Incontro con Jacques-Rémy Girerd
di - pubblicato il 09 Novembre, 2009 in Cinema
La biografia del regista Jacques-Rémy Girerd racconta l’irrequietezza che contraddistingue gli spiriti creativi, da un’adolescenza vissuta nel disordine scolastico a tutta una serie di professioni svolte all’insegna del caso e dell’improvvisazione, da elettricista a biogiardiniere, da professore di disegno a rappresentante di vini a Bordeaux, da batterista di un gruppo rock a cuoco a Tokio, fino a quando ha fondato lo studio Folimage a Valence, nel sud della Francia.
I lungometraggi diretti da Jacques-Rémy Girerd sono La profezia delle ranocchie (La prophétie des grenouilles, 2003) e l’inedito in Italia Mia et le Migou (2008) che in anteprima italiana ha aperto la prima edizione del France Odeon di Firenze, il nuovo festival del cinema francese, e in occasione del quale lo abbiamo incontrato.
- Ci può raccontare brevemente come è nato lo Studio Folimage e qual è un po’ la sua storia?
- E’ un po’ complicato perché è una storia di trent’anni. Ho iniziato a creare questo progetto da solo perché avevo la necessità di avere un produttore e a quell’epoca nell’animazione praticamente produttori non ne esistevano. Non esistevano produttori perché in quel periodo l’animazione era inesistente quindi si è creata la necessità di essere produttori di sé stessi e avere un proprio Studio. Successivamente altre persone hanno voluto venire a lavorare con me e di anno in anno lo Studio è cresciuto aprendo altri reparti di grafica, d’illustrazione, di pittura, tutte le persone che volessero fare animazione non esistendo altre realtà analoghe in Francia si sono unite e sono venute a Folimage. Così alla fine si è costituita una vera e propria equipe che ha iniziato a lavorare su cortometraggi prima e su serie per la tv poi, la nostra esigenza era quella di produrre animazione di qualità e attraverso la produzione di serie televisive standard abbiamo avuto più denaro a disposizione per realizzare progetti di maggior qualità artistica. Le persone che hanno aderito al progetto Folimage, in mancanza di scuole specializzate in animazione, hanno portato ognuna la propria esperienza e il proprio bagaglio formativo che ha consentito all’intera equipe un arricchimento e una forza che ci ha permesso di affrontare l’avventura del lungometraggio con il primo film La profezia delle ranocchie.

- In un momento in cui anche nei grossi Studi d’animazione finalmente i creativi hanno conquistato posti decisivi, come ad esempio la Disney con John Lasseter alla presidenza, dando inizio a un periodo di maggior creatività rispetto a quando a decidere i progetti erano manager attenti solo alle ragioni del mercato, voi di Folimage fino a che punto avete potuto avere libertà creativa e fino a che punto avete dovuto accettare compromessi per motivi commerciali?
- Nessun compromesso. Abbiamo fatto la scelta di lavorare essenzialmente con tecniche fortemente grafiche e usare il computer per creare un effetto grafico forte, usando mezzi tradizionali come matita o pastelli e utilizzando le potenzialità delle nuove tecnologie per integrare le cose creando qualcosa che è moderno ma mantiene il tocco, il sapore, dell’animazione d’altri tempi e credo sia questo un pò lo stile distintivo dello Studio.

- Voglio cogliere l’occasione per farle i complimenti per la sequenza d’apertura, quella sui titoli di testa, di Mia et le Migou perché con la bellezza delle immagini e la dolcezza della musica è veramente di fortissimo impatto. Può dirci qualcosa anche dell’autore della colonna sonora del film?
- Per la precisione la musica d’apertura del film è tratta da un Requiem di Gabriel Fauré ma tutto il resto della colonna sonora del film è scritta e composta da Serge Besset che è un amico da lungo tempo. La piccola particolarità del lavoro di Serge è che contrariamente a ciò che si fa abitualmente di realizzare, montare e consegnare poi al compositore il lungometraggio già finito su cui egli crea la partitura musicale, noi abbiamo proceduto in maniera molto diversa. Il compositore si interessa alla realizzazione della colonna sonora dalla scrittura della sceneggiatura, inizia già a pensare alla creazione della partitura e durante tutta la lavorazione del film lui va componendo, trasformando, cercando, la musica va sull’immagine e l’immagine sulla musica progredendo in parallelo. Per me è importante che la musica viva sull’immagine e viceversa alimentandosi a vicenda piuttosto che applicare semplicemente la musica alle immagini, il risultato è meno buono.
- Vedendo La profezia delle ranocchie quello che mi ha colpito di più è lo stile un po’ da illustrazione per l’infanzia, che è bellissimo, trasportato in animazione. In questo nuovo film, Mia et le Migou, invece la cosa che colpisce di più è una certa potenza pittorica che a me ha ricordato le opere di Cézanne e in alcune parti di Paul Gauguin; sono giuste le mie impressioni e quando viene decisa l’impostazione visiva che si vuol dare al film, all’inizio del progetto o successivamente in fase di lavorazione?
- Con il direttore artistico che si chiama Benoìt Chieux abbiamo deciso che volevamo un film molto colorato e piuttosto che cercare l’ispirazione nei manga giapponesi o nei cartoon degli Stati Uniti abbiamo preferito cercarla nella nostra tradizione e la tradizione sono i grandi pittori francesi. Dentro il patrimonio artistico tradizionale francese gli impressionisti e i fauve sono in qualche modo prediletti, il direttore artistico ha scelto molti quadri e ha appeso nello Studio per ispirare l’equipe opere di Cézanne, di Matisse e di Raoul Dufy, soprattutto Raoul Dufy che tra i pittori coniugava un po’ tutti per me, avendo partecipato a vari movimenti pittorici. Aspiravamo a dare al film il sapore della pittura di Raoul Dufy.
- In base a quale criterio scegliete l’aspetto da dare a un film come l’ispirazione pittorica di quest’ultimo piuttosto che l’illustrazione per l’infanzia del precedente, in base alla fascia di pubblico a cui il racconto si rivolge?
- No, non lavoriamo mai con criteri di marketing rivolgendoci ad una fascia d’età piuttosto che ad un’altra, tentiamo ogni volta di realizzare progetti con delle storie che abbiano diversi livelli di lettura che interessino il più vasto pubblico possibile senza selezionare una fascia precisa. Per Mia et le Migou l’idea era di fare un film d’avventura, una sorta di road-movie, con una ragazzina che per definizione è indifesa ma ha molto coraggio e il personaggio fantastico del Migou che è molto grande ma fragile, rappresentando la natura minacciata dall’uomo, e dal contrasto di queste due figure, piccola e grande, nasce la storia. La piccola bambina determinata e il mostro gigante ma buono sono il cuore narrativo della storia.

