L’unicorno: un simbolo tra sacro e profano

di Martina Tinti // pubblicato il 28 Febbraio, 2010

L'unicorno come molti altri animali è figlio della fantasia umana e dell'impulso irrefrenabile verso il magico e il mitico. Lui che non è mai esistito se non nella immaginazione, ha potuto però vivere ugualmente attraverso le sue raffigurazioni e i libri che sono stati scritti sulla sua esistenza e sulle sue doti curative e purificatrici. Noi uomini abbiamo immaginato le sue caratteristiche, le sue attitudini, i suoi punti deboli e i suoi punti di forza, lo abbiamo descritto e disegnato in vari modi e con significati differenti e di fatto egli ora esiste e continuerà a vivere nelle rappresentazioni che di lui sopravvivono al logorio del tempo. La sua storia comincia in Oriente, luogo di sogno e mistero per un Occidente che lo guardava con ammirazione e con timore e nel quale vagheggiava presenze magiche ed arcane. Presente nell'epica hindu, giunge in Europa attraverso la migrazione buddhista che lo portò anche in Estremo Oriente.

La prima fonte letteraria occidentale che riguarda l'unicorno è di un autore del IV-V secolo a.C. ,Ctesia, medico e storico che parla dei poteri benefici del suo corno: " Vi sono asini selvatici in India, simili a cavalli e più grandi; sono bianchi di corpo, col capo rosso purpureo e gli occhi blu. Hanno un corno sulla fronte della grandezza di un cubito; la parte inferiore del corno, verso la fronte, nella misura di due palmi, è completamente bianca; la parte superiore del corno è appuntita, questa è del tutto di un rosso purpureo; per il resto, quella nel mezzo è nera. Coloro che hanno bevuto da questi [corni]-ne fanno infatti delle coppe- dicono non sono presi da spasmi, né dal morbo sacro, ma non soccombono neppure ai veleni se, sia che li abbiano ingeriti prima o dopo, bevono vino, acqua o qualche altra bevanda da questi calici(...)". Si nota subito come questa descrizione differisca un poco da quello che siamo abituati a pensare come "Unicorno". Non esiste però un unico modo di intendere la parola "unicorno" ma ne esistono molti a seconda dell'area culturale in cui si trova anche perchè esistono molti animali mitici che hanno un corno solo. Il suo aspetto e la sua rappresentazione variano molto, da quello di un cavallo con le zampe di elefante a quello di un uomo-unicorno che è in realtà la sua origine. Nell'epopea indiana di Gilgames un uomo per metà gazzella che vive nel bosco viene sedotto da una donna inviata dal re Gilgames. Grazie a lei perderà la sua componente animalesca per diventare sempre più umano e condotto alla corte del re ne diverrà il migliore amico. Questo mito comprendeva un aspetto di incivilimento e innalzamento tramite l'intervento femminile che con la progressione dei secoli si modificherà radicalmente, attraverso molti territori assorbirà contributi diversi che lo trasformeranno nel bianco cavallo che ci immaginiamo oggi in Europa con il nome di "unicorno".
 
Fattore decisivo per comprendere la diffusione nell'immaginario collettivo della figura dell'unicorno è il presunto valore curativo e purificatore contro qualsiasi veleno che possiedeva il suo corno, l'alicorno, di cui parla anche Ctesia. Questo portò in epoca Rinascimentale ad una vera corsa all'acquisto di alicorni da parte della nobiltà europea con grandi guadagni per quei mercanti che fomentavano questo commercio sostenuti da medici che discutevano in dettagliati ed eruditi trattati le proprietà di questo corno portentoso e l'esistenza stessa di questo animale che nessuno aveva visto ma sulla cui esistenza in molti non erano disposti a dubitare. Ovviamente i corni che venivano venduti non erano affatto di unicorni ma di narvali, cetacei che vivono nei mari del Nord ma questo si scoprì con assoluta certezza solo nel XVII secolo, dopo secoli di silenzio e custodia gelosa di un segreto che aveva alimentato la credenza per secoli.

