La bella Italia. Dalla Venaria a Palazzo Pitti
di // pubblicato il 15 Ottobre, 2011
Firenze la aspettava con trepidazione.
L'avevamo lasciata alla Venaria Reale, ammaliati dal suo fascino e pieni di orgoglio. La ritroviamo ora a Palazzo Pitti, rinnovando il nostro stupore e il nostro plauso.
Giunti al termine delle celebrazioni che rendono omaggio al Centocinquantenario dell'Unità d'Italia e ultimo appuntamento del programma espositivo Firenze 2011. Un anno ad arte, la mostra La bella Italia. Arte e identità delle città capitali, (di cui in primavera vi abbiamo parlato a più riprese) è approdata martedì 11 Ottobre nelle sale di Palazzo Pitti.
Perché replicare la mostra, e perché proprio in questa sede, dopo l'appuntamento torinese?
Le motivazioni sono molteplici, vale la pena precisarle.

Innanzitutto Firenze fu seconda capitale d'Italia, dal 1865 al 1870; periodo durante il quale Palazzo Pitti, già dimora delle dinastie medicee e lorenesi, divenne residenza sabauda, con passaggio dalla Reggia torinese a quella fiorentina.
Inoltre il capoluogo toscano a ragion veduta è associato alla lingua e all'arte: a cavallo tra XIII e XIV secolo, Dante e Giotto compiono autentiche rivoluzioni nella lingua letteraria e figurativa, ponendo le fondamenta per le ulteriori innovazioni umanistiche e rinascimentali.
Ma bisogna anche ricordare che a partire dalla metà del Cinquecento Giorgio Vasari, di cui pure ricorre quest'anno l'anniversario dalla nascita, il cinquecentenario, al servizio dei Medici pone le basi della concezione moderna della fruizione artistica, su tre fronti distinti: celeberrimo padre della critica d'arte moderna, grazie all'opera colossale delle Vite, Giorgino d'Arezzo decretò anche la nascita del primo museo pubblico, gli Uffizi, e fondò la prima istituzione accademica, l'Accademia delle Arti del Disegno, conferendo dignità intellettuale ad attività fino a quel momento considerate meccaniche.

Le differenze tra le due Regge ci sono, è evidente.
Dalle 360 opere allestite nei 4000 metri della Citroniera e delle Scuderie Juvarriane, resa ancora più affascinante dagli allestimenti di Luca Ronconi, si è passati ai 2000 metri ricavati nelle sale dei musei di Palazzo Pitti, che continuano ad ospitare le rispettive collezioni permanenti, le quali fino al 12 Febbraio vanno ad affiancarsi ai 300 esempi ritenuti più rappresentativi dell'identità italiana.
Nonostante gli spazi siano dimezzati, il risultato è una nuova suggestiva armonia, frutto di un lungo lavoro - iniziato dietro le quinte in concomitanza con le progettazioni dell'edizione torinese - risultato della collaborazione dell'architetto Marco Linari con Cristina Acidini e Maria Sframeli, a cui si sommano i curatori delle singole sezioni e un gran numero di collaboratori.
All'iniziale spaesamento dovuto alla frammentazione degli spazi, lo staff ha provveduto a orientare il visitatore attraverso un fil rouge, il tappeto rosso (che si sostituisce al tappeto verde di foglie di Venaria) che attraversa le stanze interessate da La bella Italia, e anche attraverso l'alternanza dei colori rosso e blu lungo il percorso che individua le diverse città.
Un biglietto unico, valido per tre giorni, consente l'accesso all'intero complesso della Reggia fiorentina; chi invece fosse interessato alle singole sezioni può acquistare il biglietto che si riferisce al museo in cui la città è ospitata.

