La misteriosa Basilica di Ercolano
di // pubblicato il 24 Gennaio, 2012
Il 24 Agosto 79 d.c. il Vesuvio, come racconta Plinio il giovane nelle sue lettere all’amico Tacito, si risveglia inondando le cittadine fiorenti, sviluppatesi alle proprie pendici, di gas e lapilli, distruggendole e seppellendole: tra queste Ercolano, che trovandosi però sul versante ovest del vulcano, subisce, a differenza di Pompei e Stabbia, un invasione di fango e prodotti eruttivi che lo sigillò ermeticamente, come uno scrigno, le case ed i palazzi e tutto quello che contenevano per secoli. Da allora la cittadina nascosta sotto un massiccio strato di materiale vulcanico cessò la sua esistenza, lasciando il rifiorire delle attività umane alla sommità di esso con la fondazione di una nuova città, Resina, divenuta poi dal 1969, Ercolano.
Nel 1710, un certo Ambrogio Nocerino, scavando il camino di un pozzo, si imbatté in alcuni frammenti marmorei che appartenevano, come fu poi stabilito, al teatro della romana Herculaneum. Spinte dai questi ritrovamenti, le autorità della zona iniziarono i primi scavi della città attraverso l’apertura di cunicoli che venivano poi richiusi al ritrovamento di reperti. Per tutto il Settecento, gli scavi continuarono in modo discontinuo finche, verso il 1780, furono quasi abbandonati per essere indirizzati verso la città di Pompei, più semplice da scavare. I metodi usati fino ad allora a volte finalizzati al solo ritrovamento di reperti, a volte come nel caso degli scavi francesi della così detta basica o Augusteum con ricostruzione topografica parziale, hanno comunque reso possibile immaginare, almeno in parte, la città. Gli scavi che ripresero nel Novecento, con metodi scientifici più appropriati, sono riusciti a portare alla luce solo una piccola parte della città sepolta, considerando la difficoltà di lavoro in presenza sulla superficie della colata della nuova città; molti dei segreti dell’antica Herculaneum dormono ancora nelle viscere della terra celati sia agli studiosi che al grande pubblico.

Ma è possibile almeno aprire un piccolo spiraglio su questa città così misteriosa?
Proprio alla ricostruzione degli interni dell’Augusteum, un importante ed imponente edificio pubblico della Herculaneum romana, è dedicata la mostra Antichità da Ercolano, che in questi giorni si svolge negli spazi del palazzo dello Stato maggiore, presso l’Ermitage di San Pietroburgo.
La mostra presenta una collezione di circa quaranta opere tra cui statue di marmo e bronzo, ma soprattutto gli affreschi staccati della decorazione pittorica provenienti dalla monumentale basilica.
La basilica, eretta all’epoca dei Claudii, dedicata al culto dell’imperatore Augusto, si trovava nella parte occidentale del Decumano maggiore. Grazie agli ultimi scavi archeologici del sito, è stata constatata l’importanza dell’edificio: danneggiato dal terremoto del 62 d.C., la basilica fu restaurata da Vespasiano. Il palazzo, imponente nei suoi quaranta metri di lunghezza, aveva cinque ingressi sormontati da un portico e, all’interno, una doppia fila di colonne divideva lo spazio in tre navate – grande la centrale, più piccole le laterali; proprio nelle laterali si trovavano delle nicchie al cui interno risiedevano delle statue, ritrovate in gran parte intatte e corredate da iscrizioni, mentre nelle due absidi che completavano le due navate laterali, c’erano degli affreschi. Proprio quest’ultimi, risultano molto importanti, sia per il tema mitologico trattato, sia per i soggetti, ma soprattutto perché riproducevano originali greci celebri all’ora ma sconosciuti, e perciò importanti, per noi. L’affresco Ercole e Telefo, famosissima copia dell’originale greco della seconda metà del II sec. a.C., e inoltre Achille e Chirone, Teseo liberatore sono presenti alla mostra accompagnati dal ciclo su le fatiche di Ercole, insieme ad altri esempi di pittura murale anche di carattere decorativo.

Oltre alla bellezza e all’inestimabile valore delle opere, la mostra è accompagnata da materiale cartografico, schemi e piante di ricostruzione e dai disegni dei ritrovamenti. Trovato tra i primi, questo edificio e la sua ricchissima decorazione fu studiato e reso pubblico grazie agli album di incisioni: il grande successo che questi ebbero e la loro diffusione resero la basilica e le opere in essa contenute modello di pittori ed artigiani, alimentando lo sviluppo della corrente neoclassicista in Europa ed attirando viaggiatori aristocratici verso gli scavi, facendo divenire Napoli parte importante del famoso Gran Tour.
La sensibilità e l’interesse verso le antichità romane che ha portato oggi il pubblico russo a visitare questa mostra così unica, non è solo una moda moderna ma il frutto del legame che unisce fin dal Settecento Napoli a San Pietroburgo. Tra i numerosi viaggiatori attratti dagli scavi settecenteschi, iniziarono ad arrivare i rampolli delle famiglie nobili russe, nonché principi e granduchi. Alcuni dei siti scoperti prendevano il loro nome, specie se scavati in loro presenza e i ritrovamenti spesso venivano a loro regalati andando a rifornire le collezioni per le quali i nobili russi facevano sfoggio. Molti di questi oggetti antichi provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano sono giunti ad arricchire la collezione dell’Ermitage: oggi sono esposti nelle sale del Bosforo, decorate apposta con gusto neo-greco alla metà del Ottocento.

La mostra Antichità da Ercolano non è il primo incontro del pubblico russo con la pittura antica romana proveniente dai musei italiani. Nel 2007-2008 lo stesso Ermitage inaugurava l’apertura dopo i restauri delle sale del Bosforo con una ricca mostra di 170 oggetti Otium ludens. Antichi affreschi di Stabiae, dai musei italiani dove venivano esposti frammenti originali della pittura antica romana proveniente dalle ville marittime di Stabiae. Dato l’esito, nel solco della tradizione e degli ottimi rapporti tra i due paesi, nacque la collaborazione tra il Dipartimento del Mondo Antico del museo Ermitage e la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei e Napoli insieme alla Fondazione Restoring Ancient Stabiae, istituzioni che operano nel sud d’Italia per lo studio e la tutela del patrimonio classico, dopodiché è giunta a Napoli la prima missione archeologica russa partecipante agli scavi.

La mostra Antichità da Ercolano è la prima esposizione organizzata gratuitamente negli spazi appena restaurati dell’ala Est del palazzo dello Stato maggiore, consegnato all’amministrazione del museo Ermitage nel 1993. Progettato e costruito tra 1819 e il 1829 dal architetto italiano di origine napoletana Carlo Rossi, il palazzo colossale abbraccia per buona parte Piazza del Palazzo d’Inverno. Per l’esposizione dei reperti i curatori hanno scelto gli spazi del Quinto cortile, coperto e luminoso, dotato anche di una scala dal gusto romano, perfettamente adatto a valorizzare l’imponenza e l’importanza delle opere: le colossali statue degli imperatori divini Augusto e Claudio e insieme alla rarissime originali statue in bronzo, per la prima volta esposte in Russia all’Ermitage.
I materiali della mostra usciti dall’Italia per la prima volta e giunti a San Pietroburgo potrebbero divenire ambasciatori di un nuovo modo di gustare le opere d’arte divenute grazie anche a questa esposizione un vero patrimonio dell’umanità.