Jana Sterbak, Through the eye of the other
di // pubblicato il 24 Febbraio, 2010

Vedere attraverso gli occhi di altri: l'arte, o meglio, la commistione tra le arti, rende possibile tutto questo facendo dialogare linguaggi e media differenti che interagiscono, in questa particolare occasione, nei suggestivi spazi del teatro La fenice di Venezia.
Stiamo parlando dell'iniziativa "Arte Contemporanea e Teatro", un programma di collaborazione tra le due discipline curato da Francesca Pasini, che vede come protagoniste e "attivatrici di sinergie" due importanti istituzioni veneziane, la Fondazione Bevilacqua La Masa e il Teatro La Fenice.
E' quest'ultima infatti ad ospitare dal 27 febbraio al 28 marzo 2010 l'installazione “Through the eye of the other", concepita appositamente per l'occasione, dall'artista di origine ceca ma canadese di adozione Jana Sterbak.

Difficile da raccontare e descrivere e altrettanto difficile da immaginare perchè molto ricco e articolato, il lavoro si costituisce di due parti sostanziali che si compenetrano e si esplicano a vicenda.
La prima, dal titolo "Waiting for high water", realizzata nel 2004 e presentata alla Biennale di Praga nel 2005 fa parte di una serie di due video, di cui il primo risale al 2002-2003 e ha come titolo "From here to there" ed è ambientato nell'inverno del Golfo di Saint Lawrence.
Il secondo dei due è invece il lavoro in questione, proiettato sullo schermo tagliafuoco del Teatro veneziano, come evoca il titolo stesso "Waiting for high water", ha come tema centrale l'attesa; nello specifico l'attesa dell'alta marea nei vicoli della Serenissima, percepita e vissuta attraverso occhi non umani ma di cane.

Il video vede infatti come protagonista Stanley, un cane sul cui corpo è montata una telecamera; nell'installazione ad esso si affianca una scultura d'argento raffigurante l'animale che da il titolo all'omonimo progetto "Through the eye of the other" che costituisce la seconda parte dell'opera.
Sabato 27 febbraio dalle ore 19 alle 21 l'inaugurazione presso il Teatro La Fenice dove questa resterà visibile fino al 28 marzo, diversamente, la proiezione del video verrà replicata dal 14 al 21 marzo nell’ora prima dell’inizio dell’Opera Dido and Aeneas di Henry Purcell, con la regia di Saburo Teschigawara.
Questo come a sottolineare ulteriormente l'intento di questa ambiziosa iniziativa: quello cioè di creare una connessione estetica tra forme espressive diverse dando vita a legami e punti di contatto.
Non a caso l'artista in questione non è nuova alla città di Venezia e alle sue peculiarità: nel 2003 Jana Sterbak ha infatti curato il Padiglione Canadese alla Biennale e lo stesso tema del video "Waiting for high water" manifesta la volontà di stabilire un legame con il contesto stesso dando la possibilità di "vivere" e di "esperire" l'arte nella sua complessità attraverso un punto di vista non omologato e non convenzionale.

Dal punto di vista tangibile e percettivo l'intera installazione, per come è pensata, realizzata e per come viene assimilata dal pubblico si presenta quindi come il punto di partenza per una esperienza che connette luoghi fisici e luoghi dell'arte; un fulcro da cui si diramano diverse strade e diverse modalità di fruizione della stessa opera.
Tutto questo in piena sintonia con il lavoro di Jana Sterbak, che a partire dagli anni settanta ha sempre cercato di stabilire un dialogo tra performance, proiezione video, installazione e fotografia attraversando spesso temi centrali della contemporaneità grazie ad un'arte polimaterica e capace di coinvolgere tutti i sensi.

E' per questo motivo che il progetto "Arte Contemporanea e Teatro" appare così interessante e in particolare "Through the eye of the other" si manifesta come una serie di connessioni: l'opportunità per l'artista di ritornare sui suoi passi e di riprendere il filo di un discorso con la città cominciato anni fa; la possibilità per l'arte contemporanea e il teatro di dialogare ancora una volta in un progetto vivo ed estremamente comunicativo e l'attivazione di un punto di vista diverso su una città che, pur forte della sua tradizione, ha sempre qualcosa di nuovo da raccontare anche rispetto agli occhi che la guardano.
