IV centenario della morte di Giulio Cesare Croce

di Gian Luigi Zucchini // pubblicato il 11 Novembre, 2009

Giulio Cesare Croce fu autore tipicamente bolognese, ma è conosciuto pressoché ovunque per l’opera “Bertoldo e Bertoldino”, in seguito arricchita del personaggio di Cacasenno, scritto però non dal Croce ma da Adriano Banchieri, un’estrosa figura di frate domenicano bolognese, musicista di non secondario valore, organista, compositore di varie operette in musica e in versi.

Ora, a quattrocento anni dalla morte, viene dedicata all’autore del “Bertoldo” una mostra, che testimonia la fecondità produttiva di questo artista, scrittore di originalissima vena e di festosa – ma anche, talvolta - amara ironia. Essa è allestita negli ampi spazi dell’antico Archiginnasio di Bologna, (“Le stagioni di un cantimbanco. Vita quotidiana a Bologna nelle opere di Giulio Cesare Croce”), ed è costituita da manoscritti, alcuni anche autografi, pubblicazioni d’epoca, incisioni e opere d’arte, tra cui la serie assai interessante e scarsamente conosciuta degli affreschi che il giovane Guercino dipinse per la casa Pannini a Cento (FE), poi staccati e visibili permanentemente presso la Pinacoteca della cittadina, ora in mostra per illustrare i diversi momenti in cui la stessa si struttura, scanditi sulle quattro stagioni dell’anno.

Le tematiche sono incentrate tutte sulla vita del popolo, sulle feste, i riti più significativi, il lavoro degli artigiani e dei contadini, insomma quell’insieme di attività quotidiane e di manifestazioni tipiche della popolazione più umile e modesta della città e della campagna del tempo. Siamo a metà del 1500, e precisamente nel 1550, quando Giulio Cesare Croce nasce a San Giovanni in Persiceto, allora piccolo paese della campagna bolognese; ma, trasferitosi nel 1568 a Bologna, entrò subito nel vivo della vita cittadina, esercitando il mestiere di fabbro e, in correlazione, quello del cantastorie, che poi diventerà la sua unica attività.

Girando con la sua lira, che poi era una specie di “viola da brazzo”, strumento simile al violino o, appunto, alla viola, egli andava per strade e per mercati cantando versi d’occasione che componeva, e che poi furono stampati in piccoli fascicoletti, molti dei quali ora esposti in mostra, spesso arricchiti da incisioni, che hanno valore non soltanto storico ma anche documentaristico, dato che si tratta di testi d’epoca ormai da tempo introvabili. In uno di questi si rappresenta appunto il ‘cantimbanco’, come veniva definito allora, che suona e canta, mentre un ragazzetto seduto lo sta ad ascoltare, sullo sfondo delle inconfondibili torri di Bologna.
Poi, momenti quotidiani della gente del popolo nelle diverse stagioni: nell’inverno, il “Lamento della povertà -per l’estremo freddo del presente anno”, cioè il 1608, a ricordo del ‘grandissimo profluvio di neve’ caduta in città, o le feste del Carnevale, celebrate con grande concorso di popolo; nella primavera, tra l’altro, le feste per la discesa in città, dalla chiesa posta sul Colle della Guardia, dell’immagine della Madonna di San Luca, portata, come avviene ancor oggi, con solenne processione in Duomo; la festa di San Michele, in cui si traslocava e c’era gran traffico nelle strade cittadine, o la fiera dei bozzoli prodotti dai bachi da seta, materia prima per la produzione del finissimo tessuto, di cui la città era grande produttrice ed esportatrice in Italia e all’estero.
 
Poi l’estate, con i lavori nei campi, soprattutto la mietitura, con le feste sull’aia per celebrare il raccolto, i balli campestri, ecc. Infine l’autunno, con la conclusione della lavorazione della canapa, ampiamente coltivata nella pianura, la vendemmia, le feste per il vino novello, la raccolta delle castagne, ecc. Molte di queste scene sono rappresentate con grande efficacia realistica nei dipinti del Guercino, a cui abbiamo accennato, segno di quell’attenzione alla natura ed alla quotidianità che caratterizzò l’arte bolognese di fine Cinquecento-prima metà del Seicento, testimoniate anche delle incisioni del Mitelli, di cui in mostra vengono esposti alcuni esemplari, che rappresentano i lavori e la vita quotidiana di larga parte della popolazione, a cui pure si interessarono altri artisti, come per esempio Annibale Carracci, sia nei disegni che nei dipinti su tela (es. “Il mangiafagioli”). Infine, l’ultima sezione della mostra è dedicata all’opera più conosciuta del Croce, che ha avuto larghissima diffusione ed ha goduto di straordinaria fortuna, e cioè il “Bertoldo”, figura grottesca di villano, che vive con la moglie Marcolfa e il figlio Bertoldino. Egli, diventa quasi un confidente-consigliere del re Alboino, dal quale è ammirato ed apprezzato, ma, per i cibi troppo raffinati dei pranzi di corte, morì “tra aspri duoli- per non poter mangiare rape e fagioli”.

Giulio Cesare Croce visse in miseria, dovendo combattere contro molte avversità, tra cui lo scarso riconoscimento per il suo lavoro. Gli morì la prima moglie, si risposò ed in tutto ebbe 14 figli, di cui sette morirono: “due mogli ho avuto – scriveva – e d’ambo sette e sette/ figli ho fatto saltar fora dal sacco/ e’l ciel sette ne tien, io gli altri sette”.
Morì in un freddissimo giorno di gennaio del 1609, un anno dopo aver dato alle stampe la sua autobiografia, in cui descrive le tappe della sua povera e stentatissima vita.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

© Biblioteca dell'Archiginnasio

  • Giuseppe Maria Crespi
     Bertoldo torna da re Alboino sull'asina tormentata dalle mosche
    Acquerello
    Collezione di Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
  • Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino
    Fregi di Casa Pannini (1615-17)
    Pitture murali trasportate su tela
    Battitura del grano con scena di banchetto sulla destra
    Pinacoteca Civica di Cento (BO)
  • Giulio Cesare Croce che suona la lira con Bologna sullo sfondo
    (vignetta inc. tratta dal frontespizio della sua opera Lamento dei poveretti ..., Bologna, B. Cochi, 1614)
    Biblioteca dell'Archiginnasio
  • Giulio Cesare Croce
    Le sottilissime astutie di Bertoldo, in Vincenza, appresso il Grossi, 1620
    Biblioteca dell'Archiginnasio
  • Frontespizio dell'opera: G.C. Croce
    Le piacevoli e ridicolose semplicità di Bertoldino, in Bologna per il Benacci, s.d.
    Biblioteca Universitaria di Bologna

 

IN COPERTINA
Particolare
Ritratto xilografico di Giulio Cesare Croce nel frontespizio di Pronostico perpetuo et infallibile..., in Bologna, per Bartolomeo Cochi, 1611.
Biblioteca dell'Archiginnasio

Mappa

Dove e quando

LE STAGIONI DI UN CANTIMBANCO. Vita quotidiana a Bologna nelle opere di Giulio Cesare Croce

  • Date : 27 Ottobre, 2009 - 30 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Sala dello Stabat Mater e quadriloggiato superiore della Biblioteca dell'Archiginnasio, piazza Galvani 1, Bologna
  • Sito web

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