Istanbul: Inizia la Biennale (I parte)
di // pubblicato il 21 Settembre, 2011
E ’iniziata pochi giorni fa la dodicesima Biennale d’ Arte Contemporanea di Istanbul, intitolata 'Untitled' e curata da Adriano Pedrosa e Jens Hoffmann, e non solo, varie le mostre collaterali che sono state inaugurate nello stesso periodo. La città è come attraversata da un carnevale, lungo la strada pedonale Istıklal, le gallerie attirano parecchia gente essendo anche un punto di incontro e scambio. Più di 4000 i visitatori internazionali tra cui artisti, curatori, giornalisti, studiosi d'arte e studenti, questo successo dimostra ancora una volta come Istanbul sia diventata uno dei più importanti nuovi centri dell'arte contemporanea.
La Biennale di Istanbul ha avuto sempre un ruolo centrale nello sviluppo dell'arte contemporanea nella città sul Bosforo e in Turchia nel suo insieme, visto che per tanti anni non c’è stato un museo di arte contemporanea, è stata sempre la biennale a dare legittimità all'arte contemporanea, trasformando Istanbul in uno dei centri più importanti dove la scena artistica e' sempre viva e dinamica, creando e sviluppando nuovi spazi e anche dando l'ispirazione e coraggio alle nuove formazioni che vogliono costruire dei luoghi nuovi dove si crea arte. E cosi che l'arte ha iniziato a diffondersi in città.
La biennale è stata organizzata dall' IKSV, la fondazione creata nel 1973 da un gruppo di uomini d’affari. Il più noto tra loro é Nejat Eczacıbaşı, che è stato uno dei primi a investire in arte mentre lo stato non gli ha mai dato l'importanza necessaria cercando di gestire tutto in maniera centralistica dalla capitale Ankara e senza sostenere sufficientemente i progetti locali. E' una fondazione non-profit, e una grandissima percentuale dei finanziamenti arriva dagli sponsor, senza alcun aiuto pubblico. La biennale avendo questo carattere e' stato d'esempio per tutti quelli che alla fine hanno investito sull'arte, creando dei centri culturali e istituzioni private. Sempre per lo stesso motivo quasi tutte le banche hanno un centro d'arte e cultura a Istanbul. In questo modo il vuoto lasciato libero dello stato e' stato riempito, questa scelta ha avuto conseguenze sia positive che negative. Ma forse l’elemento più importante è che la biennale ha aumentato la visibilità dell'arte che si produce in Turchia, e ha anche la mentalità di tante gallerie turche che per anni hanno adottato politiche conservatrici organizzando mostre solo con artisti turchi e presentando solo artisti turchi ad un pubblico turco. Se l'arte contemporanea, quindi, è passata da avere un carattere meramente locale a internazionale è sempre frutto della biennale. Dagli anni 2000 si può iniziare a parlare anche di un vero e proprio 'mercato' turco dell'arte contemporanea nella stessa Turchia. Alla fine nel 2004 è stato inaugurato, un museo d'arte moderna (İstanbul Modern, sempre di proprieta' privata), e negli anni che seguono, accanto alle istituzioni private nascono tante formazioni indipendenti alternativi dove si trova anche uno spazio libero di esibire i lavori degli artisti anche politicamente opposti.
Inizio il mio percorso con Pilot, la nuova galleria è stata aperta trasformando un night-club popolare negli anni 70 e inaugura la sua prima mostra contemporaneamente alla biennale. Il progetto che sta dietro Pilot esiste già da tempo, in un altro spazio e con un altro nome , ma sempre diretta da Azra Tuzunoglu: galleria Outlet. Questo spazio ha continuato per 4 anni ad essere uno dei spazi d'arte più indipendenti di Istanbul. Outlet, come si capisce anche dal titolo, ha promosso tanti artisti marginali, che non avevano l'occasione di aprire mostre e presentare la loro produzione artistica per diversi motivi anche di tipo politico. Gli anni 90 per la Turchia, sono stati un decennio in cui il clima politico è stato molto caldo a causa di conflitti interni, ma allo stesso tempo il paese viveva anche un periodo di maggiore libertà di espressione. Dopo il silenzio imposto dal colpo di stato del 1980, in quegli anni coloro che erano stati repressi avevano riacquisito il loro diritto alla parola, così nasce un forte fronte d’opposizione anche in campo artistico, tuttavia per molti di questi artisti era difficile esporre i loro lavori in Turchia e quindi sono circolati sempre fuori, all'estero. Questi artisti hanno dovuto aspettare gli anni 2000 per poter esporre i propri lavori, oltre che alla biennale, nelle gallerie del paese dove li avevano prodotti. La galleria Pilot, la nuova Outlet, è stata fondata proprio a questo scopo. In questo spazio troviamo la mostra di Halil Altındere, uno degli esponenti più importanti della 'generazione 95'. Il curatore della mostra è Rene Block, molto noto nel mondo dell’arte di Istanbul. L’esibizione si intitola 'If I can't dance, it's not my revolution', una citazione dell'attivista e teorica anarco-feminista Emma Goldman. Altındere e' noto per i suoi lavori di carattere anti-militarista. Gli interessano personaggi underground, le minoranze, gli emarginati e le icone pop e personaggi culti. Al centro dello spazio espositivo ha posizionato la versione gigante di un suo giocattolo di infanzia, un giocattolo comune a tutti in quei periodo: una macchina di carabinieri, un modo ironico di criticare il concetto di stato di polizia, vicino alla macchina, in alto, ha installato telecamere di sorveglianza coperte d'oro che puntano verso quattro direzioni. Forse abbiamo sotto i nostri occhi la consacrazione della ''società del controllo''? Altındere lavora anche su omofobia e transfobia in Turchia, scegliendo transessuali come modelli nelle sue foto. Uno di loro indossa il simbolo della bandiera turca come maglia, in un'altra foto sempre un transessuale ha vinto il premio 'Miss Understood', visto che la televisione la cultura popolare sono gli unici spazi dove i trans vengono visti in maniera simpatica, e in fine il terzo indossa un vestito da infermiera sexy, oggetto del desiderio e di disgusto s’incrociano.

Prende tre scene di tre film cult di Metin Erksan, regista turco, grande esempio del cinema d'autore, e le ricostruisce in set uguali, ma usando un nuovo medium, la fotografia. Vedere catturata l'immagine della scena più forte del film 'Sevmek Zamanı', (Il Tempo di Amare), 1965, dove la storia e' basata sul feticismo dell'immagine e' significante.

La sua abitudine ad usare differenti dispositivi, è evidente anche in tre dipinti, che riproducono tre foto di avvenimenti politici recenti della storia turca, i ritratti di tre raccontano in maniera il percorso storico del paese.
Tra gli altri lavori della mostra e' possibile vedere anche la trilogia Mesopotamia, di cui Dengbejler faceva parte di Documenta 12 a Kassel, nel 2007. Il video parla della tradizione orale curda che sta scomparendo, Altındere si occupa di questo tema in maniera ironica giocando sui concetti di modernismo e tradizione.

Il percorso continuerà attraverso la strada pedonale Istiklal, raggiungendo alla fine la biennale, ma di questo parleremo nel prossimo articolo. (CONTINUA)