In ambito Occidentale e cristiano, la grande fortuna dell'unicorno nasce da un errore di traduzione della Sacra Bibbia. Tra il III e il II secolo a.C. ad Alessandria d'Egitto un gruppo di settanta traduttori si adoperarono per tradurre il testo da ebraico a greco. Essi si imbatterono in un termine ebraico di significato non ben definito che tradussero con un animale mitico a loro ben noto già anche da una descrizione di Aristotele, il μονόκερως ,"animale da un solo corno". Questo errore venne seguito nella successiva e definitiva traduzione in latino della Bibbia poi adottata ufficialmente dalla Chiesa romana, cioè la Vulgata di San Girolamo in cui il termine greco divenne in alcune parti rhinoceros e in altre unicornis. Questo portò non solo alla credenza diffusa che l'unicorno esistesse realmente perchè citato nel testo sacro, ma anche ad una interpretazione in chiave cristiana del mito dell'unicorno che prese avvio con i padri della Chiesa, impegnati in una ricerca di cristianizzazione dei simboli prima parte dell'immaginario pagano.

Il testo che consacrò definitivamento l'animale a simbolo fu il Fisiologo (fine II- inizi III secolo d.C) testo greco poi tradotto in latino che costituisce il modello di riferimento per tutti i successivi bestiari medioevali. Libro che riguarda animali, pietre e piante, esposte in forma abbinata a seconda delle nature descritte o sulla base di associazioni di tema. I capitoli sono bipartiti: una parte contiene la descrizione delle qualità e delle caratteristiche della natura dell'oggetto analizzato e nell' altra parte una spiegazione di significato teologico. Analizza il mondo sotto la luce della fede cristiana e quindi come manifestazione della volontà di Dio e del significato simbolico che le avvolge. La nascita di questo libro e dei successivi bestiari si basa sull'assunto che ogni espressione materiale è un segno della natura di Dio che contiene insegnamenti morali o verità spirituali. Il libro del mondo contiene come le Scritture un significato allegorico-morale sottostante la superficie. Bestiari, lapidari ed erbari sono tentativi di guidare il fedele alla comprensione del libro dell'universo attraverso i suoi messaggi nascosti. Nel Fisiologo latino si legge dell'unicorno: " E' un animale piccolo, simile ad un capretto, è molto feroce, ha un corno in mezzo alla testa e nessun cacciatore lo può catturare. Ma con questo stratagemma lo catturano: conducono nel luogo dove quello dimora una fanciulla vergine e la lasciano sola nella selva. Quello, appena vede la vergine, la abbraccia e, mentre dorme sul suo grembo, viene preso da coloro che lo spiano e messo in mostra nel palazzo del re." In queste righe del Fisiologo si trova la descrizione precisa dell'idea che l'uomo medievale aveva di questo animale. L'unicorno viene qui paragonato a Cristo che diventa "spirituale unicorno" che ha ammansito la propria natura divina in quella umana ed è disceso nel ventre della Vergine Maria e attraverso l'incarnazione in uomo viene catturato dai Giudei e condannato.

In altri bestiari i particolari sulla cattura dell'unicorno cambiano, nel Bestiaire di Philippe de Thaün, un componimento in versi della prima metà del XII secolo, l’unicorno riconosce la fanciulla vergine dall’odore, le bacia il seno scoperto e si addormenta sul suo grembo. L'interpretazione anche in questo caso è cristologica con l'Unicorno a rappresentare Dio, la vergine invece Maria, il seno la Santa Chiesa e il bacio come simbolo di pace. " L' uomo quando dorme ha sembianza di un morto: Dio, in quanto uomo, dormì quando patì la morte sulla croce e la sua morte fu morte per il principe della morte, e la sua distruzione fu la nostra redenzione, e il suo tormento il nostro riposo; così Dio ingannò il diavolo assumendo un aspetto adeguato. Il diavolo ingannò l'uomo; Dio fatto uomo -che il diavolo non riconobbe- a sua volta ingannò il diavolo con la forza appropiata: come l'uomo è anima e corpo, così fu Dio e uomo. Questo significa una bestia di tal fatta."

