Julian Schnabel conquista la laguna di Venezia

di Silvia Groppa // pubblicato il 01 Luglio, 2011

Le sale del Museo Correr di Venezia ospiteranno fino al 27 Novembre una tra le mostre correlate più affascinanti della 54ª Biennale d’arte di Venezia: Julian Schnabel. Permanently Becoming and the Architecture of seeing.
L’evento è stato prodotto e organizzato da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzata grazie a Maybach e BNL Gruppo BNP Paribas.
Per gli appassionati di arte contemporanea, Julian Schnabel è tra gli artisti più geniali e radicali degli ultimi trent’anni, per la travolgente potenza espressiva dei suoi dipinti, e per la sua arte colta e impenitente, densa di rimandi eppure sorprendentemente immediata.
La mostra allestita in uno dei più bei musei della laguna veneta, invita il pubblico a contemplare i dipinti e le sculture di quest’artista in una sequenza di splendide sale. Il britannico Norman Rosenthal ha curato il percorso espositivo, che chiarisce l’opera dell’artista newyorkese di origini ebraiche. Attraverso le oltre quaranta opere, selezionate appositamente per questa mostra, viene ripercorsa la carriera di quest’artista visionario, dagli anni ‘70 ad oggi, e non c’è cornice migliore del Museo Correr di Venezia, storico crocevia fra Oriente e Occidente, in quanto Schnabel è anche un artista del mondo che ha fatto da ponte fra Est e Ovest, assimilando culture diverse e aprendo nuove strade all’arte contemporanea.

Schnabel usa un linguaggio poetico, ricco di allusioni letterarie e altre forme di evocazioni culturali che si impongono sulle immagini da lui create; tanto che la retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, alla tradizione europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani come, El Greco e Tintoretto, e anche alle influenze letterarie e culturali antiche e moderne che vanno da Omero a Eschilo, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí a Pablo Picasso.
Oltre ai i suoi celebri plate paintings, che riorganizzarono la logica della pittura verso la fine degli anni ’70, la mostra offre opere create con una varietà infinita di tecniche e materiali – dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno recuperati in tutto il mondo, a vele, fotografie, tappeti, teloni e qualsiasi superficie che ispiri i suoi processi creativi – che illustrano il ready-made praticato da Schnabel e il suo modo di utilizzare queste materie che estrapola dal loro contesto originario, facendogli assumere nuovi significati come realtà dipinta: “lascio che le forme emergano da sé e si configurino nel corso del processo creativo”.
L’universo figurativo di Schnabel si caratterizza per la sovrapposizione di immagini e scritte in cui abbraccia la soggettività della parola e delle molte forme, che assumono così diversi significati che possono essere attribuiti da ogni osservatore a seconda della propria nazionalità.

Nei suoi ritratti riesce a visualizzare un suo personalissimo punto di vista: sospende i corpi su fili d’erba e piramidi su parole, trasfigura macchine in elefanti e viceversa, inserisce le didascalie dentro il quadro, sopra la fotografia, sui dipinti fotografati nel momento stesso della loro esposizione in una mostra. Sono questi i tanti motivi per cui le mostre di Schnabel diventano, nel momento stesso in cui si definiscono, un’opera nell’opera.
Pittore, scultore e regista, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua produzione artistica, i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica. Ha diretto film come Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000 (vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival del Cinema di Venezia), ma l’opera più ricordata dagli amanti del cinema è sicuramente Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 che gli valse il premio alla regia al festival di Cannes.

Tornando alla mostra, questa si apre con l’installazione Queequeg, una grande scultura in bronzo alta oltre quattro metri, ultima opera di una serie di sculture cominciata nel 1981 e il cui viaggio iniziò nel 1982 fra le montagne di Chantarella, St. Moritz. Queequeg è il primo frutto dell’accordo biennale che Julian Schnabel ha concluso con la casa automobilistica di lusso Maybach.
Successivamente si passa agli straordinari Surf Paintings intitolati Painting for Malik Joyeux and Bernardo Bertolucci (2006), alti più di sei metri, posizionati in quest’occasione, nello splendido scalone neoclassico del Museo Correr. In queste opere, realizzate su poliestere in gesso e inchiostro, l’artista unisce le sue passioni per l’arte, per la regia e per il surf, in quest’ultimo l’acqua e il surf sono usati come metafore della libertà. Il tema del mare è ricorrente nei suoi dipinti come nei suoi film.

In mostra non mancano, come già detto, i celebri plate paintings, dipinti realizzati sulle superfici di frammenti di ceramica, che hanno rappresentato un considerevole momento di svolta nel percorso pittorico del maestro e un’importante innovazione nel panorama artistico degli anni ‘80. Uno dei suoi primi capolavori è stato St. Francis in Ecstasy del 1980 in cui la figura di San Francesco appare sullo sfondo di un paesaggio montuoso, avvolta da un drappeggio, affiancata da un teschio e da una entità rossa che si innalza nel cielo.
Altro aspetto molto importante della sua opera è senza dubbio quello autobiografico che ritroviamo in mostra nei numerosi ritratti di amici o familiari tra i quali Portrait of Olatz del 1993 dove è ritratta l’ex moglie dell’artista; Portrait of Father Pete Jacobs del 1997 amico di Schnabel, fino a Portrait of Rula del 2010, esposto nella splendida Sala da Pranzo neoclassica del Museo Correr, ritratto della sua attuale compagna e autrice del romanzo biografico Miral che ha ispirato l’ultimo film di Schnabel.

Altra particolare tecnica utilizzata dall’artista, consiste nell’ingrandire fotografie poetiche ed evocative sulle quali interviene con tocchi di colore e macchie generate dalle condizioni atmosferiche. Come nelle straordinarie opere Salivars del 2009 le quali hanno come sfondo scatti di paesaggi dei dintorni della sua casa al mare e del suo studio a Montauk, nella punta più a nord di Long Island, risalenti agli anni ‘50.
In mostra anche tre dipinti intitolati The Atlas Mountains che rappresentano le montagne del Nord Africa tra il Mediterraneo e il Sahara. Su una tela catramata alta quattro metri e interrotta da segni di gesso, l’artista ha fissato briglie marocchine per evocare paesaggi segnati e invecchiati dalle intemperie e dal tempo.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
particolare di una delle sale espositive

DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina
- Julian Schnabel, Portrait of Rula, 2010,
  Olio e resina su tela, cm 304,8x274,3,
  Collection Rula Jebreal.
- Julian Schnabel, Portrait of Anh in a Mars
  Violet Room
, 1988, Olio e cocci montati
  su tavola, cm 182,9x152,4x15,3,
  Collezione Anh Duong.
- Julian Schnabel, St. Francis in Ecstasy, 1980,
  Olio e cocci montati su tavola,
  cm 243,8x213,4, Collezione privata.
- Julian Schnabel, Portrait of Olatz, 1993, 
  Olio e cocci montati su tavola,
  cm 213,40x139,70,
  Collezione Olatz Schnabel.
- Julian Schnabel, The Atlas Mountains II,
  2008, Gesso, briglie su tela catramata,
  cm 396,2x275, Courtesy Gagosian Gallery


webcam

Venezia, Piazza San Marco

 

Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

Julian Schnabel. Permanently Becoming and the Architecture of seeing.

  • Fino al: - 28 Novembre, 2011
  • Indirizzo: Museo Correr - Piazza San Marco, Venezia
  • Sito web

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