Kandinsky a Palazzo Blu: una mostra che racconta una storia

di Mafalda // pubblicato il 15 Ottobre, 2012

Ci sono mostre che per quanto belle si presentano come raccolte un po’ didascaliche dei lavori di un artista. Ci sono invece altre mostre che oltre a esporre opere d’arte raccontano una storia: è proprio questo il caso della mostra Wassily Kandinsky - Dalla Russia all’Europa appena inaugurata al Palazzo Blu di Pisa.

Dopo il successo delle mostre dedicate a tre grandi nomi della pittura del ‘900 - Chagall, Mirò e Picasso - che hanno portato nella cittadina toscana oltre 250.000 visitatori, Palazzo Blu prosegue inaugurando un nuovo ciclo dedicato all’astrattismo e lo fa con una retrospettiva su una delle figure più eclettiche del secolo scorso, scegliendo però un percorso tematico poco esplorato dalla critica e dalla storiografia, e un allestimento minimale che sfrutta i segni grafici estrapolati dalle opere dell'artista per guidare il visitatore in un itinerario molto preciso.

La mostra dedicata a Kandinsky si concentra infatti su un periodo ben preciso della vita dell’artista, dal 1901 al 1922: è la storia di un giovane uomo che sceglie di dedicarsi all’arte rinunciando a una carriera da studioso di legge e che si muove tra le avanguardie di inizio secolo, attraversando il continente Europeo per poi approdare in Germania, alla Bauhaus, dove su invito di Walter Gropius insegnerà agli studenti teoria e pratica della produzione artistica. Si tratta di una storia di formazione, che comincia con un Kandinsky appena trentenne in piena evoluzione e termina con un artista cinquantenne, ormai maturo, in grado di produrre opere complesse e pubblicare importanti lavori teorici.

Questa fase della vita di Kandinsky si rivela cruciale per la sua produzione artistica: infatti nei primi anni del ‘900 ha appena terminato i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Monaco, dove si era iscritto nel 1896. Kandinsky in questo periodo è molto produttivo, e comincia a esprimere chiaramente la sua visione dell’arte non solo come pittore ma anche come teorico. Nel 1903 dipinge il celebre Der Blaue Reiter mentre poco dopo acquisterà la casa a Murnau dove dipingerà una famosa serie di paesaggi, di cui alcuni visibili in questa occasione: i colori sempre più ricchi, le linee sempre più semplificate fanno già intuire il percorso che porterà Kandinsky all’astrazione e al simbolismo.

Murnau (paesaggio d’estate)

La mostra allestita a Palazzo Blu ha il grande merito di riproporre parallelamente alcune opere frutto di questi anni estremente fecondi insieme agli elementi dai quali Kandinsky trasse ispirazione.

Amazzone sui monti

In questi anni infatti l’artista rielabora la realtà attingendo a piene mani non solo ai ricordi dell’infanzia - le fiabe del folklore russo raccontate dalla zia - ma anche agli elementi appresi durante il viaggio nel nord della Russia che gli cambierà la vita: nel 1889 il giovane Kandinsky fa parte di una spedizione etnografica nella regione di Vologda, di questa esperienza restano le impressioni annotate nei suoi taccuini e pubblicate poi nel volume Stupeni ("Tappe") in cui spicca l’emozione ricavata dall’entrare in una izba, tradizionale abitazione rurale, e in particolare:

Qui ho imparato a non guardare il quadro restando da parte, ma a viverne la vita io stesso, dall’interno [...] Alle pareti stampe popolari, un bogatyr in una raffigurazione simbolica, battagle, una canzone espressa con i colori.1

Così oltre ad alcune opere mai viste in Italia possiamo ammirare alcune bellissime illustrazioni di Ivan Bilibin realizzate per le fiabe popolari russe di Pushkin, ma anche le rielaborazioni di Kandinsky su questi stessi temi.

A queste impressioni visive fortissime si aggiungevano le suggestioni altrettanto forti delle pratiche dello sciamanesimo, una pratica gestita da uomini in grado di dialogare non con il mondo visibile ma con qualcosa di molto più potente e primordiale - in un certo senso astratto.

Ecco così che accanto alle opere di Kandinsky si possono ammirare stupendi manufatti russi provenienti dalla collezione del Museo di Storia Naturale di Firenze e dal museo di stato di San Pietroburgo: difficile non cogliere il filo diretto che lega i colori delle decorazioni lignee delle case, gli intricati motivi dei corsetti ricamati degli abiti della festa, i tratti semplificati delle sculture lignee destinate a scacciare gli spiriti alle opere non solo di Kandinsky ma di altri artisti russi dello stesso periodo, giustamente proposti in questa sede, da Natalia Gončarova allo stesso Ivan Bilibin.

