La deriva generazionale
di // pubblicato il 15 Settembre, 2011
Nell'aprile 2010, Minimum Fax pubblica La battuta perfetta di Carlo D'Amicis, titolo che si ricollega all'obiettivo ossessivo del protagonista. Canio Spinato nasce a Matera quasi contemporaneamente agli esordi della televisione italiana, e ad essa il suo destino e quello della sua famiglia saranno indistricabilmente legati. Figlio di Filippo, funzionario Rai ligio al dovere, intransigente nonché estremamente permaloso, crescerà scegliendo una via completamente opposta a quella del padre. Alla severità, alla costante censura egli opporrà il piacere del riso, della barzelletta scacciapensieri ed irresponsabile. La voglia di piacere di Canio lo porterà sino al fianco di Berlusconi, promotore dello stesso desiderio del protagonista.
Nel romanzo assume una centralità preponderante la forte contrapposizione padre/figlio. Il primo è il rappresentante del modello educativo fallito intrapreso dalla Rai degli inizi. Convinto sostenitore del ruolo pedagogico della televisione, Filippo finisce per incaponirsi in un progetto irrealizzabile, diventando schiavo di un'azienda che lo sfrutta per il suo solerte lavoro censorio, e succube del falso perbenismo democristiano. Il secondo protende verso una visione della vita che trova ragion d'essere nella contrapposizione ai seri dinosauri del passato. Di conseguenza essa sfocia nella controparte privata della televisione italiana con l'eccesso ed il trash che la caratterizzano, e nell'incarnazione politica genitrice e figlia di quella stessa televisione.
Nonostante l'esasperazione delle differenze, i due personaggi presentano una fortissima caratteristica comune: essi sono fautori di visioni della vita orbe e parziali, che portano all'esclusione della realtà, al desiderio involontario di nasconderla. Da una parte il padre, Filippo, non si apre alle piccole gioie della vita, alla rilassatezza d'un sorriso che sdrammatizza (si pensi alla superba scena dell'incontro tra Andreotti e Filippo). Dall'altra la sfrenata voglia di piacere comporta una perdita, in Canio, della distinzione tra lecito ed illecito, tra legale ed illegale (come nell'episodio in cui Canio diviene involontario lenone favorendo l'unione tra gli abbandonati pazienti di un ex manicomio e anziane prostitute). Per soffocare la tristezza del momento egli rinuncia alla cruda verità per la bugia come panacea istantanea di tutti i mali.
Il primo riflesso di queste interpretazioni porta alla visone del loro lavoro come missione: le due ossessioni trovano propaggini nel lavoro di entrambi. Da una parte il censore inflessibile, che rovista nel proprio vocabolario per trovare i sinonimi che sostituiscano la parola seno. Dall'altra Canio farà carriera nel nascente impero di Berlusconi fino a diventarne l'esclusivo procacciatore di barzellette e freddure.
L'egoismo naturale dei due protagonisti, accentuato dalla visione d'una missione della vita, è costantemente alimentato dalla loro contrapposizione. Scontro tra padre e figlio che si rivela la breccia della profonda spaccatura nelle loro famiglie. Famiglie e soprattuto mogli distrutte. La prima, Quinta, moglie di Filippo e madre di Canio, logorata progressivamente dall'inferiorità nei confronti del marito e dalla solitudine; la seconda, Barbara, che dimostra, col viso deformato da innumerevoli ritocchi estetici, l'aberrazione della sconfinata voglia di piacere del marito.
Ma l'introduzione del personaggio Silvio II, figlio di Canio ed interlocutore della seconda parte del romanzo, allarga la figura centrale del libro. Lo scrittore non mette in scena la sola contrapposizione tra padre e figlio, ma da essa egli allarga l'orizzonte della rappresentazione fino a delineare la progressiva traslazione dell'ideologia politica verso destra. Si pensi alla posizione del padre, prettamente democristiana, a quella del figlio, Canio, chiaramente moderata-liberale-berlusconiana, sino a quella di estrema destra di Silvio II. Questa traslazione, che segue l'andamento generazionale, è rappresentata a livello strutturale con il cambiamento speculare dell'interlocutore: nella prima metà del libro Spinato si rivolge al tu-padre, mentre nella seconda metà al tu-figlio.
In questo splendido romanzo tanto ironico ed ispirato quanto drammatico, emerge l'abilità di D'Amicis nel rappresentare una delle tante, forse la più tragica, traslazione della società italiana contemporanea. Un romanzo del presente che, attraverso tre generazioni, ne racconta il relativo passato ed il possibile futuro.