La sindaca

di Francesco Romano // pubblicato il 06 Agosto, 2012

Ticciati, s  caterina abbracciata dal crocifisso, basilica di s  caterina pratoUn gruppo di lavoro composto da studiosi e funzionari pubblici promosso dall'Istituto di teoria e tecniche dell’informazione giuridica (Ittig) del Cnr e dall'Accademia della Crusca hanno dato vita ad una Guida per la redazione degli atti amministrativi. Una delle regole di questa Guida, che si occupa di come devono essere scritti i nomi di mestiere, i titoli professionali e i ruoli istituzionali  suggerisce di usare, nei casi sopra rammentati, il genere maschile e il genere femminile in base al genere del referente. La regola poi precisa che “le strategie di riferimento e di accordo variano in base al tipo di testo”.
L'approfondimento di questa regola ci fa notare che “Come regola generale negli atti di indirizzo politico-amministrativo (direttive), negli atti di gestione (atti e provvedimenti amministrativi) e nei regolamenti (atti normativi), e in particolare negli atti di indirizzo per la nomina e la designazione, da parte del Sindaco, dei rappresentanti del Comune presso enti, nelle comunicazioni a persone singole e nei bandi di concorso, è opportuno usare il genere grammaticale maschile o femminile pertinente alla persona alla quale si fa riferimento. Si noti che tutti i nomi di mestiere, di professione e di ruolo possono avere la forma femminile: operaio/operaia, sindaco/sindaca; assessore/assessora; segretario generale/ segretaria generale, il presidente/la presidente ecc. è invece da evitare, perché non è grammaticale, l'uso dell'articolo femminile seguito dalla forma maschile, es. la sindaco. Si raccomanda di distinguere sempre il genere quando si fa riferimento a una persona definita, in particolare nell'intestazione, nelle formule d'esordio, nell'oggetto e nella firma”.
Del tema dell'uso del genere grammaticale maschile o femminile nel linguaggio istituzionale, ma in generale di un certo maschilismo linguistico, che viene da lontano e tende a emarginare il mondo femminile, si è parlato in un convegno il 24 maggio scorso nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio dal titolo "Genere e linguaggio. Parole e immagini della comunicazione".
Esiste infatti un progetto del Comune di Firenze che cerca di combattere questo tipo di discriminazione. L’evento è stato organizzato dall'assessorato e dal comitato per le pari opportunità che da tempo hanno iniziato una riflessione sul modo in cui il mondo femminile viene rappresentato attraverso le parole e le immagini.
Il programma del convegno vedeva protagonisti l’assessora Cristina Giachi e l’assessora provinciale Sonia Spacchini, Nicoletta Maraschio, presidentessa dell'Accademia della Crusca, Cecilia Robustelli, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Elisabetta Benelli, vicepresidente del corso di laurea in cultura e progettazione della moda, Peppino Ortoleva, ordinario di storia e teoria dei media all’Università di Torino, la sociologa del lavoro Marcella Chiesi, Antonella Turci Dirigente dell'Assessorato Pari Opportunità della Regione Toscana, Anna Brebbia, Lucia Bartoli, Paola Mossuto e Stefano Galligani del Comune di Firenze.
E nel destino di Firenze c'è una Sindaca? Non so rispondere a questa domanda ma di certo nell'archivio Vocanet questo termine è attestato per ben 5 volte. Pare strano che in documenti giuridici antichi vi siano attestazioni di un uso al femminile di un termine noto nel linguaggio istituzionale come prettamente  maschile. Ed infatti non si tratta dell'accezione relativa alla carica istituzionale municipale che siamo abituati a considerare, ma di una carica ecclesiastica e più precisamente monastica. La sindaca infatti, a giudicare dai contesti esaminati e che, se vorrete, potrete consultare anche voi, sembrerebbe una suora con funzioni di amministratore all'interno di un monastero: così nell'attestato delle monache di San Vincenzo del 2 settembre 1544, suora Obedientia de Ginori attesta la entrata in convento di un'altra suora ed esercita questa funzione da “sindaca al presente di decto monasterio”.  In un passo del 1746 e relativo alla “descrizione delle feste fatte in occasione della canonizzazione di Santa Caterina de'Ricci” (per questo motivo l'immagine vicino al titolo di questo mese), accanto alle cariche di sagrestana e priora viene di nuovo nominata la carica di Sindaca (Latini, Nel IV centenario della nascita di S. Caterina de' Ricci. Bollettino diocesano pratese. Vol. III (ma IV), 1922, pp. 55-61, 72-89). Io colgo invece l'occasione per augurarvi un buon riposo estivo sperando di ritrovarvi a settembre: romano@ittig.cnr.it.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Girolamo Ticciati (1676 - 1744), Estasi di santa Caterina de' Ricci
particolare bassorilievo, basilica di Santa Caterina de' Ricci a Prato

 
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