Immagini della Serenissima nella Guerra del 15’/18’
di // pubblicato il 15 Gennaio, 2009
A distanza di ben 90 anni dal termine della prima guerra mondiale, è stata allestita a Venezia, dal 16 Dicembre 2008, una mostra che illustra, attraverso dipinti, immagini e documenti originali, la singolare situazione di Venezia all'epoca del conflitto.
La Prima guerra mondiale (per i contemporanei Grande Guerra) fu il conflitto cominciato il 28 luglio 1914 a seguito dell’assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte dello studente nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip, e conclusosi l'11 novembre 1918 con la resa della Germania. Fu un conflitto a cui, a poco a poco, parteciparono tutti i continenti e per questo fu definita, “mondiale”.
La guerra si concluse l’11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa.
Durante il conflitto mondiale lo Stato Italiano intraprese un’attività di difesa del nostro patrimonio culturale. Nonostante l’esistenza di trattati internazionali sulla tutela dei patrimoni artistici, i bombardamenti aerei durante il conflitto colpirono anche le città. Così, nel 1915 le soprintendenze, insieme all’esercito, trasferirono dipinti e sculture dalle loro collocazioni originali in luoghi più sicuri, mentre difesero sul posto i monumenti, i complessi architettonici e gli edifici, innalzando sistemi di protezione come sostegni in muratura, imbottiture con sacchi di sabbia, imballaggi di stoffa e ovatta per i capitelli, coperture incombustibili di amianto e cemento. Prima dello scoppio ufficiale del conflitto, all'inizio del 1915, le tre Soprintendenze, per l'Antichità, per l'Arte medievale e moderna e per i Monumenti, vengono allertate. La prima decisione presa fu quella di mettere in sicurezza le più importanti opere d'arte mobili trasportandole in rifugi e in luoghi lontani dal fronte. Per Venezia, questo è ancora più urgente per la evidente mancanza in città di sotterranei atti al ricovero; Gino Focolari delle Gallerie di Venezia, Guglielmo Pacchioni della Soprintendenza di Verona e Lionello Venturi professore di Storia dell'Arte italiana a Torino, sono deputati dal Ministero a organizzare e seguire tutte le delicatissime operazioni di distacco delle grandi tele, di imballaggio e trasporto.

La cosa avviene tra mille difficoltà: prima fra tutte, la necessità di non spaventare ulteriormente la gente, non allarmare la pubblica opinione già smarrita e inquieta per l'approssimarsi della dichiarazione di guerra.
Ugo Ojetti, critico editoriale del "Corriere della Sera", membro del Consiglio Superiore delle Belle Arti e sottotenente del Genio, è l'uomo della provvidenza; suo il compito di proteggere i monumenti, sua la funzione di raccordo tra l'amministrazione e l'esercito. In un primo momento i cilindri con le tele, le casse con i dipinti, la quadriga di bronzo marciana e il resto rimangono a Venezia; poi l'intensificarsi dei bombardamenti e delle distruzioni consiglieranno di ripararle oltre l'Appennino, a Firenze in primis, poi a Roma e in parte a Pisa.
Per quanto riguarda i monumenti, i complessi architettonici e gli edifici, l'azione di tutela attivata dalla amministrazione dello stato si presenta subito più complessa ed articolata: si passa dai sostegni in muratura necessari per le arcate del Palazzo Ducale, alle armature in legno della statua equestre del Colleoni, alle imbottiture con sacchi di sabbia per i monumenti funebri, agli imballaggi di stoffa e ovatta dei capitelli, alle coperture incombustibili di amianto e cemento; l'ottica di Ojetti è quella di privilegiare quei luoghi che sono più a rischio per la vicinanza con obiettivi bellici, strade- ferrovie- industrie ecc. Nonostante ciò, la notte del 25 ottobre 1915 le bombe nemiche mandano in mille pezzi agli Scalzi, il soffitto del Tiepolo con la Traslazione della Santa Casa di Loreto.
L'indignazione sarà enorme, ma il capolavoro non potrà più essere recuperato. Va in frantumi anche l'idea che il nemico avrebbe risparmiato i monumenti di Venezia, conosciuta in tutto il mondo per le sue bellezze esclusive e che sembrava godere nell'immaginario collettivo di una sorta di immunità spirituale.
La guerra non risparmia nessuno, le violente iniziate a Reims si allargano a macchia d'olio anche nel nostro paese; dopo Venezia sarà la volta di Ravenna, Treviso, Vicenza, Verona, Gorizia.
La mostra di oggi vuole testimoniare ancora con immagini che cosa fu nel passato perché non venga dimenticato.
Curata da Camillo Tonini e Claudio Franzini, si svolge nella sede veneziana della Cassa di Risparmio di Venezia, in Campo San Luca, ed è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Cassa di Risparmio di Venezia e Fondazione Musei Civici di Venezia che ha messo a disposizione tutte le opere esposte, provenienti dai cospicui fondi storici e fotografici e dalle collezioni dei Musei e si completa con un'articolata offerta di attività didattiche curate da Artemisia (didattica.artemisia@gmail.com)
L'esposizione si articola in quattro sezioni:
- Venezia città in armi - E’ la prima sezione che descrive da un lato la peculiarità delle strategie difensive e dall'altro illustra gli stenti e le difficoltà della vita quotidiana in tempo di guerra. Immagini in cui si documenta come le altane della città furono trasformate, immagini che denunciano l'oscuramento, i rifugi, il razionamento del pane, gli ospedali, perfino l'"assalto" ai depositi bancari – e in particolare alla Cassa di Risparmio- per ritirare i conti nel fuggi fuggi dopo Caporetto.
- Venezia città da salvare - E’ la seconda sezione e documenta l’articolata e complessa attività di protezione preventiva dei monumenti, come le travi di legno per chiudere completamente la facciata della basilica, i sacchi di sabbia e le protezioni murarie e lignee intorno a palazzo ducale, lo smontaggio della statua equestre di Colleoni e della quadriga marciana.

- Venezia la città ferita – E’ la terza sezione della mostra che documenta tutta la distruzione che si è verificata nella città di Venezia. Città riconosciuta patrimonio culturale universale fu, nonostante questo, bombardata senza tregua. Il primo bombardamento coincide col primo giorno di guerra, il 24 maggio 1915. Ne seguiranno altri quarantuno per un totale di 1029 bombe (300 durante il solo bombardamento della notte tra 26 e 27 febbraio 1918), 52 morti, 84 feriti. Particolarmente efficaci la mappa che illustra la pervasività dei bombardamenti e la straordinaria documentazione fotografica di uno dei capolavori irrimediabilmente perduti: il soffitto della chiesa degli Scalzi (colpita nel tentativo di centrare la vicina stazione ferroviaria), opera di Giambattista Tiepolo. Il bombardamento è anche impresso nel drammatico, inedito disegno di Maurice Bompard.
- Venezia e la vittoria - La quarta sezione della mostra descrive la conclusione delle ostilità e le celebrazioni per buon esito finale, oltre che a varie medaglie e a tre intensi dipinti di Emma Ciardi
