Illégal

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 19 Novembre, 2010

Tania è una donna russa che vive nella paura, da otto anni le è scaduto il permesso di soggiorno e dovrebbe quindi lasciare il Belgio dove abita e lavora con il figlio tredicenne Ivan. Da quando la sua stessa esistenza è diventata illegale per il paese che la ospita la donna deve convivere col terrore di essere arrestata, non può chiedere asilo politico perché ufficialmente la Russia è codificata come paese democratico, codifica che non tiene conto di violenze e miseria imposte alla popolazione dai suoi oligarchi.
Utile per farsi un’idea della situazione la lettura del libro La Russia di Putin di Anna Politkovskaja, la coraggiosa giornalista uccisa nel portone di casa che ha dato la vita perché l’opinione pubblica sapesse cosa succede nel suo paese e della situazione in Cecenia.

Un giorno, la futilità del caso porta la donna clandestina ad abbassare la guardia, viene fermata dalla polizia per essere identificata e arrestata davanti agli occhi impotenti del figlio Ivan. E’ l’inizio di una discesa agli inferi senza speranza, una spirale sempre più soffocante di catene e burocrazia dagli esiti imprevedibili.
L’unica possibilità che le resta è l’ostinazione del silenzio e il rifiuto a fornire le proprie generalità (impossibile un riconoscimento delle impronte digitali che Tania si è cancellata con un ferro da stiro in una delle sequenze più drammatiche del film) al punto che all’interno del centro di detenzione viene chiamata con il suo numero di matricola, 9648. Perfino dell’avvocato che le è stato assegnato d’ufficio la donna russa non riesce a fidarsi, è sola davanti alla spietata arroganza delle istituzioni, e non può essere sicura che anche lui non appartenga alla schiera di carnefici che per dovere o debolezza sospendono ogni critica al sistema per servirlo fedelmente, a volte oltre il richiesto.

La disperata ricerca di una via d’uscita porterà Tania verso una menzogna che sembrava la giusta strada da percorrere per tirarsi fuori dall’incubo e si rivelerà invece trappola ancora più grande. La bravissima attrice belga Anne Coesens incarna il dramma di una donna innocente, braccata da una burocrazia cieca, lontana anni luce dalla vita vera delle persone, dalla loro semplice aspirazione a un’esistenza dignitosa. Il fatto che non abbia pelle o tratti somatici di razze esotiche, ma soltanto la lingua differenzi Tania dai cittadini comunitari rende più facile l’identificazione, contribuisce a farcela sentire una di noi e amplifica la denuncia dell’ingiustizia.

Il film di Oliver Masset-Depasse mostra senza reticenze quale può essere la quotidianità in un centro d’accoglienza, come vengono chiamati per placare eventuali rigurgiti della coscienza queste vere e proprie prigioni, affermando con forza l’illegalità dello Stato che annulla ogni diritto di esseri umani senza colpe se non quello di trovarsi dalla parte sbagliata della società.
Non è casuale che il film sia ambientato in Belgio, in particolare nella città di Liegi, perché proprio lo Stato belga è stato condannato già quattro volte dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo, per azioni disumane e degradanti, contrarie ai più elementari principi di salvaguardia della dignità umana.

Illégal ha la struttura di un thriller claustrofobico in cui la protagonista è trattata come un oggetto senza diritti o sentimenti, separata dagli affetti e sottoposta a torture psicologiche e fisiche che culminano nei reiterati tentativi della polizia di procedere a una violenta espulsione forzata.
La speranza della solidarietà della popolazione che casualmente viene a conoscenza della situazione impedendo proprio uno di quei tentativi coercitivi d’espatrio è l’unico raggio di sole a illuminare una storia fatta di cupa realtà. Pellicole come Illégal ma anche come Welcome di Philippe Lioret, sono tasselli di un mosaico complesso che mette in primo piano l’incapacità diffusa degli Stati europei di affrontare in maniera utile e costruttiva il fenomeno dell’immigrazione. Esistono in vigore leggi create dai singoli Stati dell’Unione che trattano il clandestino come un criminale e di fatto trasformano l’umana solidarietà in un reato. Il pensiero va all’obbligo di denuncia che ha fatto esporre negli ambulatori i cartelli che dichiarano la disobbedienza civile del medico rispetto alla delazione legalizzata, oppure all’istituzione del reato di clandestinità, tanto per restare in Italia.

Eppure l’epoca delle valige di cartone tenute con lo spago che i nostri connazionali usavano per immigrare verso le americhe in cerca di una vita migliore, non è poi così lontana.
Illégal è un film crudo e necessario, utile perché graffia le coscienze diffondendo informazioni su ciò che accade in casa nostra, spesso i centri di detenzione per clandestini sono a pochi kilometri dalle nostre città, perché nessuno possa dire mai più come gli abitanti del villaggio di Aushwitz dopo l’ultimo conflitto mondiale, noi non sapevamo.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Illégal
  • Regia: Oliver Masset-Depasse
  • Con: Anne Coesens, Essé Lawson, Gabriela Perez, Alexandre Gontcharov, Christelle Cornil, Olga Zhdanova, Tomasz Bialkowski
  • Sceneggiatura: Oliver Masset-Depasse
  • Fotografia: Tommaso Fiorili
  • Musica: Lingo – André Dziezuk, Marc Mergen
  • Montaggio: Damien Keyeux
  • Scenografia: Patrick Dechesne, Alain-Pascal Housiaux
  • Costumi: Magdalena Labuz
  • Produzione: Jacques-Henri & Olivier Bronckart per Versus Production in coproduzione con Iris Productions – Dharamsala e Prime Time - RTBF
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Belgio / Lussemburgo / Francia, 2010
  • Durata: 95’ minuti


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italia
- Nel centro d’accoglienza
- Il telefono, unico labile contatto col mondo
- Tania dissuade Ivan dal farle visita