia ancora qualcos’altro da regalare ai suoi visitatori, magari nuove epifanie mitologiche e viaggi secolari che smentiscono ulteriormente la sua disfatta.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Mosaici, particolare

  • Piazza Armerina
  • Villa del Casale
  • Mosaici
  • Mosaici a disegni geometrici

© 2012 foto Federica Pera

ORARI
Apertura: ogni giorno, compresi i festivi.

  • Durante il periodo dell’ora legale
    apertura biglietteria
    dalle ore 9,00 alle ore 18,00;
    chiusura del cancello alle ore 19,00.
  • Durante il periodo dell’ora solare,
    apertura biglietteria
    dalle ore 9,00 alle ore 16,00;
    chiusura de l cancello alle ore 17,00.

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Parco Archeologico della Villa Romana del Casale e delle aree archeologiche di Piazza Armerina e dei Comuni limitrofi
  • Sito web
 
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