La seducente e universale bellezza del Bronze alla Royal Academy

di Giuseppe Rizzo // pubblicato il 02 Novembre, 2012

“Uhauu, but it is incredible!” esclama una signora che, dopo aver ammirato il Porcellino del Tacca alza lo sguardo verso la parete e si accorge, quasi impaurita, di un grande ragno, Spider IV di Louise Bourgeois, che sembra camminare nell’ombra della sala. In un’altra sala qualcuno rimane affascinato nel vedere la piccola figura del Capotribù della civiltà nuragica sarda insieme alla Figura votiva estrusca di Volterra, accanto alla novecentesca Figura in gabbia di Giacometti. Altri sono sbigottiti dalla presenza deforme della Clam Digger di William de Kooning in forte contrasto con la sublime levigatezza della Maiastra di Brancusi. Altri ancora, come me, sono stupiti e quasi increduli di trovarsi di fronte ad una massiccia presenza di colossali capolavori in bronzo del Rinascimento, molti dei quali provenienti da Firenze, in stretto rapporto visivo a sculture dell’antichità classica fino alla produzione artistica contemporanea.
Sorprendente, accattivante, vivace, chiara, insolita, emozionante … unica! Questi gli aggettivi, in apparenza clamorosi, per definire l’universo spazio-temporale in cui ben 158 capolavori provenienti dall’Asia, Africa e Europa sono esibiti alla mostra titolata “Bronze”, in corso alla Royal Academy of Arts di Londra fino al 9 dicembre 2012.
Adriaen de Vries Forge of Vulcan, 1611
La mostra, curata da David Ekserdjian e Cecilia Treves è dedicata completamente alla scultura in bronzo e come si legge in apertura del catalogo si propone “di celebrare la straordinaria varietà storica, geografica e stilistica del bronzo dalle antiche civiltà orientali intorno agli anni 3700 A.C. fino al presente”. “L’obiettivo – dice Cecilia Treves che abbiamo incontrato durante la nostra visita - è stato quello di esplorare l’universale bellezza del bronzo attraverso una selezione di manufatti che meglio si prestavano a suggerire e far apprezzare al pubblico le straordinarie qualità e varietà formali del più antico e duraturo medium artistico”. Per questa finalità le opere, anziché seguire un ordine cronologico - come invece sono documentate nel catalogo - si presentano raggruppate in sette sezioni tematiche – Figure, Animali, Gruppi, Oggetti, Rilievi, Divinità e Teste -  lungo un percorso che si snoda su dieci sale. Per ogni tema, quindi, la messa in scena di sculture fra loro distanti nel tempo e nello spazio che interagiscono nell’ambiente espositivo, mostrando come punto forte la varietà e la qualità della seducente e universale bellezza del bronzo.  Una dura prova per i curatori, la cui intraprendente idea non ha deluso le aspettative.
Dancing Satyr Greek, Hellenistic period, Third-second centuries BCE
Varcata la soglia d’ingresso, il Satiro danzante di Mazara del Vallo (II metà del IV sec. A.C.), isolato al centro della sala semibuia, introduce al percorso espositivo. Mancante degli arti superiori e dalla gamba sinistra, la figura è illuminata da una luce dai toni quasi drammatici che non solo accentua il chiaroscuro delle forme del corpo, libero e leggero nella sua posa senza gravità, ma polarizza lo sguardo sulla sua superficie, insieme brillante e ruvida. Si può osservare, inoltre, la forma cava della scultura e il sottilissimo spessore del bronzo che, come riportato nella didascalia, rivela la sua esecuzione con la tecnica della fusione a cera persa. Questo antichissimo procedimento di lavorazione del bronzo insieme alle altre tecniche ancora oggi in uso nelle fonderie sono esemplificate in uno spazio didattico poco più avanti, appropriatamente studiato con modelli e video esplicativi.

