Journey Home. A Ferrara Les Svovaks Dance Collective in prima nazionale
di // pubblicato il 19 Febbraio, 2011
Alcuni tavoli e sedie di legno, oggetti semplici che ricordano feste popolari, sono gli elementi scenici presentati da Les Slovaks Dance Collective in Journey Home. Debuttato in prima nazionale al Teatro Comunale di Ferrara lo scorso 28 gennaio, lo spettacolo segna, dopo Opening Night (2007), la seconda tappa creativa del ‘collettivo di danza slovacco’.

Cinque danzatori provenienti dalla Slovacchia e un compositore francese - Simon Thierrée sensibilmente vicino al ‘temperamento slavo’ - danno vita nel 2006 in Belgio, paese dove attualmente operano, a Les Slovaks Dance Collective. I membri, accomunati dalla medesima formazione in danze folkloriche, all’Accademia di Banská Bystrica, e esibizioni al Vychodna Folk Festival, già conosciutisi in terra natia, intrecciano nuovamente i loro cammini nel Belgio degli anni Novanta: condividono esperienze professionali, lavorando per gli stessi coreografi, e di vita comune.
La particolare strutturazione del tessuto coreografico proposta da Les Slovaks è frutto dell’apporto differente che ogni interprete - pur condividendo con gli altri un background giovanile comune – introduce, grazie agli stimoli e agli spunti assorbiti da collaborazioni con diversi coreografi del panorama europeo e non.

Il collettivo predilige un processo creativo lungo che riconosce l’improvvisazione come suo cardine principale per giungere ad un linguaggio espressivo definito dagli stessi artisti come new traditional dance, cocktail ben shakerato di folk slovacco e sensibilità contemporanea di base fiamminga.
Passando in rassegna le collaborazioni degli interpreti appartenenti al collettivo non si può non riconoscere una pluralità di stimoli, rielaborata poi in un melting pot dal sapore slavo. Una vera e propria mappatura degli stilemi contemporanei. Si passa da Martin Kivaldy, già danzatore per Rosas, a Milan Tomášik, con un passato tra lo slovacco Iztok Kovač e il neozelandese Jack Gray. A essi si aggiungono gli impulsi apportati da Anton Lachky, ex-interprete di Akram Khan, Peter Jasko e Milan Herich - il primo di Giorgio Barberio Corsetti, il secondo per Ultima Vez di Wim Vandekeybus - entrambi, già danzatori per Sidì Larbi Cherkaoui e adesso attivi per David Zambrano.

Per Journey Home Les Slovaks Dance Collective, portatori di una poetica del corpo totale, esperiscono il loro iter adoperando persino la ‘voce’, canti corali che ricordano riunioni sociali di comunità, in uno spettacolo che si configura come un calibrato nostos.
È dal folklore slavo e più precisamente slovacco che Journey Home trae origine, rielaborando strutture compositive tipiche delle feste popolari in chiave contemporanea. Così come nelle feste slovacche le serate sono animate dall’apporto che ogni singolo partecipante dà al gruppo dei convitati, situazione non tanto dissimile dalle contemporanee dance jam session, lo spettacolo de Les Slovaks vive del continuo flusso dialogico tra i vari interpreti, dove lo stesso musicista Simon Thierrée è chiamato a calcare la scena.

Tra figure semicircolari e linee tipiche delle danze folk, movimenti a spirale e ironici ‘flussi di movimento’ ispirati a Charlie Chaplin e Buster Keaton, parodie del corteggiamento delle danze di sala e microscene drammatiche, Journey Home dipana il romanzesco iter del collettivo, sei storie differenti che amalgamandosi l’una all’altra creano una “danza polifonica” dove lo spettatore, come in una festa popolare, è chiamato a partecipare.