Kengiro Azuma nei sassi di Matera
di // pubblicato il 12 Agosto, 2010
Dopo Sebastian Matta e Stanislav Kolibalad, lo scultore giapponese Kengiro Azuma sarà il terzo artista vivente ad essere ospite de “Le Grandi Mostre nei Sassi di Matera” che il Comune di Matera e il Circolo Culturale “La Scaletta” dal 1978 promuovono nei suggestivi ambienti rupestri del Sasso Barisano. La cornice è suggestiva, le opere esposte vibranti di energia: ingredienti perfetti per l’allestimento di una mostra di sicuro successo.
La mostra, a cura di Giuseppe Appella, comprende 102 sculture, 50 disegni e 16 gioielli datati 1948-2010, oltre ad una installazione, La luce di Matera, preparata per l’occasione tra gli ulivi di San Nicola dei Greci.
I lavori dell’artista nipponico verranno suddivisi tra le due chiese rupestri di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci che dal 1987 accolgono le mostre materane (Grandi sculture) e il MUSMA (Piccole sculture, disegni e gioielli).
In parallelo la Biblioteca Scheiwiller esporrà alcune immagini e documenti, per la maggior parte inediti, riguardanti la vita e il successo dello scultore; sarà possibile, inoltre, ammirare alcuni filmati realizzati su Azuma in occasione della sistemazione di alcune sue opere nei parchi e musei di tutto il mondo.
A questo proposito è indubbio quanto i sassi di Matera ben si adattino ad opere che, nonostante le grandi dimensioni, richiedono a gran voce un rapporto diretto con la natura; al di là delle forme zoomorfe di alcune sculture, la necessaria e muta alleanza tra l’ambiente vegetale e i lavori concorre a dimostrare quanto imprescindibile nel processo creativo sia l’aderenza ai principi cardini dell’arte estremo orientale, e quanto fondamentale sia il raggiungimento di un armonia con il mondo circostante.
È proprio in un apparato idealistico di tale genere che emerge con forza la pressoché totale adesione ai principi della filosofia Zen e alla simbologia ad essa collegata. Ad una tale astrazione, però, egli ha saputo opporre il peso reale della materia, mantenendo sempre e comunque un equilibrio tra le parti ed esaltando, tramite sottili trapassi luminosi, le superfici dei riquadri, le incrinature dei piani, il gioco dei pieni e dei vuoti, il ritmo delle lastre parallele di metalli portati al più alto grado di raffinatezza.
L’intrinseca capacità riflettente del metallo sembra quasi piegarsi ai giochi d’ombra che si vengono a creare sulla superficie; la vitalità profusa alle sculture attraverso il rincorrersi di buchi ora scuri e profondi ora trapassati da parte a parte da fasci di luce, porta quasi alla ricomposizione dell’unità spaziale attraverso la complementarità delle parti.
Al centro di questo processo c’è la meditazione, che insegna a tornare all’esperienza più profonda di sé per percepire chiaramente, senza forzare in alcun modo il processo di consapevolezza interiore, che la forma è vuoto e il vuoto è forma e che le cose sono in perenne mutamento, inarrestabili nel loro perpetuo movimento. Un forte misticismo, insomma, riferendosi al quale l’artista afferma: ”In tutti questi anni vissuti in un paese straniero ho inserito nella mia attività di scultore, dentro certe forme, tanto le cose della natura quanto aspetti diversi del pensiero umano che si plasma nella realtà quotidiana, così come il mio personale modo di vivere. Sono pienamente convinto che la vita non è altro che un incessante sforzo diretto all’avvicinamento dell’assoluto. Che cosa è l’assoluto? Mi pare che la vita e l’arte siano completamente immerse nel mistero”.
Una mostra superba, ricca non solo dal punto di vista visivo ma anche e soprattutto da quello concettuale: un’emozione connessa ad ogni opera, un cammino di ricerca interiore che si snoda tra metalliche essenze, un viaggio nella mente di uno scultore geniale unico nel suo genere.