Inventories of Abstraction
di // pubblicato il 05 Maggio, 2009
Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dell'inaugurazione di Green Platform, il nuovo progetto espositivo allestito al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina che affronta sotto vari aspetti la questione ambientale.
Ma in questo periodo il CCCS propone, insieme alla mostra, anche un'installazione multimediale di Yves Netzhammer intitolata Inventories of Abstraction (Archivi dell'astrazione) e creata appositamente per essere collocata nel cortile interno di Palazzo Strozzi. Il giovane artista svizzero che ha rappresentato il suo paese alla Biennale di Venezia del 2007, è stato invitato per realizzare un'opera che rendesse omaggio all'architettura rinascimentale fiorentina.

L'installazione è costruita sulla base di tre componenti in interazione tra loro: alcune sagome di forme animali e vegetali, una video-animazione che si snoda in sei diverse postazioni dotate di monitor e le sonorità create dal sound artist Bernd Schurer. Ogni elemento è proposto sotto forma di frammenti che entrano in relazione tra di loro sulla base del movimento e della posizione assunta da parte dello spettatore: le singole sagome si uniscono in forme uniche e i diversi frammenti di video formano un’unica animazione.

Come nell’arte rinascimentale, che Netzhammer riprende nei topoi dello sguardo e dello spazio, la comprensione delle cose si basa sulla capacità umana di saper guardare le singole cose in rapporto ad una totalità complessa che, in questo caso, non solo riunisce i diversi frammenti interni all’opera, ma anche spazio interno ed esterno, aperto e chiuso del palazzo.

Come sempre Netzhammer conduce un’analisi su fenomeni naturali non sulla base di un concetto di visione puramente teorico, bensì intraprendendo uno studio dell’immagine nella sua complessità di fenomeno reale e concreto posto a contatto con i nostri sensi. Le ambigue immagini biomorfiche, le sonorità e l’aspetto labirintico dell’installazione, sottolineano anche la sua volontà di andare oltre un approccio meramente razionale, fornendo un’esperienza che vuole coinvolgere in profondità i nostri sensi, i nostre ricordi e i nostri sogni.
Nuove forme vengono generate le une dalle altre fino a ricreare una realtà virtuale, prevalentemente simbolica, che suscita riflessioni ed associazioni oniriche nello spettatore, chiamato a costruire un personale percorso di movimento, che si fonda sul rapporto tra il vedere e il comprendere.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto che vede artisti di tutto il mondo, chiamati a Firenze per presentare al pubblico lavori concepiti appositamente per il cortile di Palazzo Strozzi, e che è stato inaugurato nel 2008, con l’Artificial Moon del cinese Wang Yu Yang