La struggente infanzia di Michele Mari
di // pubblicato il 12 Gennaio, 2012
L'opera di Michele Mari Tu, sanguinosa infanzia, pubblicato da Einaudi nel gennaio 2009, è un viaggio narrativo che descrive il sapore struggente e romantico dell'infanzia passata. L'insieme dei racconti dai quali è composto il libro rivela un'evocazione sentimentale e lirica, fatta di lampi e ricordi affioranti. La voce narrante rievoca in prima persona le esperienze passate dall'autore durante la sua giovane età. Il discorso prende sovente pieghe sognanti e digressioni cariche di plurimi significati. Lo stile elegante, sublime e ricercato trasporta il lettore dentro vivide sensazioni.
Il tratto comune ed indistinguibile dell'opera poggia su uno schema di base: ogni rievocazione prende spunto da un oggetto dell'infanzia. I giochi, i libri, le storie diventano i catalizzatori privilegiati di ricordi ed esperienze. Partendo da questo filo conduttore si sviluppano alcune tematiche ricorrenti che caratterizzano la trattazione di ogni racconto.
Uno dei nuclei narrativi maggiormente sviluppato è quello dei rapporti familiari, sempre generato e mediato dall'esperienza rievocata dall'oggetto. Un rapporto familiare complicato e sempre in tensione è quello tra padre e figlio. A questa tematica appartiene sicuramente il racconto “L'uomo che uccise Liberty Valance”, nel quale si sviluppa uno strano, onirico e surreale rapporto tra padre, figlio ed i giocattoli di quest'ultimo. Il padre, attraverso una predica ambigua, prima rimprovera il figlio d'aver progressivamente ceduto e perso i suoi beni d'infanzia, tacendogli di averli successivamente recuperati, ed infine confessa d'avergli sottratto l'oggetto più prezioso. È come se la figura paterna attui una pulsione pedagogica che, tuttavia, soffre e si scontra con la sua concezione dell'infanzia, ancora forte ed irriducibile, portandolo ad atteggiamenti paradossali.
All'ottica dei legami familiari appartiene anche il racconto “Certi verdini”: un sognante viaggio d'iniziazione ed apprendimento tra madre e figlio, una passione comune, trasmessa dalla prima al secondo. I due vengono trascinati da un'affascinante e straniante amore per i puzzle. Il loro legame rivive nelle migliaia di pezzi assemblati e si ciba della loro corsa al puzzle impossibile.
Un altro grande filone che s'innesca tra i romanzi riguarda la passione per la lettura e le storie che hanno segnato ed attraversato l'infanzia dello scrittore. A questo titolo rientrano i racconti “Le copertine di Urania”, “Otto scrittori” e “La freccia nera”. Il primo è una rievocazione appassionata dei sentimenti suscitati dalle storiche copertine di Urania. L'autore riporta una vera e propria esegesi della storia di questa collana editoriale di fantascienza con tanto di citazioni, inframezzandola dalle sue angosce, paure e passioni generate dalla lettura di quei testi e dalla vista di quelle copertine.
La passione per l'avventura e la narrazione emerge nel superbo “Otto scrittori”: l'autore oniricamente incontra i grandi protagonisti della letteratura d'avventura. Dofoe, London, Melville, Salgari, Poe, Conrad, Stevenson e Verne si ritrovano fumosi ed evanescenti ad affrontarsi sotto il giudizio dell'autore, sempre più dispiaciuto ad ogni eliminazione, che ricerca il più grande scrittore che abbia mai colto “la verità – l'essenza – della letteratura marinaresca”.
Nell'ultimo racconto di questo filone, “La freccia nera”, Mari descrive, richiamando il difficile rapporto con il padre, una vera e propria esperienza d'acquisita coscienza. Progressivamente l'autore, ritrovandosi a leggere due differenti edizioni dello stesso libro, scopre la difficile arte della traduzione e delle mille sfumature di significato ed espressione della lingua.
Mari, grazie alla sua potenza narrativa, ci trasporta in un mondo antico fatto di parole, canzoni, oggetti e storie che irrimediabilmente identificano l'unica età d'oro dell'umanità sempre rimpianta e sempre ricordata anche se sanguinosa.