La ricerca filosofica di Magritte

di Stefano L. Borgioli // pubblicato il 15 Febbraio, 2017

Dal 10 febbraio al 5 giugno 2017 la galleria d’arte Schirn di Francofrte ospita una grande mostra monografica dedicata a René Magritte (1898–1967), “Magritte. Der Verrat Der Bilder” (“Magritte. L’inganno delle immagini ”), la prima in Germania dopo venti anni. Realizzato in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, dove dal 21 settembre 2016 al 23 gennaio 2017 ha accolto quasi 600.000 visitatori, l’evento esplora le relazioni fra l’opera del maestro belga e le correnti filosofiche del suo tempo. Magritte percepì sempre se stesso non solo come un artista, ma piuttosto come un uomo che cercava di esprimere i suoi pensieri e le sue concezioni con la pittura.
René Magritte, Les Mémoires d’un saint (Le memorie di un santo), 1960, Olio su tela, 80 x 99,7 cm, The Menil Collection, Houston
Questo approccio lo portò a confrontarsi con alcuni fra i maggiori filosofi del suo tempo, fino all’incontro con Michael Focault verso la fine del suo percorso biografico, e a creare un linguaggio visivo in cui l’esattezza della pittura si unisce ai processi concettuali.
Lo Schirn presenta la ricerca artistica e filosofica di Magritte dagli anni venti fino ai sessanta, attraverso l’esposizione di una settantina di opere, compresi diversi capolavori in prestito da musei e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
René Magritte, Le beau monde (Il bel mondo), 1962, Olio su tela, 100 x 81 cm, Collezione Privata, Courtesy Sotheby’s
I dipinti enigmatici di Magritte accompagnano il visitatore attraverso i cinque capitoli in cui si articola la mostra e raccontano l’aspirazione dell’artista di elevare la pittura allo stesso livello concettuale della poesia e alfine della filosofia. Emblematica la rappresentazione de “La condizione umana” (1935, in mostra), in cui Magritte cerca di rappresentare le relazioni dialettiche fra interno ed esterno, natura e cultura, il visibile e l’invisibile. L’interesse di Magritte per la filosofia crebbe ulteriormente nel corso degli anni cinquanta, quando si dedicò alla lettura di Martin Heidegger and Maurice Merleau-Ponty, entrò direttamente in contatto con pensatori contemporanei e i suoi interessi filosofici gli fornirono riflessioni e motivi che furono poi trasferiti nelle sue opere. Lo stesso Focault gli dedicherà nel 1973, sei anni dopo la morte del pittore, il celebre saggio “Ceci n’est pas un pipe”.
René Magritte, La Lampe philosophique (La lampada filosofica), 1936, Olio su tela, 46 x 55 cm, Collezione Privata
Tutto questo è perfettamente documentato dalla mostra dello Schirn, curata da Didier Ottinger, un importante evento tematico per approfondire la conoscenza e il significato dell’opera di una fra le maggiori figure artistiche del secolo scorso.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. René Magritte, Les Mémoires d’un saint (Le memorie di un santo), 1960, Olio su tela, 80 x 99,7 cm, The Menil Collection, Houston (© VG Bild-Kunst, Bonn 2017 )
  2. René Magritte, Le beau monde (Il bel mondo), 1962, Olio su tela, 100 x 81 cm, Collezione Privata, Courtesy Sotheby’s (© VG Bild-Kunst, Bonn 2017 )
  3. René Magritte, La Lampe philosophique (La lampada filosofica), 1936, Olio su tela, 46 x 55 cm, Collezione Privata (© VG Bild-Kunst, Bonn 2017 )

In copertina:
René Magritte, La Condition Humaine (La condizione umana), 1935, Olio su tela, 54 x 73 cm, Norfolk Museums Service (accepted by HM Government in lieu of tax and allocated to Norwich Castle Museum & Art Gallery)
[particolare]
(© VG Bild-Kunst, Bonn 2017 )

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