Molto importante è il tema della "Caccia dell'unicorno" che è allegoria della Sacra Caccia cioè il piano divino per la redenzione dell'uomo che si approfondisce in età carolingia e resterà all'interno della rappresentazione artistica per tutto il Rinascimento. Si trova ben rappresentato nel ciclo di arazzi di fattura francese della fine XV- inizio XVI secolo ora conservati al Metropolitan Museum di New York. Un ciclo di sette arazzi che nella loro progressione rappresentano l'incarnazione di Cristo, la sua persecuzione, la condanna a morte e la resurrezione nel palazzo del Re celeste.

Il massimo della diffusione dei bestiari si ebbe tra XII e XIII secolo e in questo periodo accadono ulteriori modificazioni dell'iconografia. Le interpretazioni aggiunte diventano per lo più moraleggianti facendo progressivamente scomparire la vena simbolica. Nel corso però del XII avviene uno sdoppiamento nel significato iconografico dell'animale: da una parte rimane la linea religiosa e moraleggiante, dall'altra le caratteristiche degli animali fantastici dei bestiari vengono applicate alla lirica cortese di ambito amoroso, tendenza che si va approfondendo in questo momento storico. Da ambito prettamente religioso ci si trasferisce su di uno prettammente profano. Il Bestiaire d'Amours di Richart de Fornival è significativo; in esso l'innamorato viene paragonanto all'unicorno: così come l'animale si ammansisce sentendo il profumo di una vergine e si addormenta sul suo grembo e viene ucciso, così colui che è desideroso dell'amore della sua amata è stato preso nel sonno d'amore attraverso l'udito, l'olfatto e la vista e Amore gli ha portato la morte. Il riferimento è al tema caratteristico della lirica cortese del vassallaggio amoroso del cavaliere nei confronti della dama amata.

Rimanda ai canoni dell'amor cortese un ciclo di arazzi di manifattura fiamminga della fine del XV secolo molto conosciuto "La dama e l'unicorno" al Musée National du Moyen Âge dell’Hôtel di Cluny, a Parigi. Ciclo probabilmente commissionato da Jean Le Viste composto da cinque pannelli con la rappresentazione dei cinque sensi e da un sesto ancora di difficile interpretazione. In tutti viene rappresentata su di un prato fiorito una fanciulla con un leone e un unicorno nella progressiva rappresentazione dei sensi con rimandi simbolici e araldici.

La coppia vergine e unicorno assurgerà a celebrazione di verginità e di castità proprio come evoluzione del modo di intendere le caratteristiche descritte dal bestiario medievale. Poichè è animale che viene attirato dall'odore di una vergine la rappresentazione di un unicorno accanto ad una giovane ne simboleggierà la verginità e per trasposizione l'unicorno diventa simbolo di Castità. Dal XV secolo saranno diffusissime le Allegorie del Trionfo della Castità, sulla scia del testo petrarchesco: una coppia di unicorni viene aggiogata ad un carro sul quale si esibiscono in trionfo la Virtù e la Pudicizia.

Consiglio a tutti coloro che volessero approfondire meglio il percorso di trasformazione progressiva di significato tra Oriente ed Occidente della figura dell'unicorno l'affascinante ricerca di Marco Restelli, "Il ciclo dell'Unicorno. Miti d'Oriente e di Occidente", Saggi Marsilio.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Raffaello
    Dama con liocorno, 1505-1506
    olio su tela applicato su tavola
    Roma, Galleria Borghese
  • Bodleian Library
    MS. Ashmole 1511
    The Ashmole Bestiary,
    Foglio 21r , inizio XIII secolo
  • Bodleian Library
    MS. Ashmole 1511
    The Ashmole Bestiary,
    Foglio 14v , inizio XIII secolo
  • L'unicorno catturato, del ciclo
    "Caccia all'Unicorno", 1480-1510
     The Cloister
    Museum of Fine Arts, New York.
  • Il mio solo desiderio, del ciclo
    "la dama e l'unicorno", fine XV secolo
    Musée National du Moyen Âge dell’Hôtel di Cluny, Parigi
  • Pisanello
    Medaglia di Cecilia Gonzaga,
    verso, 1447
     Venezia, Ca' d'Oro, Galleria G. Franchetti