Insolita avanguardia russa a Como
di // pubblicato il 30 Aprile, 2009
Come ogni anno la settecentesca Villa Olmo, in riva al lago di Como, in primavera si riempie di fiori coloratissimi e di opere d’arte per offrire, ai turisti e a tutti i comaschi, un ambiente quasi sempre particolarmente interessante e con opere d’arte che vale la pena andare a vedere.
L’esposizione allestita questo anno “Chagall, Kandinsky, Malevich maestri dell’avanguardia russa” mi ha stupito e rallegrato parecchio perché mi ha dato l’occasione di vedere opere di bravi e famosi artisti abbastanza diverse da quelle che di solito vengono esposte nelle mostre, ma sempre con dentro l’atmosfera che li ha fatti conoscere.
Le oltre ottanta opere messe in mostra, tra oli, disegni e tempere, prevengono da molti musei e collezioni privare russe e raccontano i profondi cambiamenti avvenuti nell’espressione artistica del paese tra i primi del novecento e l’inizio degli anni trenta grazie al movimento dell’Avanguardia Storica.
L’assessore alla cultura e curatore della mostra Sergio Gaddi ha voluto sottolineare che “Chagall, Kandinsky e Malevič, pur con diverse prospettive pittoriche, allontanano il linguaggio dell’arte dalla logica della tradizione e della borghesia, superando la visione dominante dell’impressionismo francese per dare vita alle innovazioni formali del cubofuturismo, alle tensioni del suprematismo e alla modernità rarefatta dell’astrazione. Proprio nel centenario del futurismo è interessante focalizzare l’interesse del pubblico sulla straordinaria importanza dell’avanguardia russa dei primi decenni del Novecento, fino alla svolta realista imposta da Stalin nel 1934. Un grande pregio della mostra è anche la presenza di Pavel Filonov, maestro dell’arte analitica, poco noto in Italia ma di grandissima potenza espressiva. Le mostre di Villa Olmo, diventate un appuntamento fisso di un circuito espositivo di livello europeo, sono la dimostrazione di come la cultura, vero motore dello sviluppo futuro del Paese, possa essere uno dei più efficaci strumenti di rilancio sociale ed economico contro la crisi”.

Quest’anno si celebra il centenario del futurismo in molte parti d’Europa, ma occorre non dimenticare che anche in Russia molti pittori volevano distruggere la forma e l’estetica classica per costruire strutture del futuro. E’ così che alcuni artisti per primi, avendo conosciuto Marinetti nei suoi numerosi viaggi in Russia, si dedicano alla realizzazione di oggetti dalla forma geometrica o creano opere che esprimono una filosofia completamente nuova.
Per esempio Vasilij Kandinsky (Mosca 1866 – Neuily Sur Seine, Parigi 1944) ha messo nelle sue opere la musica, stridente ma simpaticamente modulata, Marc Chagall (Vitesk 1887 – Saint Paul de Vence 1985) ha capovolto l’ordine delle cose dipingendo uomini e animali nel cielo e Kazimir Severinovich Malevich (Kiev 1878 – Leningrado 1935) è riuscito a astrarre talmente la realtà da fondare la sua pittura sulla “supremazia della sensibilità pura nelle arti figurative”.

A questa terna famosa è stato aggiunto Pavel Filonov (Mosca 1883 – Leningrado 1941), un artista che ormai in Russia è riconosciuto come un grande, ma che in Italia non è ancora apprezzato, forse perché le sue opere sono state esposte pochissimo. A Villa Olmo ci sono 15 opere sue, che fanno vedere quanto la costruzione dei suoi quadri sia basata su effetti dovuti quasi a una visione caleidoscopica delle realtà circostante e con bizzarri trompe l’oeil. Per quanto mi riguarda, ho trovato le sue opere troppo “piene” e confuse, quasi espressione di una persona affetta dall’horror vacui, quasi volesse scacciare la sua infanzia colma di miseria.
Entrando in mostra ci si trova subito davanti a 24 delle opere che Marc Chagall ha creato tra il 1907 e il 1025 (detto periodo russo) dove già si vedono le basi dei quadri che eseguirà dopo, ma si rimane sorpresi per i colori forti e le espressioni attente che vi compaiono, oltre che per il suo evidente attaccamento alla terra natale e alla vita quotidiana della famiglia.
Devo riconoscere che le 23 opere di Malevich raccontano benissimo tutto il suo percorso artistico e fanno capire come mai lui dica “Noi siamo la supremazia del nuovo. Noi facciamo le arti rivoluzionarie del cubismo, del futurismo e del suprematismo”.
Come sempre rimango ammirata dalla capacità che possiede nel creare splendidi quadri, completamente diversi nella composizione, usando sempre le stesse sagome e cambiando solo la disposizione e il timbro del colore. La poesia che esce dalle sue composizioni mi carica e mi rallegra moltissimo.

Le opere di Kandinskij sono state prodotte tra il 1909 e i primi anni del ’20: anche in queste si ritrova un racconto ben modulato di come è avvenuto il suo passaggio all’astrattismo. All’inizio c’è il paesaggio, che ha già presenti le modulazioni musicali, poi si arriva alle sue stupende e affascinanti linee aeree dall’inequivocabile e personalissimo ritmo.
Come sempre sono state preparate molte manifestazioni collaterali, ad esempio spettacoli teatrali, visite guidate e per conoscere date e prezzi occorre andare nel sito www.grandimostrecomo.it

Il catalogo con le riproduzioni di tutte le opere esposte è stampato da Silvana Editoriale, il suo costo contenuto è una ragione valida per acquistarlo e consultarne le belle e intelligenti schede tecniche e critiche.