Alcuni di questi elementi popolari si ritroveranno varie volte nelle opere di Kandinsky, come ad esempio il cavaliere, che ritroviamo in opere ancora dotate di un certo realismo - l’inseguimento (1907) - , semplificato nelle bellissime xilografie in bianco e nero - i cavalieri - e infine trasfigurato in puro segno grafico nelle fasi successive - Klänge, 1913.

il RenoIn alcuni casi la ricerca di queste radici popolari spinge Kandinsky fino alla ripresa di tecniche tradizionali come la pittura su vetro e la xilografia di cui possiamo ammirare in questa sede alcuni esempi veramente notevoli.

In particolare a Palazzo Blu possiamo vedere la serie delle Poesie senza parole, delle xilografie che Kandinsky realizzò seguendo il consiglio di uno dei suoi insegnanti, Franz von Stuck: i suoi paesaggi dai colori accesi avevano infatti attirato alcune critiche, tra le quali quella di essere un "colorista"; von Stuck gli consigliò di lavorare un po' solo in bianco e nero, per concentrarsi sulla forma: il risultato sono queste tavole, di cui l'artista elabora anche delle versioni a tempera, in larga parte si tratta di motivi ispirati al folklore russo, nelle quali Kandisky sembra assemblare per la prima volta un vero e proprio "alfabeto visivo" che poi costituirà la base del suo lavoro successivo, anche se in forma ulteriormente semplificata.

Non manca infine l’altro potente elemento che muove la riflessione di Kandinsky: la musica, qui esemplificata dal proficuo dialogo e scambio con Arnold Schönberg sul tema delle dissonanze, che produsse non solo alcune notissime opere di Kandinsky ma anche l’incursione dello stesso Schönberg nel mondo della pittura oggi eccezionalmente visibile a Pisa.

Due ovali

La storia si conclude con le ultime esperienze della Bauhaus, che portano l’eclettismo di Kandinsky a cimentarsi con vari media. La conclusione arriva con il nazismo che da lì a poco (nel 1925) metterà fine all’esperienza della Bauhaus. Kandinsky sarà già a Parigi, dove nel silenzio del suo studio cercherà la sintesi delle sue esperienze precedenti, lavorando sugli elementi primordiali, sulla spiritualità del colore, le forme, le emozioni. Ma intanto il mondo è già cambiato e sulla scena artistica francese dominano le geometrie cubiste.

 

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Allestimento della mostra
    (Foto di C. Chimenti, licenza Creative Commons)
  2. Murnau (paesaggio d’estate)
    Wassily Kandinsky,1909, olio su cartone, San Pietroburgo, Museo di Stato Russo
    (© Wassily Kandinsky, by SIAE 2012)
  3. Amazzone sui monti
    Wassily Kandinsky, 1918, olio su vetro, San Pietroburgo, Museo di Stato Russo
    (© Wassily Kandinsky, by SIAE 2012)
  4. Ivan Bilibin, illustrazione per “La favola dello Zar Saltan” di Alexander S. Pushkin, 1905
    Acquerello e inchiostro di china su carta Museo di Stato Russo, San Pietroburgo
  5. Serie di “Sciaitan” dalla Siberia occidentale
    Sculture in legno,
    Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, Firenze
  6. Sarafan, XIX secolo
    Tela di lino, tessuto, fettuccia metallizzata, gallone, broccato, tessuto stampato
    e
    Camicia da donna, seconda metà del XIX secolo
    Lino, filo di cotone e lana; ricami a doppia cucitura
    Museo di Stato Russ
  7. Due ovali
    Wassily Kandinsky, 1919, olio su tela, San Pietroburgo, Museo di Stato Russo
  8. il Reno
    Wassily Kandinsky, (xilografia della serie Poesie senza Parole),1903, Art Camù Collezioni d’Arte

In copertina:
Improvvisazione 4
(dettaglio), Wassily Kandinsky, 1909, State Art Museum of Nizhny Novgorod

Catalogo

Claudia Beltramo Ceppi (a cura di), Wassily Kandinsky - dalla Russia all'Europa, Giunti, 2012

Note

1 La citazione è riportata da Eugenia Petrova, "Spunti Folkloristici nel simbolismo e nella prima avanguardia dell'arte russa", in Wassily Kandinsky - dalla Russia all'Europa, (catalogo della mostra), Giunti, 2012, p. 14

 

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