La Fondazione Burri compie trent’anni
di // pubblicato il 19 Dicembre, 2011
“Sono passati trent’anni da quel rigido mattino di dicembre”, così apre il suo intervento in conferenza stampa Bruno Corà, ricordando quel 12 Dicembre del 1981, quando si aprì al grande pubblico la Collezione Burri di Palazzo Albizzini, nella città natale di uno tra i più grandi maestri dell’arte italiana del XX secolo.
Quel mattino del 1981 erano presenti in molti, tra estimatori, amici, critici e studiosi dell’artista, tra cui: Giulio Carlo Argan, Cesare Brandi, James Johnson Sweeney, Thomas Messer, oltre a numerose altre personalità del mondo della cultura e dell’arte mondiale. L’unico grande assente era proprio l’artista, si perché era nota la personalità schiva e sfuggente di Alberto Burri, che non solo non presenziò durante l’inaugurazione della Fondazione omonima ma si perse molte tra le più importanti sue mostre, tanto che Brandi disse che Burri si assentò da questo “atto d’amore per la sua città”, e quando al Maestro gli si chiedeva perché istituire una sua Fondazione a Città di Castello, un piccolo centro di provincia, logisticamente scomodo da raggiungere, lui rispondeva semplicemente che: “Se vogliono vedere l’arte di Alberto Burri devono venire a Città di Castello”.

L’appena trascorso 12 Dicembre, in Città di Castello si è celebrato questo importante compleanno artistico-culturale, la cerimonia per il Trentennale della Fondazione Burri si è aperta con la conferenza stampa tenutasi presso la sala consiliare del Municipio, dove si sono susseguiti gli interventi del Sindaco Luciano Banchetta, dell’Assessore alla Cultura Fabrizio Bracco, secondo quest’ultimo Alberto Burri è “un’eccezionale artista di fama internazionale, è un punto di riferimento essenziale per il rilancio e la valorizzazione dell’immagine della nostra regione nel mondo”. Alberto Burri è stato capace non soltanto di produrre capolavori, ma di pensarne anche l’adeguata collocazione, scegliendo l’Umbria come destinazione finale, Città di Castello come luogo espositivo privilegiato delle proprie opere, che la Fondazione in questi trent’anni si è fatta carico di conservare e divulgare. Valorizzare l’arte moderna e contemporanea – secondo Bracco – è un modo di far conoscere ed “esportare” l’Umbria a di là della sue tradizionali rappresentazioni.
In questa occasione non potevano ovviamente mancare Maurizio Calvesi, Presidente della Fondazione e il già citato Bruno Corà, membro del comitato esecutivo. Mautizio Calvesi definisce i due istituti di Palazzo Albizzini e degli Ex Siccatoi, due “monumenti pittorici”, tanto che gli Ex-Siccatoi ricordano la progettualità che ebbe Giotto nel creare la Cappella Sistina, dove l’arte venne pensata per lo spazio e come espressione dello spazio.
Si perché, Palazzo Albizzini insieme agli Ex-Seccatoi, sono da ritenersi due capolavori dell’artista, che li ha fortemente voluti e personalmente curati sia dal punto di vista del recupero architettonico, che dal punto di vista artistico, curando gli aspetti museografici e museologici degli spazi interni, modellati in una geometria monumentale che ben si armonizza con lo spazio interno delle opere che lo stesso Burri selezionò e collocò in questi ambienti. I due musei burriani proiettano Città di Castello in una dimensione internazionale, il valore aggiunto è dato dal fatto che l’artista fu progettista ed artefice di queste due realtà.

La Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri è stata costituita nel 1978 per volontà del Maestro, che con una prima donazione, la dotava di trentadue opere, delegando Nemo Sarganesi come Presidente della nascente istituzione, un grande amico e fedele promotore dell’opera di Burri. Successivamente è stata riconosciuta con decreto del Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria e ha assunto la denominazione dall’edificio che la ospita.
L’edificio è stato poi acquisito dalla Cassa di Risparmio di Città di Castello che ne ha promosso il restauro, iniziato nel 1979 e terminato nel 1981, consegnandolo in comodato gratuito novantanovennale alla Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri, oggi composta da membri del Comune di Città di Castello, della Cassa di Risparmio di Città di Castello, dell’Associazione per la Tutela dei Monumenti dell’Alta Valle del Tevere e dell’Università “La Sapienza” di Roma.

A distanza di trent’anni la Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri, vuole ricordare le sue origini e rivolgere uno sguardo sulle azioni svolte fino ad oggi per la tutela e la divulgazione dell’opera del grande Maestro tifernate, e anticipare i progetti futuri. Tali iniziative non solo saranno volte a diffondere e far comprendere l’arte di Alberto Burri, ma anche a consolidare la crescita e lo sviluppo culturale e sociale della città e dell’intero territorio. Tra i progetti in cantiere per celebrare i due musei e con essi il grande artista, verrà redatto prossimamente un catalogo aggiornato, ricco di documentazione inedita ed apparati aggiornati ed esaurienti, che forniranno nuovi impulsi per la maggiore conoscenza dell’arte del Maestro. Un altro ambizioso progetto sta nell’intitolazione della piazza antistante a Palazzo Albizzini, l’attuale Piazza Garibaldi, che diverrebbe così Piazza Alberto Burri. Oltre al nome, la Piazza potrebbe cambiare il suo profilo, infatti lo stesso artista aveva concepito per questo spazio all’aria aperta un grande monumento centrale. Tra le altre iniziative a lui dedicate ci sarebbe in progetto la creazione di un Centro di documentazione per l’arte contemporanea nei bellissimi spazi di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio.

