Jim Hodges a Venezia: Love, eccetera
di // pubblicato il 01 Febbraio, 2010

In tutti i sensi, come l'amore.
Un tema, come ha sottolineato Angela Vettese, Presidente della Fondazione Bevilacqua la Masa, che percorre a trecentosessanta gradi la letteratura e l'arte, in tutte le sue manifestazioni, e per questo non è sempre semplice parlarne.
In questa mostra, aperta al pubblico dal 5 febbraio al 5 aprile, l'artista Jim Hodges utilizza un linguaggio plurimaterico e attraverso l'assemblage, il disegno e il collage esprime nel suo lavoro una riflessione personale sulla vita, l'amore, la morte e l'esistenza umana.
Una sessantina le opere esposte nella Galleria di Piazza San Marco a Venezia per sancire la cooperazione tra Centre Pompidou, Musée national d'art moderne di Parigi (organizzatore della mostra), la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e il Camden Arts Centre di Londra nella realizzazione della prima personale dell'artista in uno spazio pubblico italiano, curata da Jonas Storsve.
Nato nello stato di Washinghton, ma Newyorchese di adozione, l'artista trova nella Grande Mela gli spunti necessari per sviluppare una poetica personale e molto intima, fatta di simbologie rappresentate attraverso l'installazione e l'assemblaggio, frutto della volontà di espandere all'estremo il disegno dando spazio alla multidimensionalità delle opere.
Infatti, è proprio dopo essersi trasferito a Brooklyn ed essersi iscritto al Pratt Institute che espone le sue opere nella sua prima personale, lavoro conclusivo della tesi di master e primo gradino verso il raggiungimento di una sensibilità artistica unica. Tra le opere in mostra sono presenti lavori che vanno dagli anni '80 fino alle realizzazioni più recenti proprio al fine di ripercorrere le tappe figurative e semantiche dell'attività dell'artista.

In "Deformed" del 1989, compare la volontà di recuperare il concetto duchampiano di Objet Trouvé, aggiungendo ad esso una particolare connotazione tipica del lavoro di Hodges quale il rapporto con la natura.
Una borsa di carta, un oggetto comune e di poco valore recuperato per farne il canovaccio di un discorso simbolico sulla degradabilità degli oggetti, sulla deperibilità della materia, ma tempestato di fiori blu, tonalità particolarmente evocativa per l'artista fin dalle sue prime esperienze.
La ricerca della terza dimensione viene portata avanti in lavori complessi in cui l'uso delle ragnatele ricorre spesso come parte integrante di una ricerca "per segni" che si sposa con l'interazione tra spazialità e opera d'arte.

L'uso della ragnatela, forse evocativa della trappola naturale, che in un certo senso è l'amore in quanto "gran bel vicolo cieco" (Angela Vettese) è combinato con l'oggetto- catena. La simbologia presente in queste immagini diviene così sempre più accentuata in un susseguirsi di collegamenti e richiami che rendono le opere dell'artista vera e propria "poesia visiva".
La sublimazione del sentimento si trova espressa in "Web Chainflower", opera di grande impatto visivo. Un fiore intrappolato da una catena, evocativo anche in questo caso del rapporto tra la natura e l'intervento umano che crea a questa una sorta di blocco, che la incatena, appunto.

Parlare di amore e di vita non è facile, dicevamo, e in certi casi nemmeno scriverne, è per questa ragione che Jim Hodges decide di accostare alla dimensione simbolica delle arti visive, l'uso delle lettere, delle parole e del testo, come in "Chained" in cui la parola "Love" è utilizzata nell'opera, che non a niente a che vedere con la rappresentazione fatta da Robert Indiana negli anni '60 in quella stessa New York che circa venti anni dopo avrebbe plasmato Jim Hodges.

La creazione dell'immagine parte anche dalla manipolazione degli oggetti nel fare di un libro, un "contenitore di parole", l'opera d'arte stessa, piegandone le pagine e creando un bouquet cartaceo in "Arranged".
Parole occultate dal libro in questa opera ma recuperate e portate all'estremizzazione nel lavoro "Slower than this", un suggestivo flusso di coscienza joyciano, una ricerca poetica sul linguaggio attraverso la combinazione di sei pannelli in cui ogni lettera utilizzata per comporre il poema è stata ritagliata da una fotografia realizzata precedentemente.
Un gesto che richiama in un certo senso quello che accade nel rapporto d'amore, dove spesso si è costretti a togliere qualcosa da una parte per creare qualcosa di nuovo dall'altra.
Jim Hodges cancella il ricordo rappresentato dalla fotografia per creare una poesia nuova, un nuovo discorso.

La Poiesis, intesa come realizzazione creativa per comunicare una filosofia maturata con il tempo e con le esperienze, trasposta nel rapporto con la natura e frutto dell'osservazione attenta del mondo delle azioni e dei sentimenti.
Un percorso disseminato di simboli e di messaggi discreti ma profondi; un discorso sull'amore, la bellezza, la natura e la morte utilizzando la lingua universale dell'arte in tutte le sue forme.
Specchi infranti, cuori di carta ritagliata, fiori tra le pagine dei libri: scultura, pittura e collage i linguaggi universali di cui si avvale l'artista dimostrando così di non mancare del vocabolario necessario a trattare argomenti troppo spesso banalizzati dai media di massa, e dando prova, ancora una volta, che l'arte è ancora in grado di far sentire la propria voce.