- Nell’edizione originale di Mia et le Migou importanti attori del cinema francese hanno prestato ai personaggi le loro voci, da Dany Boon a Pierre Richard, da Yolande Moreau a Miou Miou, hanno partecipato attivamente anche loro alla lavorazione del film?
- No, quando le battute erano già state scritte nella versione definitiva ho diretto gli attori che hanno registrato le loro voci e sulla base delle registrazioni è stata poi realizzata l’animazione. Il contributo degli attori alla definizione del personaggio è stato piccolo e limitato alla recitazione. Per esempio, ad un certo punto la strega fa degli incantesimi e ho chiesto all’attrice Yolande Moreau, che è belga di lingua fiamminga, di usare parole strane che appartenessero ai suoi ricordi d’infanzia per rendere le formule magiche più vive, ma in generale ho diretto gli attori chiedendo loro di attenersi fedelmente alle battute scritte nella sceneggiatura.

- Mia et le Migou è tra i candidati come miglior film d’animazione allo European Film Award, gli Oscar del cinema europeo istituiti nel 1988 che saranno assegnati il prossimo dicembre, quanto secondo lei manifestazioni come questa, fatte di competizione con l’assegnazione di un premio, sono utili alla promozione di un film?
- Non lo so proprio. Spero. Spero soprattutto che il film possa trovare un distributore italiano, perché in fondo è un film franco-italiano dato che una parte del lavoro è stata fatta a Torino dallo Studio Enarmonia, che in passato ha collaborato con Lanterna Magica ai film di Enzo D’Alò e che ha fatto un ottimo lavoro.

- Avete già in preparazione un altro progetto per un lungometraggio? Può anticipare qualcosa o forse è troppo presto?
- Si, sto lavorando su un progetto da più di due anni, ho scritto, sviluppato l’aspetto grafico che dovrà avere, disegnato buona parte dello storyboard * e aspetto di riuscire a trovare i finanziamenti per poter dare il via alla produzione. Si chiama Tante Ilda, La zia Ilda, è una storia dove i due personaggi principali sono due signore mature che provengono da sfere di mondi molto diversi tra loro, una più attenta ai sentimenti e l’altra molto più interessata al denaro, in animazione è molto difficile mettere in scena personaggi femminili di mezza età, ne bambine ne vecchie.
- L’unico esempio che mi viene in mente è Appuntamento a Belleville (2002) di Sylvain Chomet, uno solo.
- Infatti, è così.
- Grazie e in bocca al lupo!
La profezia delle ranocchie ha ricevuto nel 2004 il gran premio al Festival Internazionale del Cinema d'Animazione di Ottawa, il gran premio del Festival del Cinema per ragazzi di Chicago, una mensione speciale al Festival del cinema di Berlino e il gran premio al Festival del cinema di Porto. Nel 2005 ha vinto il gran premio al Festival Internazionale del cinema di Bangkok.
Mia et le Migou, nonostante sia uscito solo da un anno ha già vinto il premio del pubblico al Mon Premier Festival di Parigi, il premio del pubblico al Festival Internazionale del Cinema per l'infanzia di Montreal e il premio come miglior lungometraggio al Festival Internazionale Anima Mundi di Rio De Janeiro e San Paolo del Brasile 2009.
* storyboard: serie di piccole immagini che servono a pianificare lo sviluppo dell’intero film inquadratura per inquadratura, necessario nel cinema d’animazione viene spesso usato dai registi per visualizzare una scena prima di girarla anche nel cinema ad azione vivente, uno dei primi a introdurre questa pratica nei film con attori fu sir Alfred Hitchcock.
p.s. ad articolo pubblicato
Il 12 Dicembre 2009 Mia et le Migou è stato premiato con l'EFA European Film Academy, l'Oscar del cinema europeo, come miglior film d'animazione dell'anno.