Impressioni italiane alla Reggia di Caserta
di // pubblicato il 11 Gennaio, 2009
di Elisa Mazzagardi
In corso fino al 29 marzo prossimo negli ambienti del Palazzo Reale di Caserta: La Donna Il Paesaggio e L’impressione, una ricca rassegna degli sviluppi della cultura figurativa italiana tra il XIX e il XX secolo.
Le tematiche sono affascinanti tanto più se viste in un ideale confronto con la straordinaria produzione artistica coeva sia estera che locale. La mostra, infatti, si compone del pregevole prestito delle collezioni dei Musei Civici di Pavia e consente di tracciare il percorso della pittura lombarda del tempo dando la possibilità di istituire un paragone con la ricca produzione della contemporanea Scuola di Posillipo, nata nel corso dell’Ottocento, all’ombra del Vesuvio.

Nel complesso caleidoscopio dell’Italia tra pre e post unità si formò, intorno all’Accademia attiva a Pavia, un percorso alternativo al classicismo e al romanticismo storico. Non a caso, la cerchia di Pavia trovava i suoi natali intorno alla figura di letterato, filosofo e critico militante di Defendente Sacchi il quale nel proprio testamento aveva destinato una cospicua somma all’istituzione auspicando in un’arte che, similmente a quanto aveva sostentuto nei suoi scritti e condiviso con Giuseppe Mazzini, fosse veicolo di valori etici e morali.
Gli esiti di questi proponimenti sono tutti palesi in questa mostra, che consta di un’ottantina di opere: dai fratelli Trécourt a Federico Faruffini, da Pasquale Massacra a Tranquillo Cremona, fno a Giorgio Kienerk, ultimo direttore della Civica Scuola di Pittura di Pavia dal 1905 al 1934. A essi si somma un ricco contributo del raffinato gusto collezionistico della famiglia Moroni la cui collezione è stata donata nel 2001 ai musei pavesi e che consente una puntuale documentazione della pittura italiana tra Otto e Novecento prediligendo soprattutto des italiens de Paris: da Boldini a De Nittis, a Zandomeneghi.

La doverosa rilettura critica di questa esperienza italiana, troppe volte trascurata sul piano storiografico sulla base di un iniquo confronto con quanto era accaduto al di là delle Alpi, prende avvio, in questa mostra, proprio da scene di natura e dal carattere da essa assunto in relazione a una fuga romantica ed emotiva. La Natura della scuola pavese è teatro della Relazione; relazione con se stessi, con gli altri, e infine con il quotidiano, in una riflessione sui valori cromatici della luce, ma anche sui contenuti sentimentali di volta in volta veicolati dallo stesso dato luminoso.
Non solo il paesaggio è oggetto di riflessione: la Donna diventa protagonista.

I volti, i sentimenti, i gesti delle donne si impossessano della scena, assumendo, di volta in volta, caratteri intimistici o provocatori, nell’indagine dell’io interiore o del gesto spavaldo di auto affermazione. La donna non è solo il mezzo per una rappresentazione superficiale di luce gioiosa e di grazia, ma è immortalata in tutti gli aspetti della sua vita e porta nella sua immagine alla riflessione sul suo ruolo e sui suoi contenuti.
Ancora una volta, nella vena nostalgica di questa mostra, si trova la risposta dovuta al lungo silenzio e alla negazione dell’arte italiana di fine Ottocento, e il riscatto a un’arte che è di contenuto e non solo di forma.