La Musa della Musica al Museo

di Amici in Visita // pubblicato il 20 Novembre, 2011

- di Ferdinando D’Urso -

Pochi ma buoni, questa volta è proprio il caso di dirlo. Pochi (troppo pochi) un po’ perché Bologna è talmente ricca di eventi da disperdere il pubblico, un po’ perché la rassegna è stata decisamente poco pubblicizzata e un po’ perché questo genere di musica che si allontana dal Jazz Mainstream resta ancora, purtroppo, di nicchia. LogomuseomusicabolognaBuoni, in compenso, perché facenti parte di quella porzione di popolazione che apprezza espressioni musicali altre, di indagine e sperimentazione; quella parte di ʿpopolo culturaleʾ che capisce l’importanza dell’andare avanti, dello svilupparsi e dell’evolversi dell’arte come suo necessario ed intrinseco elemento costitutivo.
Così si è inaugurata martedì 8 Novembre quella parte di Jazz fatto che insieme al Jazz detto - a cura di Stefano Zenni - costituisce la rassegna, ideata da Luca Bernard e ospitata al Museo Internazionale della Musica, “Jazz@museum 2011”.
Protagonisti di questo primo appuntamento sono stati gli eccellenti musicisti dell’Almond 4, quartetto guidato da Silvia Bolognesi (contrabbasso) accompagnata da Tony Cattano (trombone), Pasquale Mirra (vibrafono) e Daniele Paoletti (batteria). Tanti mondi e tante atmosfere si intersecano nella sonorità del quartetto: l’oriente di Charlie Mariano e Toshiko Akiyoshi accennato dal quartale vibrafono di Mirra e dal trombone di Cattano che canta distante (Cocal), il tango che parla con la gorgia toscana e si declina in rumba (Prato tanguera), il Mali lontano amato e studiato, rielaborato e reinterpretato da una senese (Cicle), l’universo di un alieno che indossando un abito da sposa cammina con una solenne ritualità ancestrale (The Alien with the Wedding Dress). 
La tradizione viene riplasmata, smantellata, piegata e distorta nella corsa swingante di Pasquale Mirra in Fermati, nel trombone di Tony Cattano che suona sempre espressivo, beffardo e urlante grazie alle sue sordine e che quasi ci ricorda le deformazioni grottesche e satiriche di Albert Ayler. Il quartetto si espande nella ricerca timbrica con l’esplorazione dei registri estremi degli strumenti e con la sperimentazione di tutte le possibilità rumoristiche che la loro fisicità permette. In questo modo il vibrafono di Mirra si trasforma in pioggia e grandine battenti (Clima), l’arco del contrabbasso fa risuonare le corde sotto il ponticello, Paoletti commenta il tutto percuotendo le pelli con qualsiasi materiale mentre il trombone si libera della condensa mostrandosi “bestia viva” e facendo anche così - forse involontariamente - musica.
Persino i richiami da caccia e il palcoscenico stesso diventano strumenti musicali nelle mani dell’Almond 4.
Gli arrangiamenti non sono complessi - come d’altro canto si addice ad un quartetto vicino all’area della musica improvvisata - ma mostrano la maturità e la raffinatezza dei musicisti che li eseguono. Gli strumenti suonano ora all’unisono, ora in un frequente contrappunto che ricorda il Mingus di Self-Portrait in Three Colors nel districarsi delle linee fra trombone e contrabbasso. Notevoli gli spazi improvvisativi vicinissimi alla declinazione del Free Jazz di Roscoe Mitchell con l’Art Ensemble of Chicago; gli strumentisti improvvisano liberamente sia soli, sostenuti dai compagni che disegnano un background puntinistico fatto di suoni e rumori, sia insieme riuscendo sempre ad ascoltarsi fra loro e a mantenere un altissimo livello di interplay anche nei momenti di più concitato climax.
Una menzione particolare merita Daniele Paoletti che ha fornito un fulgido esempio di assolo intelligente, misurato e ben sviluppato, tutte caratteristiche di solito assenti negli episodici solistici dei batteristi che troppo spesso si lasciano andare nell’uso indiscriminato di tecnicismi circensi. Il concerto, svolto nell’intimità concessa dal contenuto numero di spettatori, si conclude nel migliore dei modi grazie alle note di Tri cortine, un affascinante ballad di Tony Cattano.
Il tema estremamente cantabile si espande nell’elegante Sala degli Eventi del Palazzo Sanguinetti e giunge alle orecchie degli ascoltatori come un abbraccio fra amici, un arrivederci intenso e sentito, un giro di danza senza nessuna malizia. Con gli Almond 4 si medita, si riflette, a tratti si balla e - una volta entrati nel meccanismo - ci si diverte immensamente.
La rassegna andrà avanti fino al 22 Novembre continuando ad alternare ai concerti del martedì sera (l'ultimo il 22 Novembre) le conferenze domenicali di Stefano Zenni (l'ultima oggi) che fanno da necessario contraltare per un ascolto più consapevole e quanto meno possibile passivo. Resta la speranza che la poca affluenza del primo incontro del Jazz fatto sia da ritenere attribuibile al caso; sarebbe davvero un cruccio altrimenti vedere non giustamente esposti questi meritevoli e giovani talenti italiani che fanno tanto bene alla cultura del nostro Paese, unica via di fuga dalla situazione di altrimenti irrimediabile degrado contemporaneo.

 

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Logo Museo internazionale e biblioteca della musica - Biblioteca

In copertina:
Logo jazz@museum 2011

Mappa

Dove e quando

jazz@museum 2011 una rassegna del Museo della musica tra jazz detto e jazz fatto da un'idea di Luca Bernard

  • Date : 05 Novembre, 2011 - 21 Novembre, 2011
  • Indirizzo: museo Palazzo Sanguinetti Strada Maggiore, 34 - 40125 Bologna
  • Sito web

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