La rinascita di Orsay

di Jim Turner // pubblicato il 14 Novembre, 2011

Il Museo di Orsay, inaugurato il 1° dicembre 1986, compirà tra poco 25 anni. Questo anniversario è stato l'occasione di una vastissima riflessione sugli assi di sviluppo seguiti sinora e sul futuro sviluppo dell'istituzione.

Guy Cogeval, direttore del museo dal 2008 è stato all'origine delle ambiziose trasformazioni che permetteranno ormai di vedere le pittura del XIX e del XX secolo con un nuovo sguardo.
Il progetto originale, di aprire e sistemare il padiglione Amont – finora mai utilizzato – si è poi ampliato fino a diventare una ristrutturazione generale degli spazi espositivi dell'intero museo. Infatti, a parte la navata centrale, negli ultimi anni, tutto è cambiato.
Galleria degli Impressionisti, prima dei lavori
“Strano”
secondo Cogeval, il fatto che “seguendo le orme del MOMA di New York, i musei del XX secolo” adottarono tutti “cimase bianche e luce forte”, mentre i primi musei “ispirati dalle arti romana e pompeiana” avevano preferito una ricca policromia. Dice ancora : "il bianco uccide ogni pittura, fatta eccezione per l'arte del XX secolo e quella contemporanea. Se un dipinto accademico o impressionista viene collocato su uno sfondo bianco, il riflesso di questo colore, il suo alone di indeterminatezza attorno all'opera impediscono il diffondersi dei contrasti di valore cromatico, talvolta così impercettibili. Secondo me il bianco è il nemico della pittura.”

Sin dal suo insediamento Cogeval ha impostato quindi un importante piano dedicato alla presentazione delle opere, e che valorizzerebbe la singolarità dei quadri, invece di sottometterli a un'uniformazione che nega questo fatto. Per esempio: “un quadro di Manet o di Courbet esigono uno sfondo diverso di quello della pittura impressionista, più chiara e corsiva”.
Galleria degli Impressionisti, nuova sistemazione
È la galleria degli impressionisti del quinto piano a colpire sopratutto chi conosceva il museo prima dei lavori. La sua sistemazione originale non si poteva che definire brutta e impersonale, con pavimenti di piastrelle tra grigio e marrone, e muri di uguale tristezza. L'aggressività della luce, in questo ambiente troppo chiaro spesso toglieva la loro piena espressione ai quadri.

L'architetto Jean-Michel Wilmotte, al quale è stata affidata questa parte dei lavori, è stato attento a restituire la pittura ottocentesca in un ambiente più adeguato alle sue sottili variazioni di colore. Il parquet scuro e le pareti ricoperte di un grigio delicato, “che cambia colore a secondo della luce – a volte grigio-verde, a volte rosso-grigio”, e che l'architetto chiama “gris vivant” consentono lo studio e la contemplazione di ogni sfumatura della luce stessa dei quadri.
Importante anche il lavoro fatto per minimizzare l'aggressività della luce naturale, proveniente della vetrata del soffitto, mediante un complesso sistema di filtrazione. Ormai l'illuminazione dei quadri viene affidata a un sistema che combina alogeni e diodi di nuova generazione, e che consente di essere fedeli all'ambizione di Monet, che voleva fare della luce “il principale protagonista del quadro”.
E al posto delle voluminose panchine di legno che prima occupavano il centro delle sale, al rilassamento dei spettatori ci pensano i Water Block, opera dell'artista giapponese Tokujin Yoshioka, che rimandano all'acqua presente in tanti quadri impressionisti.
Padiglione Amont,
Il secondo asse maggiore di questa ampia ristrutturazione riguarda il percorso espositivo. Cogeval ha voluto “imprimere un ritmo diverso alla presentazione nel rispetto delle 'scuole' e delle grandi personalità artistiche. Far emergere un significato maggiore e introdurre problematiche più stimolanti.” con lo scopo esplicito di rendere “più polifonica” la presentazione e “meno sicure di sé stesse” le categorie.

Il nuovo padiglione Amont, la cui realizzazione è stata affidata a Dominique Brard e allo studio Atelier de Lille, è testimone di questa volontà di spostare e di rendere fluttuanti i confini. Mentre al piano terreno, i grandi formati di Courbet trovano uno spazio adeguato, la messa a confronto al secondo piano dei teli nabi con i mobili d'epoca ci consentono di proiettarci in modo straordinario nel mondo che irradia dai quadri. Interessante anche l'introduzione di oggetti del design contemporaneo: alcuni sembrano essere usciti dei quadri di Matisse o Bonnard e creano una piacevole risonanza nel contesto di Orsay.
Il nuovo allestimento consente anche – altro dettaglio di capitale importanza per chi viene veramente per vedere le opere – che il flusso del pubblico tra i diversi spazi del museo sia più equilibrato, e di evitare di conseguenza i deplorabili agglutinamenti di gente che troppo spesso si incontravano al quinto piano.
Nuova sala delle mostre temporanee
Altri elementi importanti della nuova sistemazione sono un nuovo spazio espositivo e il nuovo Café.La prima di queste innovazioni sostituisce la vecchia Sala delle Colone, e da febbraio prossimo accoglierà mostre temporanee più piccole di quelle del piano terreno, ma che permetteranno di scoprire aspetti dell'arte ottocentesca meno conosciuti dal pubblico.La ristrutturazione del Café de l'Horloge, opera dei fratelli Campana, contribuirà all'introduzione del design contemporaneo nel museo che continuerà in futuro ad arricchire la diversità e la bellezza del luogo.
Café, progetto
Dopo l'apertura lo scorso 27 ottobre dei nuovi spazi evocati nell'articolo, altri lavori si svolgeranno fino al 2015.

 

Traduzioni

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Galleria degli Impressionisti, prima dei lavori (© Sophie Boegly)
  2. Galleria degli Impressionisti, nuova sistemazione (© Musée d'Orsay, Sophie Boegly)
  3. Padiglione Amont,
    livello 2.
    (© Sophie Boegly)
  4. Nuova sala delle mostre temporanee (© Musée d'Orsay, Sophie Boegly)
  5. Café, progetto (© Frères Campana)

In copertina:
Ingresso della Galleria degli Impressionisti, con Le Déjeuner sur l'Herbe di Manet (© Musée d'Orsay, Florence Lesueur)

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