Nella sala successiva, dedicata al tema della figura umana in azione e in riposo, nuda e drappeggiata, un cosmo di importanti sculture si confrontano nella fluidità della materia e nella varietà delle superfici: così ad esempio la statua romana del ritratto di Lucio Massimo (V sec. D.C.), proveniente da Ercolano, collocata accanto a Forme uniche di continuità nello spazio di Boccioni (1913), offre un affascinante confronto con la fluidità monumentale del Santo Stefano di Ghiberti, eseguita tra il 1425 e il 1429 per una delle nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele di Firenze, ma anche un’analisi stilistica nel trattamento delle loro voluminose pieghe. Tuttavia, dopo aver ammirato la bellezza senza uguali delle monumentali statue della Predica del Battista di Giovan francesco Rustici (1506-11), ideate per dominare dall’alto della porta nord del Battistero di Firenze e qui disposte in modo da consentirne la visione ravvicinata per apprezzarne il variabile cromatismo del bronzo, non possiamo che rimanere ulteriormente stupefatti nel vedere accanto a queste il Perseo del Cellini.
Clemente Papi (1803-1875) after Benvenuto Cellini (1500-71) Perseus, 1844
La colossale figura, con in mano la testa mozzata della Medusa, è posizionata su un alto piedistallo che domina l’intera sala. Sorpresa, fra le soprese, perché a ben vedere non si tratta dell’originale collocato sotto la Loggia dei Lanzi di Piazza Signoria a Firenze, bensì di una copia ottocentesca realizzata dal regio fonditore fiorentino Clemente Papi nel 1844, per commissione del Duca di Sutherland. Questa copia, fedele all’originale per dimensione e per finezza decorativa, differisce però dal capolavoro celliniano per due motivi: uno estetico, l’altro pratico. La copia di Papi si presenta uniformemente nera e lucida mentre in quella del Cellini emergono notevoli cromie verdastre visibili sul corpo, dovute all’aggiunta di una massiccia quantità di rame che servì per non far fallire la fusione. Dal punto di visto pratico sappiamo che entrambi gli artisti utilizzarono la tecnica della fusione a cera persa per eseguire il bronzo dal modello in cera. Tuttavia, mentre è noto dalle fonti autografe dello stesso maestro del Cinquecento che la figura del Perseo e la testa della Medusa furono fuse con due getti separati, la novità della replica di Papi è che questi riuscì ad eseguire il getto dell’intero gruppo con una sola colata del bronzo, dimostrando una sorprendente abilità tecnica visibile nel risultato “inedito” della replica che qui si ammira.

