In viaggio con Fellini, dall’Italia alla luna

di Martina Tinti // pubblicato il 08 Aprile, 2010

Vi propongo un viaggio: non uno qualunque, quello che si fa più fatica ad organizzare piuttosto che a goderselo o il solito viaggio lastminute tutto compreso, neppure uno di quei viaggi avventura che in realtà di emozioni hanno poco. Un viaggio molto più libero, avvolgente, divertente e malinconico ad un tempo. Non dura una settimana, nè un weekend, dura quanto vogliamo noi, se lo vogliamo.
Questo viaggio incomincia al Mambo, Museo d'Arte Moderna di Bologna, grazie all' esposizione "Fellini. Dall'Italia alla luna", progetto dedicato alla carriera cinematografica di Federico Fellini (1920-1993), curata da Sam Stourdzé e reduce da un successo allo Jeu de Paume di Parigi ma con una sezione in più dedicata al rapporto del regista con il montaggio delle voci "Magie del fuori sink". Un allestimento labirintico, forse pensato per far immergere nel controllato caos felliniano, avvolge in un vortice di suoni, immagini, sequenze, provini, fotografie, giornali, musica, interviste, disegni. Sono tutti frammenti che ricostruiscono una personalità che si eprime attraverso il cinema e cambia le regole del cinema. Il merito più grande di questa esposizione è proprio quello di presentare frammenti - sogni, ricordi, ossessioni, pensieri - che testimoniano gli spunti del regista e permette anche di ricostruire attraverso documentari, interviste e backstage il suo modo di lavorare. Quello che più mi ha sorpreso è stato scoprire l'esistenza di un "Il Libro dei Sogni", diario che custodice i sogni di Fellini dagli anni Sessanta all'agosto del 1990 e che egli cominciò su consiglio dello psicanalista Ernst Bernhard. Pagine in cui egli ha annotato minuziosamente ciò che sognava, corredandolo con acquerelli che molto rivelano del suo immaginario ma che a me, vedendoli, hanno fatto nascere la sensazione di sbirciare dentro la sua psiche dal buco della serratura. Oltre i suoi film, che eprimono già sè stesso, egli ci ha lasciato una visione completa sul suo inconscio.

Il film più universalmente conosciuto di Fellini è sicuramente "La dolce vita" - chi non conosce la scena del bagno nella Fontana di Trevi o lo struggente tema musicale creato da Nino Rota? - pellicola che divise la critica all'epoca per aver presentato una Roma bene e modaiola attraverso gli occhi di un giornalista di cronaca rosa che la rivela in tutta la sua realtà vuota e cinica, alla ricerca della fama e del piacere, assediata da fotografi pronti ad immortalare ogni singola azione per farla diventare un titolo nelle prime pagine dei giornali scandalistici. Fellini ha ritratto tutto questo con una grande capacità poetica ma non solo, quello che resta è uno spaccato dell'Italia di quegli anni, basato anche su avvenimenti reali (oltre che su ricordi) come dimostra una serie di copie de "La domenica del Corriere" che riportano nella celeberrima copertina illustrata fatti ed avvenimenti che poi il regista ha trasportato all'interno del film. Fellini resta sempre in bilico tra realtà e ricordo, tra verità e sogno, crea personaggi che sono spesso caricaturali nella accentuazione esagerata delle loro caratteristiche ma che rimangono impressi proprio per questo motivo. Questa vena satirica lo contraddistingue fin dagli esordi proprio come caricaturista negli anni '40, al suo arrivo a Roma.

Fatto curioso, che molto svela del personaggio, è che nonostante molto ci sia della sua infanzia e della sua città natale nei suoi film, Rimini, egli non vi abbia mai girato un fotogramma, anche nel film "Amarcord" (che in dialetto romagnolo vuole proprio dire "Mi ricordo"), trasposizione onirico-nostalgica della sua infanzia, le scene sono ricostruite o girate in altri luoghi. Egli ricrea una realtà, la ricostruisce in studio e la fa diventare più reale di quella reale. Anche la Via Veneto romana della Dolce vita è stata ricostruita attentamente in uno studio di Cinecittà e quella era diventata per lui la "vera" Via Veneto. In questa luce si rivelano lungo il percorso le ricostruzioni in studio e i trucchi del mestiere.