Le opere in mostra si impongono nel loro pieno valore storico-artistico: capolavori sul piano estetico, ma anche documenti del passato italiano, anteriori e funzionali all'Unità; adetti ai lavori e non, chiunque visita la mostra comprende con orgoglio di trovarsi a tu per tu con la storia, in un percorso per immagini.
L'Italia e l'italianità esistevano ben prima del 1861, come chiariscono Giuseppe Galasso e Antonio Paolucci nel bel catalogo edito da Silvana Editoriale, riproposto nella versione fiorentina, che consigliamo di leggere per trovare esplicitati nella forma critico-letteraria quello che le opere raccontano ai nostri occhi lungo l'itinerario.
Una realtà percepita fuori dalla Penisola, ma di cui erano ben consapevoli i nostri antenati molto prima dell'Unità. La “nazione sentita”, intesa come sentimento nazionale, ha preceduto di secoli la “nazione voluta”, cioè lo stato italiano unitario.
L'Unità è nata dalla consapevolezza, sostiene Antonio Paolucci, “che l'Italia è fatta di popoli, che ogni popolo si riconosce in capitali, più o meno grandi, più o meno famose, in città che (almeno nella coscienza delle élites colte) anche se rese fraterne di lingua, religione, ideali e sentimenti condivisi, erano tuttavia diverse e orgogliose della loro diversità modellata dalla storia, resa evidente dalle tradizioni e dai costumi, dalla letteratura e dalla musica, ma soprattutto dalla forma delle arti, dalla varietà degli stili figurativi” .
E' proprio dalla varietà e dalla molteplicità che l'Italia ha tratto forza, una competitività costruttiva, una sfida continua a migliorare quanto di buono offrono le specifiche tradizioni, proteggendole come qualcosa che si è certi essere prezioso. Un sentimento condiviso, alla base dell'identità italiana.
Per questo la mostra dedica sette sezioni ad altrettante capitali preunitarie, espressione di diverse “scuole” regionali a livello figurativo.
Una visione corale, che però non appiana le peculiarità delle singole aree geografiche e culturali.
Sono proprio le singole città, i singoli campanili, ad autorappresentarsi secondo la propria visione, raccontando senza stereotipi la loro identità più autentica, alle porte del 1861.

Al Museo degli Argenti, Quartiere estivo del Palazzo, Roma parla della sua storia stratificata: dalle origini mitologiche (la leggenda di Romolo e Remo) si passa all'antichità classica, attraverso i Busti degli Imperatori, a cui seguono quelli dei Papi della capitale cristiana, fino ad arrivare alla Breccia di Porta Pia che segna l'annessione all'Italia.
Al primo piano la Galleria Palatina fa da sfondo ai fasti delle due prime capitali d'Italia unita; la Sala Bianca è dedicata a Firenze e la Sala di Bona a Torino, esempio più illustre di rinnovamento politico e industriale, ma che non tralascia l'attenzione per i bellissimi paesaggi piemontesi.
Il Quartiere degli Angiolini accoglie le glorie legate alle città Settentrionali della Penisola: Bologna, che la nascita della prima Università italiana ha consegnato alla posterità come “la dotta”, eclettica città di cultura e arte, nel passaggio dagli esiti espressionistici del Trecento e Quattrocento al classicismo dei Carracci e di Guido Reni. E ancora Modena e Parma con le loro magnifiche Gallerie; Milano, segnata da Leonardo, città illuminata in dialogo con l'Oltralpe.
La Galleria d'Arte Moderna ci delizia con lo splendore di Venezia, cosmopolita e inimitabile, dalla grande pittura tonale, illusionistica e di veduta, dall'architettura palladiana, sospirato ponte con l'Oriente.
La Galleria del Costume, coi suoi abiti, e la Palazzina della Meridiana costituiscono lo scenario dell'altra Repubblica Marinara, la “bellissima e ricchissima” Genova, capitale finanziaria che ha tradotto i suoi profitti in arte barocca; per poi arrivare al Regno di Napoli, con le sue mille contraddizioni, dalla feroce crudeltà alla più sentita carità, fino al Vicereame di Palermo, l'isola giallo-oro dal profumo internazionale del Mediterraneo.

In questo 150° compleanno La bella Italia ha deciso di raccontare la sua storia, alla vigilia del 1861, per farci comprendere le motivazioni che portarono all'Unità, e per permetterci di conoscere ed essere orgogliosi di questo paese dai mille volti che convivono in un unico sentimento nazionale.