Nella sezione dedicata ai Gruppi, una varietà di manufatti eseguiti ad unico getto e molte sculture assemblate da elementi separati dimostrano le sofisticate tecniche di fusione in uso dall’età del bronzo - come ad esempio il gruppo del Carro del Sole (XIV sec. A.C.) in cui emerge la brillantezza della foglia d’oro che ricopre il disco che simboleggia il Sole - fino alle composizioni di figure a cavallo, in combattimento o in abbraccio amoroso, dal Rinascimento europeo alla creatività americana di inizio Novecento. Tuttavia non possiamo passare nella sala successiva senza soffermare l’attenzione sul drammatico gruppo del Laooconte con i suoi figli, riprodotto in bronzo da Girardon nel 1690 in misura uguale all’originale in marmo conservato nei Musei del Vaticano.
Le qualità di levigatezza e di brillantezza del bronzo, completamente nero, emergono incontrastate dall’ambiente semicircolare tinteggiato di bianco in cui è inserito. E mentre osserviamo il dinamico chiaroscuro della massa corporea del Laooconte, che cerca di divincolarsi, insieme ai figli, dalla furia del serpente, l’impressionante colore di quel bronzo, nero, intensamente lucido e decisamente pulito che si mostra alla nostra vista, virtualmente ci porta a considerare la bellezza e l’abilità tecnica raggiunta dai Greci nella statuaria in bronzo, rispetto alle copie in marmo che la storia romana ci ha tramandato.
François Girardon Laocoön and His Sons, c.1690
Attraversando la sala dedicata agli Animali e le ampie sezioni in cui sono esposti Oggetti e Rilievi, in ognuna delle quali si possono confrontare ed apprezzare elaborati manufatti ed eleganti elementi decorativi provenienti dalla Nigeria, dalle civiltà indiane, dalla Cina e dall’Europa, entriamo nella sala delle Divinità, una sorta di Olimpo in cui, tra statuette e grandi bronzi, vengono presentate le divinità pagane, cristiane, buddiste. Qui si ammirano i migliori bronzi, dai colori vibranti e spesso con decorazioni in oro, eseguiti in Pakistan, Nepal e Tibet; in Korea, Cambogia e Thailandia; nella regione del Chola in India … fino ai bronzi del Rinascimento europeo che rinnovano l’idea dell’antichità classica attraverso la rappresentazione delle divinità pagane. Tra questi ultimi, accanto al Mercurio volante di Giambologna (Museo del Bargello, Firenze), si può ammirare la poco nota e “sfortunata” replica del Bacco di Michelangelo che Massimiliano Soldani Benzi eseguì tra il 1699 e il 1701 per il Principe Johann Adam Andreas di Liechtenstein e destinato ad arricchire le collezioni di Vaduz a Vienna. Intorno a quest’opera si racconta infatti che quando il bronzo arrivò a Vienna nel 1703 non piacque al principe, giudicando il risultato come “un lavoro di cattivo disegno … in una brutta posa, un’idea poco avvincente, terribile” e - in accordo a quanto afferma Ekserdjian nelle note della scheda di catalogo (n. 127) - il Principe “fu presumibilmente afflitto dalla posa instabile ed ebbra del dio del vino, la quale sarebbe oggi vista come una concezione splenditamente anti-classica”.
Massimiliano Soldani Benzi, after Michelangelo Buonarroti Bacchus, 1699-1701
Chiude la mostra la sezione dedicata alle Teste dove sono messe a confronto differenti tipologie del ritratto ideale e naturale, con una varietà stilistica e trattamento della materia che culmina con la metamorfosi dei lucidi profili formali eseguiti da Tony Cragg nella sua opera Points of View (2007) e con la riflessione della nostra stessa immagine, speculare e capovolta, nel disco in rame laccato Untitled (2012) di Anish Kapoor.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Adriaen de Vries Forge of Vulcan, 1611
    Bronze 47x56.5x6 cm Bayerisches Nationalmuseum, Munich.
    (Photo © Bayerisches Nationalmuseum, Walter Haberland)
  2. Dancing Satyr Greek, Hellenistic period, Third-second centuries BCE
    Bronze, with white alabaster for eyes, H. 200 cm Museo del Satiro, Church of Sant’Egidio, Mazara del Vallo
    (Photo Sicily, Regione Siciliana – Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Dip.Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Servizio Museo interdisciplinare Regionale “A. Pepoli” Trapani / © 2012. Photo Scala, Florence)
  3. Clemente Papi (1803-1875) after Benvenuto Cellini (1500-71) Perseus, 1844
    Bronze, H. 419 cm The Italian Gardens at the Trentham Estate
    (Photo Deborah McPeake)
  4. François Girardon Laocoön and His Sons, c.1690
    Bronze, 233x158x100 cm Houghton Hall, Norfolk
    (Photo Image © Royal Academy of Arts, London, Roy Fox)
  5. Massimiliano Soldani Benzi, after Michelangelo Buonarroti Bacchus, 1699-1701
    Bronze, 198x72x65 cm The Princely Collections, Vaduz-Vienna
    (Photo © Liechtenstein. The Princely Collection, Vaduz-Vienna.)

In copertina:
Un particolare della locandina della mostra
Bronze and gold , 95 x 60 x 25 cm, National Museum, Copenhagen, Photo Roberto Fortuna & Kira Ursem The National Museum of Denmark
(courtesy Royal Accademy of Arts, London)

Mappa

Dove e quando

BRONZE

  • Fino al: - 09 Dicembre, 2012
  • Indirizzo: Royal Accademy of Arts - Burlington House Piccadilly, London W1J 0BD, United Kingdom
  • Sito web

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