Per quanto riguarda la sua idea del fare cinema è interessante citare una sua dichiarazione :" Il cinema è fatto di immagini. Un'immagine è messa a punto con la luce ed è la luce che crea l'immagine. In questo senso penso che il cinema abbia veramente un legame stretto con la pittura, quindi con la luce. La luce in studio, la si può comandare, controllare, modellare, ci si può esprimere con la luce; in esterni, diviene più difficile (...). Mi sembra che lo studio sia il luogo dove le immagini che si sono viste nell'immaginazione possono essere realizzate con un controllo assoluto, esattamente come fa il pittore su una tela con il pennello."

Si rintracciano all'interno di questo tuffo sonoro e visivo i filoni tematici e i personaggi più inseguiti da Fellini lungo la sua attività: il circo - spettacolo basato sulla fantasia, la risata e il grottesco che egli sente molto vicino a lui-, le caricature, l'inconscio onirico, la relazione tormentata con la televisione e la pubblicità, i personaggi della sua giovinezza, quelli visti a Roma, e le donne, moltissime donne, sognate, ricordate, amate e nelle loro svariate tipologie di personaggio.

Questa mostra è solo l'inizio di un viaggio che porta all'interno del "Fellini Circus", nel suo mondo, o è meglio dire, nel suo modo di vedere il mondo che passa attraverso titoli ormai immortali : Lo sceicco bianco (1952), I vitelloni (1953), La strada (1954), Le notti di Cabiria (1957), La dolce vita (1960), 8 ½ (1963), Giulietta degli Spiriti (1965), Fellini Satyricon (1969), I clowns (1970), Roma (1972), Amarcord (1973), Il Casanova di Fellini (1976). La città delle donne (1980), E la nave va (1983), Ginger e Fred (1985), Intervista (1987).

Per poter veramente immergersi nel mondo fantastico di un colosso del nostro cinema, in correlazione con l'esposizione al Mambo, la Cineteca di Bologna propone una rassegna con film diretti e sceneggiati dal maestro oltre a pellicole di registi che si sono ispirati al suo lavoro ed incontri con personaggi del mondo del cinema e non solo che hanno lavorato con Fellini. Prestigiosa istituzione cittadina all'avanguardia nel restauro delle pellicole cinematografiche, la Cineteca propone ogni mese un cartellone ricco di proiezioni di inediti e di copie restaurate oltre che incontri, percorsi tematici, approfondimenti sugli schermi del Cinema Lumière ma non solo, nei mesi estivi anche su di un grande schermo in Piazza Maggiore. Fino al 25 luglio, sono disponibili agevolazioni per chi possiede il biglietto d'ingresso della mostra e volesse assistere alle proiezioni della rassegna e viceversa. Il programma dettagliato lo potete trovare al sito della Cineteca.

L'esposizione è la prima di una serie che sarà realizzata nel corso del 2010 in collaborazione con la Cineteca di Bologna, che prevederà la ricerca di contaminazione tra arti visive, cinema, musica, arti performative con il contributo dei Dipartimenti Universitari DAMS, la Facoltà di Scienze della Comunicazione e molte associazioni culturali, tutti presenti nella zona chiamata la "Manifattura delle Arti" diventata nuovo polo culturale della città.

 

Dettagli

  1. Federico Fellini e Pupella Maggio sul set di Amarcord, 1973
    © Cineteca di Bologna / Reporters Associati
  2. I fotografi all'arrivo della star del cinema, La dolce vita, 1960
    Fotografia del set
    Collezione Christoph Schifferli, Zurigo, diritti riservati
  3. Federico Fellini, 8 ½, 1963
    Fotografia del set di Tazio Secchiaroli
    © David Secchiaroli
  4. Marcello Mastroianni in La dolce vita
    © Reporters Associati / Cineteca di Bologna
  5. Giulietta Masina, La Strada, 1954
    Fotografia del set, diritti riservati
    Collezione Fondation Fellini pour le Cinéma, Sion


IN COPERTINA
un particolare di
Federico Fellini e Marcello Mastroianni
8 ½, 1963
Fotografia del set di Tazio Secchiaroli
© David Secchiaroli

Mappa

Dove e quando

  • Date : 25 Marzo, 2010 - 25 Luglio, 2010
  • Indirizzo: Mambo, Museo d'Arte Moderna, Bologna, via Don Minzoni 14
  • Sito web

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