Istrioni in scena a Ravenna
di // pubblicato il 16 Marzo, 2010
Ormai il teatro risulta meno in voga del cinema, forse è comprensibile data la novità di quest’ultimo,e in generale stiamo preferendo in larga misura lo schermo della televisione e delle sale cinematografiche al palcoscenico: espressione diversa di tempi che mutano. In altre epoche, invece, il teatro era componente essenziale ed irrinunciabile di ogni grande occasione e periodo di festa.
In epoca latina, sia arcaica che imperiale, ogni città per essere definita romana doveva possedere edifici e costruzioni ben determinati e riconoscibili: il foro, centro nevralgico sociale e politico; le terme, per la cura del corpo e della mente; gli anfiteatri adatti ai grandi giochi e ai combattimenti; e infine i teatri.
Gli spettacoli teatrali si svolgevano in periodi di feste popolari e religiose ed erano finanziati direttamente dallo stato e dalle classi dominanti che vedevano nella sua messa in scena un’occasione per auto celebrarsi e la possibilità di controllare la plebe donandogli una attività di suo gradimento.
Il modello dei latini era ovviamente quello greco del quale riprendeva le forme e le caratteristiche principali anche se l’espressione teatrale nata nelle polis greche trova nelle città romane una sua collocazione importante ed autonoma in un edificio costruito appositamente prima in legno e poi in muratura del quale i Greci non avevano sentito il bisogno.

Questa parte essenziale della cultura latina si può riscoprire e conoscere nella mostra “Histrionica. Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico” dal 20 marzo al 12 settembre nella chiesa trecentesca di San Nicolò a Ravenna. Una esposizione che vede tra i promotori e gli organizzatori la Fondazione RavenAntica, il Comune di Ravenna e le Soprintendenze per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e di Napoli e Pompei. L’iniziativa si preannuncia interessante proprio per il dialogo tra pezzi provenienti dai principali Musei Archeologici dell’Emilia Romagna – in particolare il Museo Nazionale di Ferrara – e preziosi reperti delle città romane più famose del mondo dopo Roma: Pompei ed Ercolano.Il teatro in epoca romana sarà analizzato attraverso cinque sezioni che ne illustreranno le componenti essenziali, la struttura architettonica e scenografica, i generi prediletti di rappresentazione, i personaggi più amati e le sue origini.
La popolarità del teatro, la sua rilevanza all’interno della vita dell’uomo romano si può evincere anche dalla diffusione della sua raffigurazione all’interno della case con l’inserimento di maschere nelle antefisse e nei sopraporta e anche in molti affreschi sulle pareti.
Come mai una mostra riguardante il teatro a Ravenna? Innanzitutto è un omaggio alla tradizione teatrale della città che perdura tuttora e la cui passione per il palcoscenico ci è nota da fonti del periodo. In secondo luogo, è un grande tentativo da parte della città per la valorizzazione del patrimonio non solo prettamente artistico ma archeologico che si sta riscoprendo con la costruzione di un Parco Archeologico a Classe, vicino alla Basilica di Sant’ Apollinare, e un nuovo Museo di futura realizzazione.
All’interno del percorso è stato voluto anche un omaggio alla imperatrice bizantina Teodora, raffigurata potente e solenne nei mosaici della chiesa di San Vitale ma i cui inizi sono stati come ballerina, molto discussa all’epoca e della quale si raccontano spettacoli molto piccanti, alla quale è dedicato un angolo della mostra che la evoca attraverso la figura di Sarah Bernard,la grande attrice che portò in scena una interpretazione di Teodora come donna fatale nell’omonimo dramma, ruolo che la portò ad essere un potente simbolo femminile.

Il ruolo dell’attore, dell’histrio, e anche la natura dei personaggi erano differenti rispetto a come li intendiamo noi oggi. L’attore recitava poco con la mimica e spesso i personaggi erano più standardizzati che particolareggiati psicologicamente quindi erano rappresentativi di una categoria, quale il vecchio, il giovane innamorato, la matrona, tendenza che si cercò progressivamente di eliminare ma che era il motivo fondante dell’uso di maschere, ben caratterizzate che variavano a seconda del genere di rappresentazione.
I generi teatrali riprendevano in parte quelli greci, sia di ambito tragico che comico, ma si distinguevano in “palliata”, commedia di ambientazione tipicamente greca,il cui nome riprende l’abito degli attori in scena, il pallio, diverso dalla tipica toga romana che invece dava il nome alla “togata” di ambientazione, personaggi e argomenti prettamente romani. La tragedia per eccellenza era la “cothurnata” la cui grecità era determinata dall’uso dei “coturni”, calzari molto alti da tempo usati all’interno della tragedie.
Le maschere tragiche erano riconoscibili per l’alta pettinatura – ankos – ma in generale tutte possedevano un’ apertura ad imbuto nella bocca per permettere la propagazione maggiore del suono. Sono presenti in mostra 15 pezzi provenienti dal Museo Archeologico di Napoli e in preciso da Pompei, molto probabilmente modelli in gesso che si trovavano in una bottega e che costituivano dei positivi da cui trarre matrici per la realizzazione di maschere decorative in terracotta.

Non sono giunte fino a noi le maschere originali data la loro deperibilità, per questo le testimonianze decorative giunteci risultano così importanti oltre al determinante contributo di Polluce del secondo secolo dopo Cristo che ci ha lasciato una descrizione dei personaggi della tragedia greca rappresenta in quel periodo, essenziale per la nostra comprensione.
Sono pezzi che non sono stati mai esposti perché provengono dai depositi del museo ed esprimono la produzione partenopea di satire denominate “atellane” che avevano una loro produzione di personaggi, primo nucleo pare della moderna commedia dell’arte. Altri pezzi rilevanti sono due statue in bronzo che adornavano il teatro di Ercolano e un modello in legno del teatro stesso di epoca borbonica.
Il percorso espositivo è stato costruito per permettere una facile fruizione dell’argomento ed un grande coinvolgimento tramite l’uso di colori differenti per ogni sezione e anche la costruzione di una piccola cavea che potrà contenere fino ad un massimo di cinquanta persone e all’interno della quale verranno proposti spettacoli antichi e moderni.

E’ in fase di definizione anche una serie di eventi correlati a questa esposizione con la collaborazione delle realtà teatrali cittadine e regionali, che permetterà al pubblico di entrare ancora di più all’interno di questo mondo teatrale e scoprirlo nella sua bellezza oltre che permettere una unione maggiore con il tessuto culturale cittadino.
Il catalogo, edito da Skira, permette l’approfondimento e la comprensione maggiore con informazioni su attori dell’epoca, sulla storia del teatro e altri contributi importanti.