Burri donò un cospicuo ciclo di opere, circa 200 quadri, bozzetti per scenografie e tutta l’opera grafica realizzata tra il 1948 e il 1981. Per questo corpus Burri scelse il sobrio palazzo rinascimentale della seconda metà del XV secolo, sito nel cuore della città, per un senso di continuità artistica con la sua terra, perché in Palazzo Albizzini venne ospitato Raffaello tra il 1503 e il 1504, che era stato chiamato per dipingere lo “Sposalizio della Vergine” per la cappella di San Giuseppe in San Francesco, opera che oggi si trova a Brera.
Palazzo Albizzini, consta di una superficie totale di ben 1660 mq, ripartita in tre piani, due dei quali espositivi. La collezione è composta da ben 130 opere, datate dal 1948 al 1989, ordinate cronologicamente in 20 sale, che si suddividono in pittura, scultura, grafica e scenografia. Insieme all’altra sede espositiva degli Ex Seccatoi del Tabacco, inaugurata nel luglio 1990, che ospita 128 opere dal 1970 al 1993, è la raccolta antologica più esaustiva sull’artista al livello internazionale.
La Fondazione, inoltre, ospita la biblioteca, ricca di materiale relativo all’arte moderna e contemporanea, la fototeca, che raccoglie tutta la documentazione riguardante l’opera di Alberto Burri e l’archivio, che conserva un’esauriente bibliografia sull’artista.

Il percorso espositivo si apre con il grande “Pannello Fiat”, del 1950, composto da ben 12 pannelli in faesite, ed è la prima commissione pubblica che ricevette Burri. Dopo un breve periodo di esposizione dell’opera in un salone automobilistico, venne smontata e accantonata dalla concessionaria Fiat, dalla quale Burri la riacquistò. Entrando nella sala successiva si incontra il celebre “Nero 1” del 1948, opera dal grande impatto espressivo. Con quest’opera Burri ricevette il primo riconoscimento, che lo consacrò come artista al livello internazionale, infatti nel 1950 venne riprodotta dal noto critico francese Christian Zervos sulla rivista “Cahiers d’Art”. Attraversando via via tutte le sale, lo spettatore ha la possibilità di rapportarsi direttamente con tutta l’arte di questo grande artista, passando in rassegna i vari momenti sperimentali, rigorosi e coerenti, in quanto tutte le sue opere sono state costruite rispettando un rigoroso impianto spaziale interno all’opera, espresso attraverso i materiali extrapittorici più disparati. Il pittore, infatti, ha sempre indagato sulla capacità espressive di alcuni materiali di uso quotidiano, che conferisco plasticismo alle sue opere che vivono in un sottile confine tra pittura e scultura: pietra pomice, bitume, sabbia, segatura, sacchi di juta, vecchie stoffe, lamelle di legno, lastre di ferro, fogli di plastica trasparente e colorata.
Le opere degli anni ‘60 e ‘70 sono la testimonianza dell’esteso interesse di Burri per i materiali industriali, ecco che viene da lui introdotto nell’arte il cellotex, un’impasto di legno su cui l’artista interviene scalfendo o incidendo la superficie. Il percorso espositivo in Palazzo Albizzini, si chiude i bozzetti delle scenografie teatrali e i bozzetti di alcune sculture come il celebre “Bozzetto Cretto Gibellina”, rasa al suolo dal sisma del 1968. Infine, la cartella “Sestante” del 1989, una serie di 16 seirigrafie, tratta dal ciclo pittorico omonimo realizzato nell’82 per gli Ex Cantieri Navali della Giudecca di Venezia, esposto oggi agli Ex Siccatoi del Tabacco.

Agli Ex Seccatoi del Tabacco, prosegue il tour conoscitivo sulla produzione artistica di Alberto Burri. Questo spazio, poco fuori dalla cinta muraria, è un grande complesso industriale di ben 7.500 mq, sorto fra la fine degli anni ‘50 e la metà degli anni ‘60 del Novecento per l’essiccazione del tabacco tropicale Virginia Bright.
Risale al 1978 la concessione in uso gratuito all’artista, da parte della società proprietaria, di un capannone che nel 1979 fu aperto per la presentazione alla critica ed al pubblico del primo vasto ciclo pittorico denominato “Il Viaggio” del 1979 .
L’acquisizione di tutto il complesso da parte della Fondazione Palazzo Albizzini, risale al 1989, quando si diede l’avvio al progetto generale di recupero ed adattamento museale. All’artista si devono la scelta degli spazi architettonici, i principi che ne hanno guidato il recupero per fini espositivi, la selezione delle opere e la loro sistemazione.
La collezione Burri degli Ex Seccatoi, è stata aperta al pubblico nel Luglio del 1990, ospita 128 opere realizzate dal 1970 al 1993, comprendenti cicli pittorici e sculture monumentali, tre di queste sono state collocate nel giardino antistante. Questo nucleo completa quello collocato in Palazzo Albizzini.
Lo spazio ospita i grandi “cicli”, che Burri inizia a realizzare alla fine degli anni settanta: non più opere singole, ma un insieme di opere che costituiscono un’unità e, come tali, inscindibili. Tutti i cicli (Il Viaggio, Orsanmichele, Sestante, Rosso e Nero, Annottarsi, Non Ama il Nero ecc.) che si trovano ora esposti in modo definitivo presso gli Ex Seccatoi, erano inizialmente stati creati in site-specific, ovvero per spazi particolari, scelti fra tanti proposti.
Burri con Palazzo Albizzini e gli Ex-Essicatori che insieme raccolgono lavori dal 1943 al 1993, realizza un vero e proprio testamento spirituale ed artistico. Come i grandi artisti del suo tempo Burri, fu pittore, scultore e si propone anche come architetto nella scelta dei due edifici che ospitano le opere donate alla sua città natale. Due luoghi complementari, perché se in Burri tutto è pittura, altrettanto è spazio.